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La migliore offerta

Regia di Giuseppe Tornatore vedi scheda film

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Carlo Ceruti

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La recensione su La migliore offerta

di Carlo Ceruti
10 stelle

Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un anziano e temuto battitore d'asta. Porta i guanti per paura di stringere le mani ad altre persone, si tinge i capelli per apparire più "piacente", ha dei modi di fare educati e signorili quanto freddi e distaccati e dai suoi occhi sfuggenti ed orgogliosi, non lascia mai trasparire un sentimento e difficilmente incrociano lo sguardo degli altri, specie se gli altri sono donne.
Ha una stanza segreta in casa, colma di quadri di valore raffiguranti figure femminili e, ogni sera, li fissa con ossessiva ammirazione, seduto in tranche sulla sua bianca poltrona perso nei pensieri d’amore che ha per loro.
Quando arriva il giorno del suo compleanno ed il ristorante dove mangia (sempre da solo) gli tende un pericoloso agguato ricordandosene e servendogli una torta, resta minuti interi a fissarla, avvolto e trascinato da oscure riflessioni che lo affliggono, ma che ormai allo spettatore risultano abbastanza chiare.
Si capisce allora che Virgil ha creato attorno a sé un'impenetrabile cappa di difesa, costituita dai guanti, dall'educazione, dalla forma, dalla severità ed anche dai capelli tinti e nessuno può oltrepassarla. E' perfettamente controllato e misurato, di modo che nessuno al mondo possa intuire cosa prova ed ha un modo di fare totalmente spersonalizzato. Ha non più di un amico e nessuna donna. Usa il narcisismo come scudo, ma non riesce a proteggersi dal rimpianto e dal desiderio di rifarsi una vita, desiderio che tanto cerca di tenere a bada. E' uno smisurato amante della bellezza, soprattutto femminile, che si limita a fissare da lontano, triste ed impotente.
Le prime sequenze sono tutte incentrate sulla figura di Virgil. Su quest'uomo angosciato, freddo e misterioso. Così ben delineato e tratteggiato, anche nei minimi dettagli, che non può non suscitare interesse e forse anche compassione nello spettatore. La grande casa in cui s'aggira cupo e solitario, ci viene mostrata come una parte integrante di lui stesso, della sua psicologia malferma e contraddittoria, concorrendo così ad incorniciare il suo modo d’essere.
Un giorno viene chiamato a valutare i mobili di una vecchia, grande e polverosa casa di proprietà di una signora costantemente rinchiusa in una stanza perché agorafobica. Lì Virgil trova degli interessanti pezzi di un robot settecentesco parlante che fa costruire ad un ragazzo di nome Robert. Un abile giovane che ha molto successo con le donne, che Virgil invidia ed ammira allo stesso tempo.
Mano a mano che il robot viene costruito e si completa, Virgil prova sempre più interesse verso quella creatura prigioniera di sé stessa, che ai suoi occhi le appare fragile, sensibile, spaurita e timorosa del mondo come e forse più di lui stesso. La voce femminile, soave e musicale, che attraversa quel muro alto ed invalicabile, penetra sempre più nelle orecchie di Virgil fino a prendere come ostaggio tutta la sua attenzione, i suoi interessi ed i suoi pensieri e pian piano la cappa di protezione di Virgil, fatta di freddezza, impersonalità e severità, si va affievolendo.
Lui non la vede ancora, ma già se ne innamora e quando scopre, che oltre ad essere sensibile e fragile, è anche bella non può più rinunciarvi. Così chiede consigli al giovane Robert su come conquistarla e quest'ultimo, oltre a ricostruire il robottino, lo aiuta come un maestro di vita. Lentamente la ragazza ricambia.
“La migliore offerta” è uno dei film italiani che più fa sperare in una rinascita. Un soave e leggero dramma sentimentale, mescolato a toni di giallo che non può non rimanere impresso nello spettatore. Tutto è perfettamente studiato e creato nei minimi particolari. I personaggi sono delineati benissimo ed appaiono completamente attendibili. Non ci s’identifica con nessuno in particolare, ma si prova una tale compassione e pietà per le loro situazioni che il film scivola via come un fiume in discesa e non si riesce a distaccare gli occhi dallo schermo neanche un’istante.
Gli edifici, le case e gli interni sono signorili ed imponenti, anche se manifestamente in disuso e polverosi e la macchina da presa si muove lentamente, direi discreta, all’interno di essi con fare quasi documentaristico.
Ma qual è il messaggio del film? I significati sono molteplici. La frase che più ci viene fatta rimbombare nelle orecchie è “C’è sempre un po’ di verità nel falso”, riferendosi inizialmente ad un quadro. Perciò “La migliore offerta” è un saggio sulla falsità, che si estrinseca inizialmente nel modo di fare impersonale di Virgil e pian piano si estende all’intera trama, fino a culminare nell’incredibile colpo di scena poco prima della fine. Sussegue poi un finale magnificamente commovente, che arriva quasi ad essere poesia cinematografica (che mi guardo bene dal rivelare) in cui più che dire “C’è sempre un po’ di verità nel falso”, viene da pensare “Ci si augura che ci sia un po’ di verità nel falso”.
Un film che non dice niente d’eccezionale, ma che sa come dirlo. Con un messaggio piccolo reso grande dal regista che qui decide di non lasciare tanto spazio alle parole ma ai sospiri, alle occhiate ed ai silenzi. Insomma, un piccolo grande film.
Tabellino dei punteggi di Film Tv ritmo:2 impegno:3 tensione:3 erotismo:1

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