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Regia di Walter Hill vedi scheda film

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La recensione su 48 ore

di Dom Cobb
8 stelle

Parlare di "48 Ore" significa avvicinarsi al film forse più famoso di Walter Hill, ovvero al titolo più conosciuto dal grande pubblico, che ha permesso al grande cineasta texano un sussulto di visibilità e successo al botteghino mai più raggiunto in seguito. "48 Ore" non è altro che l'ennesimo western vestito con abiti moderni che Hill dirige con il suo solito piglio solido e privo di orpelli. Va detto che questo film ha aperto - felicemente - la moda nel cinema d'azione anni '80 delle coppie mal assortite che sono costrette a lavorare assieme; basti pensare, solo per fare un esempio lampante, a quanto debba a questo film la saga di "Arma Letale", che ha fatto proprio della classica coppia di protagonisti "bianco/nero" uno dei suoi punti di forza. Nel film di Hill il primo protagonista che incontriamo è l'Ispettore Jack Cates (Nick Nolte), che partecipa ad una sanguinosa azione di polizia che si conclude con due poliziotti morti ed il cattivo di turno - Ganz (James Remar) - che ruba l'arma di servizio dello stesso Cates. Il ruvido poliziotto sa che l'unico modo per riacciuffare il feroce Ganz è chiedere aiuto al galeotto Reggie Hammond (Eddie Murphy), il quale, prima di essere incarcerato, stava proprio con la banda di Ganz. Ripeto, proprio a dimostrazione del retaggio del regista, una trama così efficaciemente lineare potrebbe essere comodamente trasportata in un western classico. La carta vincente del film sta proprio nel puntare sullo scontro caratteriale tra i due protagonisti, veramente bravi a cesellare i rispettivi personaggi in base anche alle proprie peculiarità fisiche: Nick Nolte, complici il suo aspetto massiccio, il volto squadrato e la camminata perennemente pesante, dà vita ad un moderno "sceriffo" perennemente burbero ed "incazzoso"; un troglodita vestito male nonchè pessimo guidatore a bordo della propria scassata Cadillac azzurra.

Una pacato scambio di opinoni tra Nick Nolte e Eddie Murphy.

Eddie Murphy, di contro, mette in scena un personaggio logorroico all'ennesima potenza, un damerino che si atteggia a uomo di mondo e di classe attraverso la propria parlantina inarrestabile e al proprio completo su misura indossato con ostentazione (oltre alla Porsche 356 cabriolet con la quale il personaggio di Murphy millanta conquiste femminili incredibili). Nolte e Murphy dimostrano di avere una presenza scenica veramente ampia, "mangiandosi" in bravura tutte le scene in cui appaiono, ma il film è altrettanto zeppo di grandi caratteristi anch'essi sempre in parte, tutti volti abituali dei set di Hill: se James Remar è il viscido Ganz (Remar è un attore che vanta un vasto curriculum di personaggi negativi), meritano di essere citati anche Brion James (il collega di Nolte), David Patrick Kelly (Luther) ed una altro veterano come Jonathan Banks. Per catturare Ganz, Nolte e Murphy - tra una scazzottata e l'altra tra di loro - passeranno al tappetto infimi locali e quartieri malfamati di San Francisco, mentre il film si conclude con una sparatoria nei fumosi vicoli di Chinatown. Insomma, "48 Ore" è un piccolo classico del genere poliziesco, sostenuto da un gran ritmo, da un cast in parte e girato da Hill con mano ultra-sicura. Un "evergreen" che non stanca ad ogni visione.

Il saluto di Murphy e Nolte dalla locandina.

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