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All Is Lost

Regia di J.C. Chandor vedi scheda film

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La recensione su All Is Lost

di amandagriss
10 stelle

Il classico messaggio nella bottiglia. In questo caso un barattolo di vetro. Le poche parole riportate sono l’unica frase che ascoltiamo (è la voce fuori campo del protagonista) per l’intera durata del film. Rappresentano il lascito di chi di lì a poco andrà incontro all’abbraccio della morte, già da un po’ palesatasi con la sua presenza incombente, palpabile ma ancora discreta. Una frase struggente nella sua disperata verità, che racchiude il senso di tutta una vita. Che riassume i giorni infernali, probabilmente gli ultimi, vissuti pericolosamente, ma con le opportune precauzioni, dal nostro navigato vecchio lupo di mare. Lui, è solo con se stesso, su una barca, in mezzo all’Oceano. Come tutti quelli abituati alla solitudine, vivendola in armonia e pace assolute, il ‘’nostro uomo” (non conosciamo il suo nome, ma poco importa) non avverte il bisogno di esternare i suoi pensieri e le sue emozioni attraverso il consueto uso della parola. E così assistiamo ad una rappresentazione quasi totalmente muta: non un’imprecazione, non un lamento, un sussulto di rabbia, di gioia, di dolore, non un grido d’aiuto e nemmeno una preghiera. Non almeno fino a quando tutto resta sotto controllo. Fino a quando tutto non sarà veramente, irreversibilmente, perduto. Perché il "nostro uomo" conosce bene il mare, non è certo un novellino in balìa del panico alla prima importante difficoltà. È posato, pacato, metodico, paziente. Tranquillo. Sa quello che fa, e sa come affrontare un qualsiasi tipo d’imprevisto, da una falla nello scafo a un principio di allagamento, dal sole che brucia la pelle e arde la gola alla pioggia e al vento sferzanti di una o più tempeste insieme. Il suo tacere non vuol dire necessariamente che dentro di sé nulla si muova. Perché intimamente è un vorticoso turbinìo di sensazioni, fortissime e contrastanti, che ben si riflettono su quel viso non più da ragazzo, segnato dalla fatica della vita e dal perenne confronto con il mare. Un testa a testa impari, sbilanciato eppur durevole, grazie alle doti acquisite ed affinate attraverso l’esperienza di un’intera esistenza a navigare e scrutare e sfidare il suo più grande amico, il suo più acerrimo nemico.                                                           
Un film muto dunque. Perché in questo caso mai così superflue risulterebbero le parole. Sicuramente invadenti, ridondanti, fastidiose. Inutili. Per contro, invece, per restituire intatte l’autenticità e la verità del racconto, i suoni della natura, ostile e benevola, i rumori di fondo, quelli dell’abitacolo galleggiante e degli oggetti che lo riempiono, delle funi trainate, delle vele spiegate, dei fluorescenti lanciarazzi, delle gigantesche navi da carico che sfiorano senza mai collidere con la rotta della disperata ma non ancora rassegnata deriva.         
Cinema essenziale ma denso. Perfetto.
Dove fa la sua parte anche il dolce e malinconico commento musicale, irrompendo sulla scena per crescere in intensità e nella misura più appropriate ad enfatizzare un particolare passaggio, sottolineare un delicatissimo momento, evidenziare una sfumatura, colorare della giusta tonalità un evento fortemente drammatico. Creare empatia. E incollare il nostro sguardo ai sapienti e collaudati gesti di colui che comunemente chiamiamo un osso duro, dai nervi saldi e la tempra d’acciaio. E scoprirci ammaliati, come i bambini di fronte alla più inattesa delle meraviglie, per quante risorse possegga l’uomo che si aggrappa con tutte le forze in suo possesso alla vita, quando questa ha deciso di abbandonarlo. Finché gli è concesso farlo, finché un’ultima, estrema speranza ancora glielo permette. Fino a giocarsi il tutto per tutto, rischiando seriamente di restare senza più nulla, nessun appiglio. Il che equivarrebbe a morte certa. Perché affermare che tutto è perduto è terribilmente difficile. É prendere coscienza di doversi fermare, abbassare le armi, dichiararsi sconfitti, accettare il destino fino adesso, in tutti i modi e con tutti i mezzi, raggirato, eluso, beffato. Ma come ogni cosa, arriva anche il tempo di morire. Lasciarsi andare, non opporre più resistenza, perché tutto è stato tentato. Eppure, quando tutto è perduto non è mai perduto del tutto.

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