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Alabama Monroe - Una storia d'amore

Regia di Felix Van Groeningen vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Alabama Monroe - Una storia d'amore

di miss brown
5 stelle

Didier è uno spilungone fiammingo, bruno e irsuto. Fa il contadino e mentre finisce di ristrutturare la sua cascina vive in una roulotte. Ateo, concreto e taciturno, ha un'unica grande passione: il banjo, che suona la sera nei locali con un gruppo di musica bluegrass. L'America in quanto Patria delle Opportunità è il suo paese ideale; e quando parla di musica e del suo idolo Bill Monroe i suoi occhi si illuminano e diventa quasi bello.

Elise è bionda e piccolina, flessuosa e leggera come una ballerina, e di professione fa magnifici tatuaggi. Ama la sua arte e disegna sul suo corpo ogni gioia, dolore ed emozione. E' fantasiosa e creativa, sensuale e insieme spirituale.

Didier e Elise si incontrano ed è amore a prima vista: le loro diversità sembrano avvicinarli sempre di più, la loro passione è totale. Quando Elise resta incinta va a vivere nella roulotte e aiuta Didier a finire la casa, illuminando le pareti con i suoi freschi dipinti. Nasce Maybelle (il nome della madre di June Carter, cantante moglie di Johnny Cash) e la loro è davvero una famiglia felice. Elise ha anche una bella voce e comincia ad esibirsi col gruppo di musicisti in concerti di sempre maggiore successo. Ma quando Maybelle ha 6 anni le viene diagnosticato un cancro: ognuno dei due genitori reagisce in maniera diversa e il loro castello fatato rischia di crollare.

Il titolo originale THE BROKEN CIRCLE BREAKDOWN fa riferimento a “May the Circle Be Unbroken”, canzone della Carter Family che fa parte della colonna sonora del film insieme a una dozzina di altri classici del bluegrass, eseguiti dal vivo da una band di cui fa parte anche l'attore protagonista Johan Heldelbergh. Eccellente attore e suonatore di banjo di livello professionale, è anche autore dell'originale omonimo dramma teatrale che ha recitato per 130 repliche in teatri e sale parrocchiali, piazze e birrerie delle Fiandre e dei Paesi Bassi, e sempre con grande successo. Purtroppo quando il suo amico regista e sceneggiatore Felix van Groeningen ha messo mano alla versione cinematografica qualcosa è andato storto.

Già di suo la storia è un melodrammone un po' scontato. In più il film oscilla come un pendolo tra euforia e disperazione a causa della balzana scelta di montaggio di basare tutto su flashback davvero troppo frenetici: invece di raccontare la storia in ordine cronologico, in ordine cronologico inverso, o tramite flashback dal presente al passato, va continuamente avanti e indietro fra i trascorsi momenti felici della coppia e l'attuale desolazione. La trama è stata spezzettata in brevi frammenti, rimescolati fino a renderla poco intellegibile e rovinando quel minimo di effetto sorpresa che ci si aspetta da ogni storia. Ad incontro e inizio della relazione assistiamo quasi alla fine: francamente cominciare il film con la scena della chemio della bambina - seguita dal primo rovente incontro sessuale dei due protagonisti, poi da un concerto, poi da un litigio per ragioni che verranno chiarite mezz'ora dopo, ecc. - quando nel trailer si strombazza solo “la storia d'amore che ha commosso tutto il mondo”, non mi è sembrata una grande idea. E per quanto sia interessante un discorso sul conflitto Religione contro Ragione, mi ha lasciato a dir poco perplessa il lungo sproloquio finale di Didier sul fondamentalismo americano e il divieto alla ricerca sulle cellule staminali, che ho trovato posticcio e inopportuno.

A tutto questo va aggiunto un abbaglio della distribuzione italiana: tutte le molte, forse troppe canzoni, come dicevo classici del bluegrass (genere semisconosciuto in Italia e che personalmente trovo insopportabile, ma è un problema mio), sono inserite nel film in punti in cui, come nei musical, il testo ha un preciso significato all'interno della trama. Solo che le canzoni non sono state sottotitolate, e uno spettatore che non capisce l'inglese-americano cantato per quasi 2 ore può solo, ogni volta, aspettare educatamente che finiscano di cantare, chiedendosi su quale punto della linea temporale si atterrerà questa volta.

Quanto all'interpretazione: gli amici-musicisti, guidati dall'autore della colonna sonora Bjorn Eriksson, sono ottimi, la bimba Nell Cattrysseè spontanea e deliziosa, e soprattutto c'è una grandissima chimica fra il rude Johan Heldelbergh e la bella Veerle Baetens. Attrice anche lei di solida formazione teatrale e nota interprete di musical, dà a Elise una forte carica di sensualità - bellissima la scena in cui si presenta a Didier con addosso un bikini con la bandiera americana, seducendolo definitivamente – e mostra una personalità drammatica di tutto rispetto. Il premio del Tribeca e l'European Film Award come migliore attrice del 2013 se li è meritati.

Non so invece darmi ragione della messe di premi e attestati di stima che hanno raccolto film e regista, dal trionfo al Festival di Berlino, con12 minuti di standing ovation, al César, alla candidatura all'Oscar e una miriade di altri riconoscimenti. Troppo enfatico e melodrammatico per essere davvero emozionante, spesso confuso, a volte tedioso, per quanto mi riguarda non rientra nella categoria dei “film buoni solo per stirare” ma ci manca molto poco, e solo perché è troppo scomodo da seguire. E non obiettate citandomi MEMENTO di Christopher Nolan: quello sì è un capolavoro.

 

 

 

 

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