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L'uomo che prende gli schiaffi

Regia di Victor Sjöström vedi scheda film

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La recensione su L'uomo che prende gli schiaffi

di Axeroth
10 stelle

LO SCHIAFFO DELL'IRONIA |

 
'RIDE BENE CHI RIDE ULTIMO' cita il proverbio enunciato nell'incipit dell'opera di Sjostrom.-

Quasi un film pirandelliano. Il sentimento del contrario, sfocia fuori dallo schermo come uno scherno. Nel finale il corpo di Lon Chaney viene scaraventato da una massa di clown fuori dal globo terrestre, verso l'adilà, fuori di scena, lascia la ribalta, e lo spettacolo continua. Ciò che rimane nel tripudio del pubblico sono risate, e ciò che affiora negli animi degli attori nello show, sono innumerevoli quesiti esistenziali: sulla morte, sulla vita, sull'amore, e se ci sia qualcosa da comprendere al di là della risata. Aldilà, è il fine ultimo dopo la vita, al di là di ogni cognizione materiale. Spesso quando osserviamo un individuo commettere qualcosa a noi strambo, anormale, folle, spesso lo riteniamo: diverso, pazzo, e ciò scatura un allontanamento, un'incomprensione, un annullamento dell'importanza della sua persona, lo evitiamo, lo lasciamo al suo destino che riteniamo frivolo, inutile... ma perchè?? come mai? E' forse la paura del diverso? è forse il sentimento della paura, del temere qualcosa che la nostra esperienza o la nostra vita non concepiscono? perchè si sceglie di evitare una realtà, piuttosto che affrontarla e comprenderla? L'immedesimazione, è un grosso impegno, richiede pazienza, intelletto, e soprattutto richiede empatia, e grandi capacità psicologiche. 'Un nano vestito di verde, con delle scarpe arancioni ed una cravatta giallo fluorescente che ci accompagna alla toilette.' Divertente? assurdo? folle? o curioso? L'unica cosa certa è che è strano. Ma cos'è per definizione la stranezza? non è forse quel mattone che sta in alto alle mura attorno alla limitatezza della nostra coscienza? Non è forse quel punto nero su un foglio bianco che quasi ci disturba la visuale? Non è forse quel recondito stimolo di spinta oltre la superficialità che interiormente spesso evitiamo vivendo? Siamo sicuri di aver già imparato tutto, di sapere, di avere, di essere ecc... ed in fin dei conti, chi o cosa siamo realmente? Non siamo forse solo degli uomini? E ciò che riteniamo strano, non è forse una parte dell'umanità alla quale apparteniamo? Spesso lo dimentichiamo.

Siamo egocentrici, presuntuosi, quasi olisticamente al centro dell'universo. Ci sentiamo individui in grado di capire e poter interpretare tutto. Ci sbagliamo! L'unico modo di comprendere, di capire, di sapere, di prendere consapevolezza di ciò che ci circonda, è penetrare dall'altra parte, manifestarci nell'altra parte della medaglia e vedere come siamo visti da noi stessi in quell'altro corpo, o in quell'altra realtà. Ma per vivere quella realtà dobbiamo aver dimenticato chi siamo, perchè se passiamo all'altra sponda con la coscienza predefinita, svolgeremo una valutazione errata e fuorviante a ciò che realmente l'altra parte sta vivendo. -
 

Questa storia racconta di uno scienziato (interpretato magistralmente da Lon Chaney Sr.), le quali scoperte e studi scientifici hanno qualcosa di sensazionale e innovativo per quanto concerne le origini dell'Uomo. - evento che può suscitare scetticismo - Viene derubato dei suoi manoscritti dal Barone Regnard e tradito dalla moglie con quest'ultimo. All'Accademia viene deriso da tutta la commissione di illustri scienziati dopo aver reclamato il furto, ed esser stato schiaffeggiato dal Barone - questo è un duro colpo: schiaffo morale, spirituale e fisico, vale tre sofferenze contemporaneamente- Lo scienziato rimane solo, senza nulla. Ha perso: la moglie, la dignità, la personalità, la vita, l'onore. La sua grande ironia gli permetterà di esorcizzare quella triste e tragica realtà scegliendo di andare a lavorare come clown in un circo, facendosi soprannominare "HE-who-get-slapped" -o meglio, "COLUI-che-prende-gli-schiaffi"- In questo modo, circondato da 60 clown, cercherà di riaffrontare la vicenda della megalitica derisione subìta all'Accademia, più e più volte, rivoltando la situazione a suo vantaggio, guadagnando ad ogni spettacolo sempre più fama e acclamazione. In questo caso la risata diviene il mezzo della sua rinascita e quindi del suo successo, invece ch'essere la lancia di Longino che "lo colpì al costato" nei meandri del cuore, nella sua anima, poco tempo prima. 
Al circo, HE s'innamorerà di Consuleo, una magnifica atleta da cavallo, ma ne manterrà le distanze. Nel frattempo si fa assestare la sagoma del cuore sul vestito di scena contenete a sua volta un cuore finto, il quale rappresenta una delle parti più importanti del suo show. Quando scoprirà l'effimera volontà del padre di farla sposare col Barone Regnard cercherà in tutti i modi di avvicinarsi a Consuelo- Quell'evento scaturirà in HE un sentimento d'odio, con il desiderio di commettere un'inaudita vendetta - HE chiede alla ragazza di non cadere nel tranello dei piani del padre, che la vuole vendere per 100000 franchi, ma lei lo schiaffeggia, e lo deride, senza credere all'annunciazione dell'inganno. Nel frattempo anche l'atleta Bezano se ne innamora e la corteggia.


-L'epilogo è l'incarnazione della migliore tragedia greca, è una delle più grandi poesie che il cinema muto ci abbia donato-

HE, chiuso a chiave in una stanza dal barone e dal padre della ragazza, posiziona un leone davanti all'entrata, e in qualche modo riesce ad uscire e ad entrare nel salotto dove stanno gli altri due. Comincia a deriderli e afferma che ciò che è importante è "chi ride per ultimo". Il padre della ragazza lo trafigge con un moschetto e ridendo a squarciagola apre la porta per uscire. Il leone entra e sbrana sia il barone che il padre. Intanto lo spettacolo nel circo prosegue e va liscio senza interruzioni, fintanto che HE viene chiamato a recitare. Infine HE entra in scena barcollando e tenendosi il costato. Sia il pubblico che gli altri clown credono abbia in mente un nuovo show, invece dopo poche parole, col viso sofferente, cade a terra stramazzato. Il pubblico ride, e lo show continua.

- Per comprendere dobbiamo imparare ad ascoltare e dobbiamo essere in grado di dimenticarci tutto prima di farci rimepire la coscienza di qualcosa di nuovo. Questa è la dinamicità, questa è l'unica Via (Tao) per salvare ogni anima su questa Terra. Noi siamo Tutto quando non ascoltiamo, per ascoltare dobbiamo essere Niente, e una volta ascoltato, siamo di nuovo Tutto. 

Capolavoro senza storia. Era il 1924. Siamo nel 2011 e questo film ha mantenuto intatti la sua magnificenza e il suo 'colore' tanto quanto un affresco di Michelangelo.

Sulla trama

Prodotto da Irving Thalberg è stato il primo (film prodotto) grande successo della Metro-Goldwyn-Mayer.

Sulla colonna sonora

Splendida

Su Victor Sjöström

Sorprendente sia nelle scenografie che nella sceneggiatura: straordinaria ed efficace. Ottimo attore e grande regista.

Su Marc MacDermott

Eccellente

Su Lon Chaney

Lon Chaney.

Su Norma Shearer

Ottima

Su John Gilbert

Simbolo dell'uomo romantico del cinema americano dei primordi, non fallisce ancora.

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