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Rita, la figlia americana

Regia di Piero Vivarelli vedi scheda film

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La recensione su Rita, la figlia americana

di lamettrie
8 stelle

Un bel film, nonostante le critiche: è anche commerciale, certo, ma ha il sapore realistico di una festa riuscita bene. Splendida la parodia della cultura alta, quando è noiosa, e non va a dire nulla di essenziale rispetto alle vere aspettative di un essere umano, specie se giovane e da educare. Nel suo piccolo,  vuol essere un inno di liberazione, liberazione che per l’epoca era tale, rispetto appunto alle rigidità di tanta educazione: bellissima la figura recitata della Volonghi, maestrina impettita ma che non può nascondere del tutto la sua vitalità, la sua freschezza, che le impone una certa maschera sul lavoro. Lavoro che assolve bene, che però non può bastare a inquadrare una vita intera, le cui aspettative impongono di gettare la maschera ogni tanto, in modo comunque controllato.

Una freschezza che è resa proprio attraverso la musica, in quella rivoluzione che la musica popolare commerciale ha compiuto negli anni ’60: pur con i suoi limiti, ha contribuito a preparare il ’68 e quindi la centralità della persona nei suoi reali bisogni. L’aria di autenticità, di libertà mentale è ben incanalata dalla colonna sonora, che fra l’altro è splendida per l’allegria, la sincerità  e la vitalità, di una appena ventenne Rita Pavone.

Si era nel ’65, e piace vedere Totò che fa il papà/nonno (allora aveva 67 anni), e finisce per piegarsi ai sentimenti dei giovani. La storia d’amore, fra l’altro, dice molto anche oggi: al di là della retorica, è una storia pulita, priva di inganni senza minimamente essere mielosa, fatta di divertimento e trasgressione ma in modo sano; la cultura dell’inganno e della fregatura procurata, incoraggiata dagli anni’80 ai giorni nostri, anche in ambito sentimentale, è una pratica che 50 anni fa circa era molto meno frequentata, forse. Si attende un bacio nel film, che non arriva mai, ma si capisce che la passione sotto c’è, e si esplica nel non mostrato.

Interessante anche la sottolineatura sulla proiezione sui figli delle proprie aspettative di genitori: proiezione sbagliata, e rispetto ad allora invece oggi si è fatta molta strada in meglio, anche se non sempre.

Totò è come sempre simpaticissimo, e tiene vivo il film, che sotto il profilo artistico non è certo eccelso, con le sue battute, seppure dosate: non risulta lui il protagonista, ma divertentissima è la sua parodia del direttore d’orchestra, e più in generale del genio incompreso. Ottimi i suoi duetti con Umberto D’Orsi.

Un film veloce, godibile e a suo modo intelligente, con aspetti tipici che diverranno frequenti più avanti. Non poteva piacere alla critica, in quanto troppo ingessata su stereotipi intellettualistici, e/o moralistici.

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