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Il ponte sul fiume Kwai

Regia di David Lean vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il ponte sul fiume Kwai

di Baliverna
9 stelle

La guerra e le divisioni che impone agli uomini, nell'immagine della difficilissima costruzione di un ponte.

*** CONTIENE ANTICIPAZIONI *** Veramente un bel film, che avevo visto da bambino e che ho potuto adesso apprezzare a tutt'altro livello.

Essenzialmente, si tratta di una pellicola pacifista, ma in un modo molto elevato e intelligente. Niente quindi del pacifismo schematico e manicheo degli anni '70, ma una disanima della logiche militari e della guerra che divide gli uomini e li mette l'uno contro l'altro, il tutto da un punto di vista meramente umano e non ideologico. E questi sono uomini che altrimenti potrebbero essere amici, o che lo erano, ma che la guerra divide. Due esempi sono l'amicizia tra il personaggio di Alec Guinness è il giapponese capo del campo di lavoro; dapprima i due sono ingabbiati nella logica militare e nei regolamenti, ma poi, lentamente, imparano a conoscersi e a stimarsi. L'altro esempio è la grande amicizia tra i due prigionieri (Guinness e Holden), al punto di sacrificarsi l'uno per l'altro, ma che i doveri militari poi divideranno. E' anche interessante ciò che avviene nel campo di lavoro. I prigionieri iniziano a lavorare di buona lena perché riconoscono la positività del progetto del ponte, e perché la dedizione al lavoro e al risultato danno motivazione e sono fonte di soddisfazione. Durante la costruzione del ponte la divisione tra carcerieri e prigionieri tende a sfumare, i due capi diventano amici, e si crea un clima positivo di collaborazione tra due gruppi prima acerrimi nemici. Ma la guerra con le sue logiche e gli ordini dati da lontano presenteranno presto il conto.

Molti i momenti memorabili: diversi dialoghi scritti davvero bene, il massacro dei giapponesi al fiume, una sequenza finale di grande tensione, e un finale straziante.

David Lean dirige con serena precisione, e il film assume l'andamento sobrio, scorrevole e preciso proprio dei capolavori. Niente compiacimenti o vezzi autoriali. Grandi interpretazioni di William Holden, di Alec Guinness e del giapponese. Unico difettuccio: secondo me il personaggio di Holden subisce un'evoluzione di cui non vengono mostrati bene i passaggi, specie nella parte finale. E' uno di quei film che, come pochi, riescono a fondere lo spettacolo con la forma e il contenuto. Insomma, la quadratura del cerchio.

 

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