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Via Castellana Bandiera

Regia di Emma Dante vedi scheda film

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La recensione su Via Castellana Bandiera

di Maciknight
4 stelle

E’ un film che indubbiamente ha dei meriti ed in esso, per il modo in cui non casualmente è stato concepito, ognuno può vedere quello che vuole ed interpretare ed estrapolare qualsiasi valore e proiezione alta, nobilitandolo. Personalmente però ho avuto l’impressione che l’obiettivo non sia stato conseguito ...

E’ un film che indubbiamente ha dei meriti ed in esso, per il modo in cui non casualmente è stato concepito, ognuno può vedere quello che vuole ed interpretare ed estrapolare qualsiasi valore e proiezione alta, nobilitandolo. Personalmente però ho avuto l’impressione che l’obiettivo non sia stato conseguito, forse il talento e l’ispirazione non erano sufficienti. L’idea di fondo funziona, per quanto paradossale, assurda, grottesca, apparentemente semplicistica e che si presta al rischio di annoiare, risulta invece efficace e funziona: creare una situazione di stallo ed al tempo stesso di sfida, tra due donne automobiliste provenienti da direzioni opposte, in una strada stretta di un quartiere periferico ed estremamente degradato di Palermo. Una è un’anziana (ottuagenaria) albanese monocorde, praticamente non parla mai, ma ha uno viso molto espressivo ed alcuni primi piani sui suoi occhi sono veramente poetici ed espressivi, ha fama di essere testarda ed i suoi precedenti parlano per lei, non cederà mai il passo. L’altra è molto più giovane, ma lo si capisce dalle inquadrature precedenti, è rancorosa, nevrotica, frustrata, ed anche lei non ha alcuna intenzione di cedere il passo. Per cui le due caparbie automobiliste staranno in stallo per delle ore e trasformeranno le loro auto in armi (simbolicamente e non solo). Ottima occasione per parenti ed amici dell’anziana per avviare un giro di scommesse nel quartiere su chi cederà per prima, con l’intento truffaldino di esercitare indebite ingerenze sull’anziana per poter incassare il frutto delle scommesse pilotate (le scommesse sono piuttosto elevate, considerando la povertà che si suppone regni sovrana nell’area). Ma l’anziana non cede a nessuno, tantomeno ai famigliari, anche a rischio della propria vita, tenendo conto che siamo in piena estate e la calura deve essere insopportabile. Occorre rendere merito al casting di aver saputo scegliere bene le protagoniste ed anche i comprimari, i volti danno proprio la convinzione si tratti di gente del posto, come fossero attori improvvisati, come si fosse girato un documentario con delle candid camera. La sfida paradossale diventa pretesto per un affresco di vita, che rivela il modus vivendi di quella periferia degradata, in cui comunque emerge vitalità e dignità e più gentilezza e disponibilità di quanto si potesse immaginare di primo acchito.

Da appassionato di storia non ho potuto sottrarmi ad effettuare alcuni parallelismi, confronti e correlazioni con il medioevo, che alcuni stoltamente insistono a definire “secoli bui”, come fossero caratterizzati solo da miseria ed ignoranza. Anche in questo film gli animali (e non mi riferisco ovviamente a cani e gatti) vivono a diretto contatto con le persone, anche nello stesso edificio, proprio come nel medioevo. La gente vive in strada, anche per le piccole dimensioni delle case e per il clima favorevole, la strada è luogo di socializzazione, d’incontro scontro e faziosità, come nel medioevo. Però se penso a come doveva essere la Sicilia ai tempi di Ruggero II (Altavilla), quando si parlavano comunemente quattro o cinque lingue, l’isola era un esteso emporio mediterraneo dove si incontravano, incrociavano e scambiavano beni e cultura tutte le genti del Mediterraneo e vi sostavano ed esercitavano le loro arti e scienze le migliori menti dell’epoca, rispetto a come emerge in questa sceneggiatura, credo che le tenebre siano ora. Certamente il film non concorre a favorire la promozione del turismo internazionale con l’immagine che offre della popolazione locale, ma non era certo questo il suo intento, seppur pare abbia ricevuto diversi contributi pubblici. Mi hanno lasciato perplesso alcune scelte, non so quanto volontarie, che rendono incongrue alcune situazioni descritte nel film. Le immagini iniziali dei cani randagi nel cimitero, nutriti a pan bagnato dalla vecchia protagonista, erano a dir poco in ottime condizioni fisiche, certamente non attribuibili a quel tipo di nutrimento, per nulla credibile potessero essere randagi. La strada stretta che, a secondo delle inquadrature, e quindi dei “punti di vista”, da stretta come doveva essere oggettivamente ed in partenza per giustificare il “duello” (che in effetti in alcune sequenze richiama alla mente dello spettatore il genere western, solo che anziché estrarre armi le due protagoniste orinano sul manto stradale una di fronte all’altra, a fianco delle loro auto, in un’apoteosi di poetica eleganza primitiva), diventa improvvisamente talmente larga che di auto ne potrebbero passare tre affiancate. Una metafora di che? Vorrebbe indicare che la sfida era solo pretestuosa? Che ognuno si crea la sua realtà come vorrebbe la fisica quantistica moderna? Se questo era l’intento, nel film mancano alcuni elementi propedeutici e quindi l’autrice ha barato con gli spettatori. Ad ogni modo il film non è malvagio e merita una visione, anche se a mio avviso non merita un punteggio sufficiente perché alcuni limiti potevano essere superati, come ad esempio il finale fin troppo prevedibile..

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