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The Salvation

Regia di Kristian Levring vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Salvation

di Lina
6 stelle

Questo film mi ha catturata sin dalle prime scene e dire che non ho mai amato il western, io! Ma stasera, durante il suo passaggio in tivù, sono rimasta incollata allo schermo...

La ritengo un'opera lontana dalle mie preferenze, perché violenta, crudele e sconclusionata, eppure eppure, ricca di fascino e della capacità di catalizzare l'attenzione dello spettatore grazie alle sue atmosfere cupe e suggestive, al carisma degli attori, all'imprevedibilità della trama e al dramma che illustra toccando nel profondo l'animo umano non sempre attraverso i dialoghi, ma soprattutto grazie a delle inquadrature e primi piani evocativi e di magistrale bravura, che ricordano il cinema muto... perciò tanto di cappello alla regia.

In realtà, quest'opera non aggiunge nulla di nuovo al genere o ai capolavori del passato, i temi sono sempre quelli: morte ingiusta, vendetta, inseguimenti, fughe e stupri, però lo stile la fa da padrone e il pathos, seppur muto anch'esso come una dei protagonisti, si lascia "sentire".

All'inizio, nella scena dentro la carrozza credevo che il protagonista si sarebbe rivelato una sorta di Batman del Far West, perché mi sembrava intelligente e acuto, sapeva come tener testa e confondere il nemico, poi però mostra le sue debolezze e la trama prende una piega che non mi aspettavo. Tragedia su tragedia che mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Muoiono proprio tutti, uno alla volta e la cosa mi ha rattristato. Non si salva neppure il fratello figo e scaltro di lui ed è un vero peccato.

Una carneficina generale dovuta a una resa dei conti, leggi che neanche lo sceriffo riesce a far funzionare e un uomo a cui non rimane più nulla, se non il suo dolore fino a un finale lasciato aperto che provoca curiosità mista a malcontento. Forse, una ventata di amore verso l'epilogo non sarebbe stata un'idea malvagia e avrebbe concesso un po' di respiro a una storia che si rivela a tratti asfissiante per la sua durezza e amarezza.

I protagonisti sono monoespressivi e algidi, eppure comunicano tanto ed è questa la particolarità del film. Non mi era mai capitato di percepire tanta espressività in dei volti rigidi e marmorei. Eva Green è perfetta nel ruolo che interpreta, incarnando sofferenza e al contempo speranza, anche se il suo personaggio è poco approfondito e spesso sembra messo lì a caso.

In definitiva, un'opera imperfetta che avrebbe potuto offrire di più, ma accattivante e da cui è difficile distogliere l'attenzione, soprattutto nei momenti di tensione, per poter scoprire come andrà a finire. Senza né infamia né lode.

 

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