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Lost River

Regia di Ryan Gosling vedi scheda film

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La recensione su Lost River

di Kurtisonic
4 stelle

A Ryan Gosling non basta la buona volontà per passare l'esame dietro la mdp. Il peso delle sue esperienze da attore si manifesta più come un'ossessione che come una linfa vitale da tradurre in immagini. E più che il fiume, a perdersi è proprio il film..

Iain De Caestecker, Saoirse Ronan, Christina Hendricks

Lost River (2014): Iain De Caestecker, Saoirse Ronan, Christina Hendricks

Cosa si trova cinematograficamente parlando tra Derek Cianfrance e Nicolas Winding Refn? Per ammissione dello stesso  Ryan Gosling questi sono stati i suoi due punti di riferimento a cui ha voluto porre omaggio con il suo esordio dietro la mdp. Pur riconoscendo l'onestà nel dichiarare un tributo cosi preciso il neo regista si è preoccupato di cosa mettere insieme dentro un terreno visivo così vasto senza valutarne l'impatto, con la conseguenza che per sottostare ad un dignitoso dettato talvolta se ne subisce anche fortemente il limite.    Vedendo Lost River, esaminando la sua forma ondivaga, lasciandosi calare in un racconto   composto come un mosaico visivo di stili differenti, è impossibile non collegarlo alla visionarietà di David Lynch. Non che per forza l'equazione Refn più Cianfrance dia Lynch come risultato, però la mescolanza tra un'estetica barocca in cui il colore  e la sua deformazione diventano veicolo primario della comunicazione, con l’affiorare di sentimenti repressi  e di orrore nascosto ci porta da quelle parti. Il confronto nel cinema di Lynch avviene configurando due emisferi distinti, quello del bene e quello del male, e la costruzione di Lost River ricalca in pieno quella che è la più classica delle tracce da seguire. Il film dichiara subito la sua matrice socio ambientale piuttosto statica, non si discosta dallo schema di partenza in cui si confrontano i buoni, cioè le vittime, contro un sistema ripugnante e violento che sembra inattaccabile. Chissà se Refn lo avrebbe appesantito fino a far collassare lo spettatore dentro un incubo, al punto di far sentire anche a chi guarda la sensazione dell’esperienza. Per Lynch invece ogni incursione nel mondo oscuro diventerebbe sempre più pesante e ossessionante, ma l'azione verrebbe ripagata verso un ritorno  bonificatore nel bene sempre più debole e insicuro. Gosling invece dà l’impressione di saper cogliere i fattori determinanti degli autori che ama ma di non saperli rileggere con un linguaggio più compatto e in grado di portare fino al limite le conseguenze del suo racconto. Per esempio Lynch lavora magistralmente sullo sgretolamento del mondo solare e positivo facendo emergere i lati deboli che vanno poco alla volta a unirsi al mondo negativo per formarne un unico deforme e viziato al quale non si può sfuggire, il rabberciato mondo oscuro di Gosling invece resta ben distinto dalla normalità e dalla contaminazione preoccupato della salvezza dei suoi personaggi mai animati  con qualche incoerente difformità, questa rinuncia si palesa come uno dei punti più deboli del film. Ora sarebbe ingiusto analizzare Lost River cercando di caricargli un intellettualismo autoriale non cercato nè richiesto, o di riconoscergli una paternità che non sa di avere, ma se dal punto di vista del racconto, e il film non offre davvero nessuno spunto originale, va da sè che il lavoro sulla sua forma, su ciò che vuole trasmettere va messo sotto la lente d’ingrandimento proprio in una tale ottica. Billie, una donna in difficoltà economica, deve barcamenarsi tra mille difficoltà per campare, le verrà offerto un lavoro misterioso in un club notturno, mentre il figlio maggiore l'adolescente Bones è alle prese con la criminalità e attratto da una strana ragazza. All'altro figlio di Billie, il piccolo Francis  viene affidata la scena d'apertura del film, una corsa instabile nell'erba per finire tra le braccia accoglienti della mamma, un involontario effetto alla  Malick o un'inconscia entrata in scena di un regista che si approccia all'altro lato dello schermo con il candore e la semplicità dei primi passi del neofita? Gosling durante il racconto esibisce ben più di una di quelle citazioni dichiarate ma è l'intersecazione con il narrato che non risulta pari alla cura prestata alla forma peraltro rinvigorita da un'ottima fotografia. I personaggi non porteranno con sé nessun elemento di contraddizione interna, la costruzione dello scenario ambientale è volto al degrado (accompagnato da un vago sentore di denuncia con riferimento alla crisi provocata dei mutui americani) ma tuttavia è ben conosciuto dai protagonisti e non assistiamo ad una presa di coscienza progressiva verso uno stadio catastrofico o di vera e propria crisi provocato da una nuova condizione di necessità. Visto che la rappresentazione si muove come all'interno di una favola nera l'occasione di fare scivolare un personaggio, in particolare Billie, in un’altra dimensione e simboleggiata dal locale notturno dove si tengono spettacoli degni del migliore grandguignol in grado di attirare e far sfogare ogni tipo di perversione, darebbe la possibilità di stravolgere il gioco dei ruoli simbolici e dei sentimenti. Gosling sceglie di non complicarsi troppo la vita all'interno di uno schema raffigurativo senza guizzi, le atmosfere si stemperano, la tensione non decolla e gli accadimenti inducono già a far prevedere la sequenza successiva, e anche questo elemento pesa e riduce notevolmente la portata di un esordio che poteva essere ben più coraggioso.

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