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Mad Max: Fury Road

Regia di George Miller vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Mad Max: Fury Road

di ethan
8 stelle

'Mad Max: Fury Road', come ha detto lo stesso George Miller, non è né un rifacimento né un riavvio (o come va di moda dire adesso reboot) ma una rivisitazione all'interno di una saga che ha segnato l'immaginario cinematografico degli ultimi 35 anni. 

Il film - scritto dall'autore con Brendan McCarthy e Nick Latouris - è ambientato in un futuro post-apocalittico desolante, in una landa desertica imprecisata, dove comanda sovrano Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne, totalmente ricoperto da una strana maschera, collegata ad una specie di respiratore) con i suoi adepti, i Figli di Guerra, il quale detiene l'inestimabile risorsa dell'acqua, che somministra a piccole dosi ad un popolo sottomesso e per accaparrarsi gli altri beni necessari  per amministrare il suo potere - benzina e proiettili - invia l'Imperatrice Furiosa (una sempre splendida Charlize Theron, che secondo qualche critico 'parruccone' risulterebbe imbruttita dal pesante trucco e dal taglio di capelli) e le Molte Madri (cinque giovani donne bellissime 'usate' da Joe per il perpetuarsi della sua stirpe) nei luoghi denominati Gastown e Bulletfarm. La donna, durante il tragitto opta per la fuga alla ricerca della terra da cui proviene; nella contesa entra di prepotenza Max (Tom Hardy, che prende il posto di Mel Gibson e nella prima parte ha il viso ricoperto da una maschera, ruolo a lui congeniale per le sue riconosciute doti fisiche e per la laconicità dei dialoghi a lui affidati), che nella prima sequenza del film scopriamo essere un poliziotto ossessionato dalla perdita della sua famiglia e sfruttato come donatore di sangue dai Figli di Guerra, unendosi alle donne guidate da Furiosa, in una corsa a perdifiato. 

Il quarto capitolo delle avventure di Mad Max è un road movie furente, segnato da un ritmo vertiginoso ed incessante per tutta la durata del film, con unicamente due 'pause di riflessione' che servono per consentire di tirare il fiato non solo ai personaggi in campo, ma anche agli spettatori in sala, storditi da tale ricchezza di immagini e dalla varietà di soluzioni tanto visive quanto figurative adottate. George Miller, nel costruire il suo caleidoscopico film, attinge a più generi, poiché si va dal road movie al western, con la Blindocisterna guidata da Furiosa e a turno da Max e con il suo carico di passeggeri, attaccati prima dai Porcospini, poi insidiati più volte dalla banda capeggiata da Immortan Joe che li insegue senza sosta, arrivando allo scontro diretto, che non possono non rimandare ai classici del genere con le diligenze messe sotto assedio da pellerossa urlanti, alla fantascienza distopica, nonché ad altri medium, come ad esempio i fumetti, da dove derivano gran parte dei personaggi e le loro stravaganti fattezze, per finire con la mitologia, coi continui richiami al Valhalla del guerriero Nux (Nicholas Hoult), il tutto sottolineato da una tonitruante colonna sonora Heavy Metal. 

Tra le tante sequenze memorabili, val la pena ricordare il suddetto attacco dei Porcospini, il fantasmagorico, per l'incredibile durata, scontro finale tra le due fazioni e, per contrasto la distesa e poetica scena notturna, sottolineata dalla fotografia dai toni blu cobalto di John Seale, che nel resto del film utilizza al contrario toni molto accesi. 

Passando al cast, bisogna comunque sottolineare che, nonostante il titolo, il personaggio che rimarrà più nella memoria sarà quello interpretato da Charlize Theron, grazie alle maggiori sfumature consentite dal ruolo, mentre il Max del pur lodevole Tom Hardy risulta più laterale rispetto al cuore della storia, un outsider che si trova coinvolto più per necessità, che comunque si presta alla causa ma,nella scena finale, lo si vede defilarsi e perdersi tra la folla festante. Geniale infine e degna di nota la trovata del guerriero 'armato' di chitarra che spara letteralmente note 'fiammeggianti'. 

Con un budget adeguato alle sue idee ed aspirazioni, finalmente Miller torna a un cinema a lui più congeniale e dirige quello che negli anni a venire forse si potrà definire il capitolo più bello e riuscito della quadrilogia. 

Voto: 8,5.

 

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