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Nebraska

Regia di Alexander Payne vedi scheda film

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La recensione su Nebraska

di Paul Hackett
9 stelle

Confuso, malmesso e alcoolizzato, l'ottuagenario Woody Grant è convinto di poter riscuotere un premio di un milione di dollari recandosi dalla sua casa di Billings, Montana, alla sede di un truffaldino concorso in quel di Lincoln, Nebraska. Nonostante sia consapevole dell'assurdità dell'impresa, il figlio minore David si offre di accompagnarlo, più che altro per cercare di passare un po' di tempo con un padre da sempre anaffettivo. Una sosta lungo il percorso nella cittadina natale di Woody sarà l'occasione per rievocare fantasmi del passato mai del tutto dissolti.

 

Dopo A Proposito di Schmidt e Sideways, ormai di fatto specializzato in road movie sgangherati, Alexander Payne, partendo da una brillante sceneggiatura dell'esordiente (a quasi sessant'anni!) Bob Nelson, racconta un viaggio minimalista attraverso una provincia americana (fotografata in uno splendido bianco e nero da Phedon Papamichael) ormai popolata in egual misura da anziani malmostosi e (non più troppo) giovani disoccupati. La quest del mite co-protagonista David (Will Forte, bravissimo) è rivolta verso un padre (Bruce Dern, meritatamente premiato a Cannes, ma vanamente candidato agli Oscar) imperscrutabile, respingente e sgradevole, sorta di Abraham J. Simpson in versione cinematografica, barricato nella rugosa scorza di una vecchiaia demente e grottesca, comicamente all'opposto della sboccata e dissacrante vitalità della moglie Kate (una strepitosa June Squibb, vincitrice di un Satellite Award, ma anche lei solo nominata agli Oscar). Nebraska è una sorta di tragicommedia, nella quale temi durissimi convivono in maniera quasi spensierata con inserti a dir poco esilaranti (la tv perennemente accesa a casa dello zio Ray, la squinternata riunione di famiglia). Il fulcro della pellicola è ovviamente l'insondabile e irrisolto mistero del rapporto padre-figlio, con David che tenta disperatamente di scrutare Woody negli occhi, ottenendone in cambio solo sguardi vacui e allucinati, quasi a descrivere l'impossibilità di conoscere e comprendere davvero, nel profondo, l'uomo che ci ha dato la vita. A ben vedere, la storia di molti di noi. 

 

Magnifico: 9/10.

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