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La notte del giudizio

Regia di James DeMonaco vedi scheda film

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La recensione su La notte del giudizio

di mc 5
10 stelle

Chi se lo aspettava mai, nel mezzo di questo vuoto cinematografico agostano un piccolo gioiello di simile portata? Sì, perchè questo (che a giudicare dal manifesto può essere scambiato per un fondo di magazzino horror) è in realtà un thriller sci-fi paranoico di una potenza devastante...e tra l'altro ho appena letto da qualche parte che la pellicola, uscita da poco anche in America, si è subito collocata ai vertici del box office. Non male per quello che ha tutto il sapore di un tipico prodotto a basso costo da cinema indipendente americano. Mi sono letteralmente innamorato di questo film a cui personalmente faccio fatica a trovare un difetto (a differenza della critica italiana che, pur apprezzandolo, gli ha fatto le pulci con uno zelo mai visto). Lo spunto iniziale attorno al quale ruota tutta la vicenda (un'America futuribile sul cui regime socio-economico mi soffermerò più avanti) si rivela vincente anche perchè sorretto da una sceneggiatura curatissima, attenta ai dettagli e che non ammette sbavature. E soprattutto ciò che esalta nella chiave della suspense è la tempistica perfetta nel dosare i ritmi della tensione, costruendo un prodotto che avvince lo spettatore (il sottoscritto ha visto il film due volte, e in entrambi i casi il pubblico era rapito e col fiato sospeso, pur trattandosi della classica multisala destinata ad ospitare solitamente un pubblico massificato e non certo di attitudine cinefila). E questo è singolare visto lo spessore di un film che, pur non essendo d'essai, offre in ogni caso importantissimi spunti di riflessione. E quanto alla recitazione, il cast è praticamente perfetto, con attori che appaiono tutti in parte, ma proprio tutti, al di là quindi dell'ottimo protagonista Ethan Hawke. Attori evidentemente diretti con la mano giusta da un regista (James Demonaco, anche autore della sceneggiatura) che credeva fermamente nel progetto che stava realizzando. Sarei tentato di non raccontare nulla della vicenda, nel timore di condizionare o compromettere la visione di un simile gioiello, ma qualcosa bisogna pur anticiparla sia per incuriosire e stimolare chi se lo fosse perso, sia perchè ripercorrere le tappe della pellicola mi assicura una certa gratificazione. America. 2022. Dopo aver toccato il fondo di una crisi economica senza precedenti, la Grande Nazione viene rifondata ad opera di non meglio precisati "Padri", che attuano riforme destinate a produrre una rivoluzione sociale che si rivelerà tanto efficace sul piano economico (discesa verticale di disoccupazione e criminalità, e nuovo brillante impulso economico) quanto devastante sotto l'aspetto etico. Fulcro di questa riforma è l'istituzione di una giornata all'anno (anzi precisamente una nottata, dal tramonto all'alba successiva) in cui omicidi, ferimenti, aggressioni ed ogni forma di violenza, vengono legalizzate e non sono perseguibili. E per esser certi che la violenza abbia sfogo "definitivo" in quella notte gli ospedali e le stazioni di polizia resteranno rigorosamente chiusi. Affinchè nessuno degli aggrediti possa trovare scampo o invocare aiuto. Uno scenario che implica una full immersion nell'angoscia totale. Eppure uno sceneggiatore-regista che rasenta la genialità si sforza di rendere tutto ciò talmente "ordinario" e realistico che lo spettatore, dapprima allibito e poi rassegnato, resta ad osservare questi americani-modello che accettano (e vi si conformano) un'istituzione degna della barbarie più retriva come essa fosse la Normalità. Come a voler dire che quando i valori sociali decadono e trionfa la "ragion di stato" del Progresso Economico, ci si abitua a tutto, anche all'omicidio legalizzato. All'inizio del film, peraltro, assistiamo esterrefatti alle opinioni televisive di fior di scienziati che sostengono la tesi secondo cui è salutare dare libero sfogo una volta l'anno alla violenza insita dentro ognuno di noi, argomentando che ciò contribuisce a fare dell'America una Nazione Risorta. Ma le motivazioni (evidentemente totalmente folli) di questa nottata "free kill", non sono solamente psicologiche, perchè ciò che conta è il risvolto sociale e -di conseguenza- economico della faccenda, facilmente intuibile. Chi, in questa notte d'inferno, è agevolato economicamente, può permettersi armi e sistemi di sicurezza, mentre i poveri (homeless, tossici, disperati allo sbando) sono fatalmente destinati ad essere massacrati nel corso di cacce all'uomo organizzate come fossero imprese sportive. Ovvia quindi la funzione di selezione sociale. Una Nazione che risorge perchè elimina (ammazzandoli) i "pesi morti", coloro che non producono vengono puniti da questa sorta di Legge Naturale. Soppresse (o ridotte sensibilmente) le sacche di popolazione non produttiva, si punta dunque ad un consorzio umano dove sarà il Benessere a regnare. E mi fermerei qui, a quelle che sono le premesse di una storia che, a questo punto, una volta delineato lo sfondo sociale, sta giusto per iniziare. Mi limito a dire che la famiglia protagonista, evidentemente benestante, e come tutti i nuclei famigliari senza problemi molto ben inserita in questa Nuova America Rifondata, è costretta però ad uno scontro brutale con una realtà che non avrebbe mai immaginato di dover affrontare. Il contatto traumatico con la violenza più efferata apre gli occhi a questi cittadini-modello, cambiando per sempre la loro vita e anche il loro grado di fiducia verso una Nazione che nasconde spietatezza e cinismo dietro il bilancio e il controllo dei conti economici. Ciò che mette i brividi di questo "impianto sociale" è l'idea di un consorzio di esseri umani dove vige la sopraffazione, dove chi è più forte economicamente "punisce" (da impunito) chi sta in basso e non ha risorse cui attaccarsi. E alla fine ne usciranno vivi solo i Migliori. Il protagonista, Ethan Hawke, sembra molto compreso nel ruolo (sappiamo peraltro da numerose interviste che anche come uomo egli è molto consapevole e attento ai fenomeni sociali e culturali). Da citare Lena Headey che impersona la moglie, ricoprendo un ruolo difficile e sofferto. E infine Rhys Wakefield, straordinariamente efficace nei panni del gelido capo di un gruppo di teppisti, ruolo che gli dà modo di esprimere un'ambiguità -a tratti disturbante- che evoca molto da vicino sia la gioventù criminale di "Arancia Meccanica" sia i giovani sadici di "Funny Games" di Haneke. Un film RAGGELANTE. Sicuramente un cult.


Voto: 10

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