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Salvo

Regia di Fabio Grassadonia, Antonio Piazza vedi scheda film

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La recensione su Salvo

di bufera
8 stelle

Dal 2005 non era stato più ammesso un film italiano  nella Semaine de la Critique di Cannes: quest’anno SALVO è entrato e ha ricevuto ben due riconoscimenti. I registi e sceneggiatori del film Fabio Grassadola e Antonio Piazza sono alla loro opera prima e hanno impiegato ben 5 anni per ottenere i fondi necessari per portarla a termine. La sceneggiatura aveva già ricevuto una menzione speciale al premio Solinas nel 2009.
                                                                                            Il film, diretto dai neoregisti con padronanza e abilità tecnica straordinaria e fotografato magistralmente da Daniele Ciprì in luci, ombre, assolati paesaggi e cupi interni, racconta di un incontro ed un fatto, razionalmente inspiegabile, che ne consegue ma decisivo per il destino dei due protagonisti:
                                                                                                                                                                                                                                                                         Salvo ( l'attore palestinese Saleh Bakri, dotato di un carisma fatto di gesti, sguardi, presenza fisica, quasi senza parole) e Rita (Sara Serraiocco, intensa attrice non professionista).

Siamo a Palermo, Salvo è un killer di mafia  che in una delle operazioni di regolamento di conti, in casa del predestinato trova la sorella cieca ma non riesce a ucciderla, anzi premendone il volto e gli occhi con le mani insanguinate, provoca delle percezioni luminose che pian piano si riveleranno essere  l’acquisizione della vista.

 L’azione è fatta di movimenti lenti e cauti di Rita in un pianosequenza di venti minuti, dove essa si rende conto di che sta accadendo e vorrebbe fuggire, e di rapide risoluzioni di  Salvo che quasi incantato  ( è già amore o semlice percezione del miracolo che sta accadendo?) la porta via dalla casa, di notte, per salvarle  la vita.

Mentre tra loro regna il silenzio, tutt’intorno siamo circondati da rumori di fondo, voci di gente che parla, canzoni trasmesse da qualche dove, con un inconsueto effetto avvolgente: è raro che il sonoro sia così curato e si imponga allo spettatore che qui è anche ascoltatore.  
                                                               
Salvo si fa vedere in giro, dorme e mangia nella casa di  una coppia borghese che lo rispetta (cammeo di Luigi Lo Cascio ), si incontra con il Capo ma nulla sfugge a quei signori e gli viene imposto di finire il lavoro sulla ragazza che tiene nascosta dentro una specie di magazzino. Lui aiuta Rita a mangiare con una espressione di amore e innocenza quasi irreali, lei si affida a lui e rifiuta di mettersi in salvo da sola, si prendono per mano e da una finestra guardano il mare.
     
Tutto è magico e irreale anche se tragico…Il mondo, i suoni della città  fervono intorno a questo incontro come se non fosse mai avvenuto, mentre  in loro e per loro è cambiato tutto… Non è un poliziesco, non è un noir, non è un film d’amore o di fantasia, ma c’è un po' di tutto questo insieme, solo che è un altro modo di raccontare che stupisce e affascina.

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