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Snowpiercer

Regia di Joon-ho Bong vedi scheda film

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La recensione su Snowpiercer

di chinaski
8 stelle

Un treno gira in loop per il mondo, attraversa paesaggi ghiacciati, il futuro è fatto di neve e bianco e città distrutte, l’umanità rimasta è rinchiusa in questo treno, divisa in classi, la struttura sociale è quella della successione dei vagoni, dalla coda alla testa, dai miserabili tenuti in cattività alla motrice, forma divina e allo stesso tempo concreta di un’entità che continua a fare andare avanti il genere umano. Partendo da una graphic novel, Le Transperceneige (di Lob/Rochette), Bong Joon-ho dirige una pellicola affascinante e spettacolare che corre sempre sul doppio binario dell’azione e della metafora politica. Il treno è il mondo, dice Wilford ed ha ragione, è la riproposizione parcellizzata del funzionamento tipico di una società qualunque (dalla presunta democrazia alla dittatura), i poveri tenuti in uno stato di sottomissione grazie alla violenza degli organi di controllo (leggi polizia), negli ultimi vagoni dello Snowpiercer la vita è quasi impossibile, fatta di privazioni e paure, si pianifica quindi una rivolta, un tentativo di spezzare le catene ed arrivare alla motrice. Si mette in atto il piano, passando da un vagone all’altro anche lo spettatore viene messo a conoscenza del funzionamento del treno, come organismo chiuso e autosufficiente. Meravigliose e violente scene di combattimento, cromatismi oscuri e inquietanti, le lame di luce improvvisa a trafiggere gli occhi, il buio denso squarciato dalle urla dei morenti, da un vagone all’altro, la ricchezza visiva degli interni, il progredire interiore dei personaggi, le loro morti inaspettate, oriente e occidente si incontrano in un ibrido visivo, una droga capace di provocare allucinazioni, il Kronol e ancora avanti, in spazi dove quello che resta del genere umano sprofonda nel degrado e nell’abbrutimento, l’ordine imposto, il conseguente caos, l’essere umano non riesce a convivere con i suoi simili senza l’utilizzo di leggi imposte: la violenza, la sopraffazione, la bestialità sembrano gli unici tratti che lo contraddistinguono. Quale il senso, allora, di questo forzato andare avanti, quando già chi popola i vagoni non è più riuscito ad evolversi, ma continua a ripetere, come il treno che compie sempre lo stesso giro, la storia dell’umanità. C’è chi pensa che bisogna liberarsi dal treno e uscire di nuovo nel mondo, c’è chi pensa che la neve stia per sciogliersi e che una volta fuori le cose possano essere migliori. Bong Joon-ho costruisce un affresco cupo e nichilista, teso e veloce, con impazzite schegge di inaspettata comicità, la violenza e la rabbia che pulsano nei cuori dei miseri, la calma quasi divina di chi comanda da sempre e sa che non c’è mai stata differenza tra l’inizio e la fine del treno, tra i ricchi e i poveri, è solo illusorio equilibrio, apparente ordine, la depravazione umana eletta a sistema.

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