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Regia di Giuseppe Tornatore vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su La migliore offerta

di barabbovich
8 stelle

Di uomini dalle capacità eccezionali combinati con grandi manipolatrici sono piene le cronache e la storia. Anche il cinema (si pensi a Margherita Gauthier), rovesciando talvolta il canone (come nel caso di Senso) ha raccontato ripetutamente l'opportunismo più bieco. A questo filone si aggiunge l'undicesimo film di Peppuccio Tornatore, da lui scritto, sceneggiato e diretto. La storia è quella di un battitore d'asta e collezionista d'arte di fama internazionale (Rush), uomo solitario e dispotico con disturbo ossessivo compulsivo e una collezione sterminata di guanti per non entrare a contatto diretto con le persone e le cose. A meno che le cose non siano dei quadri. Proprio lui, che non ha mai conosciuto l'amore, nella sua casa extra-lusso possiede una galleria immensa di costosissimi ritratti femminili. La sua traiettoria esistenziale si ingarbuglia quando viene assoldato da una ricca quanto stramba ereditiera (l'esordiente olandese Sylvia Hoeks) che dice di voler vendere la propria villa con tutti gli oggetti che essa contiene. L'antiquario, irretito dal mistero della ragazza che dice di soffrire di agorafobia e per questo non esce mai di casa né si fa vedere da nessuno, avvia le trattative tra sbotti d'irritazione e ripensamenti, attratto tanto dal sciarada tessuta dalla giovane quanto dai pezzi ritrovati nella villa riguardanti un automa del settecento, sua antica ossessione, di cui affida la ricostruzione ingegneristica a un ragazzo che è un mago della tecnologia (lo scialbo Jim Sturgess).
Non si può dire di più della trama di questo film che si colloca al crocevia tra melodramma esistenziale e thriller psicologico dai risvolti rosa. In questa favola nera Tornatore squaderna ancora una volta tutto il suo talento di narratore e di regista: il suo sguardo è sempre accuratissimo, al punto da rasentare talvolta l'oleografia e la leziosità, la sua cura dei dettagli e la capacità di tenere la tensione come sempre formidabili. A ciò si aggiungono l'ennesima prova superba di Geoffrey Rush e l'incanto delle scenografie. Peccato che il tutto risulti a tratti eccessivamente stilizzato, che la sceneggiatura risulta talvolta volutamente fuorviante e che l'interprete femminile, una ninfetta insipida assurta dal nulla al ruolo di co-protagonista, mostri capacità recitative davvero risibili.   

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