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Alabama Monroe - Una storia d'amore

Regia di Felix Van Groeningen vedi scheda film

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La recensione su Alabama Monroe - Una storia d'amore

di pazuzu
8 stelle


Esiste un trauma più duro della morte di una figlia stroncata a sei anni da un male incurabile?

Didier ed Elise lo vivono sulla propria pelle, come momento centrale ed evento di distruttiva dirompenza all'interno di una relazione vissuta visceralmente.

Lui suona il banjo e canta in una band locale, è orgogliosamente ateo e razionalista ma genuinamente romantico e affascinato dall'"America", che vede come la terra dove ogni sogno può diventare realtà; lei è credente e al tempo stesso pragmatica, e si guadagna da vivere facendo tatuaggi, e come supporto pittorico preferito usa nientemeno che il proprio corpo, sul quale il nome di ogni fiamma ha avuto un lembo di pelle dedicato per poi, una volta spenta, venir coperto e sostituito dall'impressione di un nuovo istante importante.


A Gent, dove vivono, il primo incontro avviene per caso, quando lui entra nella bottega di lei incuriosito dalla sua arte: l'aria è già elettrica, l'odore del sesso si avverte da subito, e l'invito ad un imminente concerto del quale tace di esser lui stesso la stella dà il la allo scoccare di una passione che immediatamente travolge ed annulla ogni diversità di vedute sui massimi sistemi e sui minimi dettagli, dal destino delle anime all'utilità delle verande.

E se la gravidanza, giunta improvvisa, senza preavviso né calcolo alcuno, scava in quel rapporto basato sull'istinto un iniziale solco perché non desiderata in egual maniera, la conseguente nascita di Maybelle gli fornisce nuova linfa, rivitalizzandolo e rinsaldandolo, e spingendo due individualità forti e poco avvezze al compromesso a remare nella stessa direzione, prima per rispondere amorevolmente ai suoi ordinari bisogni di bambina, poi per far con lei fronte comune quando l'impegno richiesto diviene straordinario ed in ballo entra la sua stessa sopravvivenza.


La disgrazia che, repentina e implacabile, sconvolge gli equilibri di un legame irregolare ed intenso per costituzione, è il fulcro attorno a cui ruota The Broken Circle Breakdown, quarto film di Felix Van Groeningen, targato 2012, sceneggiato dal protagonista Johan Heldenbergh adattando (con Carl Joos) il testo da lui stesso scritto nel 2008 con Mieke Dobbels e portato l'anno seguente su e giù per i Paesi Bassi in 130 spettacoli sold out dalla loro Compagnie Cecilia (con il titolo completo The Broken Circle Breakdown featuring the Cover-ups of Alabama).

Il regista belga sceglie di narrare dall'inizio alla fine la storia d'amore travagliata tra questi due cuori sostanzialmente solitari e diversamente anarchici, ma lo fa destrutturandone il racconto, procedendo apparentemente alla rinfusa e alternando i molteplici episodi significativi di un passato spensierato e sereno alla crescente tensione di un presente che ha visto infrangersi ogni illusione di felicità di fronte al dramma voluto dalla malasorte e dal cui inesorabile incedere prende le mosse la scena: un lutto troppo pesante per non lasciare il segno, per non riaprire ferite che si credevano rimarginate, per non ravvivare divergenze che si pensavano sopite, per non scatenare una catena inarrestabile di accuse, rancori e sensi di colpa.


Se a uno sguardo distaccato e superficiale The Broken Circle Breakdown può lasciar presagire il rischio concreto di affogare in fiumi di melassa e di trovarsi moralmente ricattati dal consueto indigeribile agglomerato di retorica e pietismo, alla prova dei fatti ogni dubbio è fugato da un approccio al contempo asciutto e scanzonato, con quintali di musica bluegrass (ovvero "il country nella sua forma più pura", secondo la definizione fornita dallo stesso protagonista) a contrappuntare e far da raccordo ai suoi mille frammenti e alla sua altalena di emozioni discordanti, suonata dagli stessi attori in presa diretta con esiti stupefacenti per autenticità e potenza.

Perfettamente interpretato, oltre che dal già citato Johan Heldenbergh nel ruolo di Didier, anche da Veerle Baetens in quello di Elise, The Broken Circle Breakdown vale per il ritmo incalzante e l'insospettabile leggerezza di tocco con cui trasforma la rappresentazione cinematografica di una tragedia in un concept live trascinante seppur amarissimo: un film da vedere con il cuore in mano ed il piede sempre pronto a battere il tempo.

 

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