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Paradise: Faith

Regia di Ulrich Seidl vedi scheda film

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La recensione su Paradise: Faith

di Spaggy
10 stelle

La via per il Paradiso è lastricata di buone intenzioni. La Fede serve a Anna per cercar pace interiore da una vita condannata all'assenza di amore carnale. Il marito Nabil, vittima di un incidente, ha perso l'uso delle gambe e non può più rispettare come vorrebbe i doveri coniugali, lasciando la moglie sola fino al suo improvviso ritorno dopo due anni di assenza. Un ritorno costellato da un sostanziale cambiamento: Anna ha un nuovo amore, un nuovo uomo, che risponde al nome di Gesù.

Per avvicinarsi a lui, Anna non si ferma davanti a niente: la sua fede cattolica o, meglio, il suo fondamentalismo cattolico la portano a flagellarsi in continuazione, a rintanarsi nella preghiera e ad aderire a un fantomatico programma di riconversione religiosa di tutta l'Austria. Sacrificando le sue ferie estive, porta in giro per la città le sue statuette della Madonna pellegrina, bussa di porta in porta e attende di essere accolta. Non ha paura di nulla, Cristo le conferisce coraggio e la giusta dialettica per affrontare ogni incontro: poco importa se ha davanti musulmani, atei e squilibrati. Non ha timore di tenere testa a conversazioni molti più grandi di lei: in buona fede, con abiti timorati e acconciatura che sacrificano la sua bellezza di donna matura, si prodiga affinché il messaggio di Dio e il rispetto dei dieci comandamenti entrino nel salotto di chi la accoglie.
Solo in un'occasione Anna scappa: di notte, assistendo ad un'orgia all'aperto, batte in ritirata. Le sue armi nulla possono contro la tentazione della carne che riaffiora silenziosa in lei.

A rompere la sua pace interiore e a violare il suo rigoroso mondo di privazioni è il rientro di Nabil, paraplegico e musulmano. Del matrimono nulla è rimasto: per Anna il marito è ormai un nemico di cui liberarsi. Niente letto in comune, camere separate e nessun cenno di sentimento o pietà. La carità cristiana lascia posto all'indifferenza, Anna viola il sacro legame del matrimonio e mostra il suo lato oscuro nel relazionarsi con un uomo incapace di comprendere ogni sua scelta.
La dedizione al Crocefisso è totalitaria e carnale, Anna non ha di conseguenza spazio per altri affetti e il marito diventa un ostacolo che si frappone tra lei e l'altro.

Ospitare tra le mura domestiche il mondo musulmano diventa la ragione di una nuova crociata alienante e pervasiva, capace di provocare un tumulto che finisce per estirpare il male (la religione) alla radice. Con un cambio di prospettiva sofferta, l'amore si trasforma in odio e ciò che prima era àncora prende la forma di un amo conficcato sul cuore. Come una lancia che trafigge il costato del Cristo nelle ultime stazioni della via Crucis, una nuova verità rivelata trapassa il petto di Anna, non più disposta ad accettare passivamente le prove che Gesù ha posto sul suo cammino.

Con Paradise: Faith Ulrich Siedl rimette in discussione la cieca convinzione ai dogmi della Chiesa: l'esasperazione dei comportamenti di Anna induce a indagare il confine tra sanità mentale e follia, ad esplorare la doppia faccia dei fedeli cattolici e a smantellare un credo che si basa più sulle parole che sui fatti. Anna, angelo e demone contemporaneamente, non ha remore nel portare la statua della Madonna miracolosa in casa degli altri ma la tiene metaforicamente ben distante dalla propria abitazione. Il suo altruismo fuori dalle mura di casa si scontra con la crudeltà e l'indifferenza nei confronti di Nabil. In un crescendo di scontri psicologici e fisici, Anna e Nabil diventano il simbolo di un'atavica paura che attanaglia l'Europa contemporanea come quella di secoli orsono: Cristiani e Mori, Cattolici e Musulmani, rivivono un Medioevo di caccia alle streghe, un tempo e una situazione in cui è impossibile tracciare una linea netta tra bene e male.

I tableau neoespressionisti di Siedl restituiscono corpi che, martoriati, entrano nell'inquadratura fissa della camera da presa per essere umiliati ulteriormente e messi all'indice. Tra blasfemia - sputi diretti alla Croce, autoerotismo con un Crocefisso di legno e bestemmie mai trattenute -, sperimentazione e voglia di provocazione estremizzata, Siedl raggiunge una maturazione artistica che lo pone definitivamente tra i grandi autori del cinema contemporaneo.

Voto: 10.

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