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Les Lignes de Wellington

Regia di Valeria Sarmiento, Raoul Ruiz vedi scheda film

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La recensione su Les Lignes de Wellington

di Spaggy
8 stelle

27 settembre 1810. Nei pressi di Serra do Bucaco, le truppe di Napoleone Bonaparte guidate dal generale Marsena sono sconfitte dalle forze alletate anglo-portoghesi di Wellington, un esercito di professionisti e giovani non disposti a soccombere al desiderio di egemonia dell'Imperatore. Subito dopo, inizia quello che apparentemente sembra essere un controsenso: l'arretramento di Inglesi e Portoghesi verso Lisbona. Il generale Wellington ha invitato la popolazione ad abbandonare città e boschi, portandosi appresso cibo e beni di prima necessità in modo che i Francesi al loro passaggio non trovino nulla. L'obiettivo è attirare il nemico, ridotto allo stremo, presso le linee fortificate che circondano la capitale e lì sferrare il colpo finale o sancire la resa.

A parte l'incipit prettamento storico, Les Lignes de Wellington si trasforma presto in un affresco storico drammatico in cui si intrecciano le vicende degli sfollati con le storie personali di tenenti, generali e comandanti. Affondando l'indagine sugli orrori della guerra, Valeria Sarmiento ne passa in rassegna ogni possibile conseguenza privilegiando come punto di vista quello di quattro personaggi principali: il luogotenente Pedro de Alencar, il sergente Francisco Xavier, la prostituta Martirio, la maliziosa inglesina Clarissa Warren e il venditore-sciacallo Penabranca. L'evoluzione delle loro storie, le dinamiche degli incontri che fanno durante il pellegrinaggio e i loro pensieri invitano a soffermarsi su cosa voglia dire "essere in guerra". A pagarne le spese sono soprattutto i poveri, costretti a confrontarsi con un aggravarsi delle loro misere condizioni: agguati, stupri di donne, tradimenti, morte degli animali domestici e peste costellano i loro destini. I boschi, abitati da briganti o da sanguinari preti che con le loro statue della Madonna in processione lottano contro l'inferno in terra, diventano così terreno di amori che nascono, di serrati confronti faccia a faccia, di prese di coscienza e di matrimoni mancati: nonostante la situazione di eccezionalità, si piomba in una variegata gamma di circostanze narrative di assoluta normalità. E ciò più che essere un limite è un pregio per il film.

Valeria Sarmiento, lavorando su un progetto cominciato dal marito Raul Ruiz, collabora con il team produttivo e realizzativo di I misteri di Lisbona realizzando un lungometraggio corposo ma mai pesante, in cui la ricostruzione di ambienti, costumi e usanze non presenta mai una falla. Avvalendosi di un cast internazionale che poggia soprattutto sui giovani protagonisti Nuno Lopes, Soraia Chaves, Carloto Cotta e Victoria Guerra. A John Malkovich spetta il compito di rappresentare un beffardo e cinico generale Wellington, più interessato al ritratto che il pittore Leveque - un insolito Vincent Perez - sta realizzando che alle dinamiche di una guerra di cui sembra conoscere già l'esito (invita il pittore a rappresentare meno cadaveri e meno eroi, quasi ad esorcizzare il numero di vittime che il conflitto ha mietuto). Quasi di contorno, invece, la partecipazione di Catherine Deneuve, Michel Piccoli e Isabelle Huppert, membri di una famiglia di bancari svizzeri presenti in una sola scena. Mathieu Amalric veste i panni del generale Marbot, alla guida delle truppe francesi dirette a Lisbona. Marisa Paredes è invece donna Filipa Sanches, simbolo delle donne di una certa età che si rifiutano di abbandonare il mondo in cui hanno vissuto e sono costrette a pagarne le conseguenze. Spazio per una breve apparizione della "nostra" Chiara Mastroianni, nei panni di un alto generale dell'esercito francese.

Simbolica la scelta finale di chiudere Les Lignes de Wellington con una ripresa delle campagne completamente arse, lasciando presagire il duro lavoro a cui un Paese devastato è chiamato per risollevarsi e rinascere.

Voto: 7

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