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Oltre le colline

Regia di Cristian Mungiu vedi scheda film

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La recensione su Oltre le colline

di FilmTv Rivista
8 stelle

La fede è cieca, la fede acceca. Ricopre e soffoca ogni cosa come lo strato di neve che ammanta il convento ortodosso dove Voichita, volto di porcellana da madonna russa, ha trovato la pace della vita monacale. Isolate dal mondo, a distanza di sicurezza dalla città, le donne sono un ecosistema rigido e autosufficiente. Alina, che è arrivata dalla Germania per portarsi via l’amica Voichita, di pace non ne ha mai conosciuta e certamente non può trovarla in mezzo alle suore di nero vestite, che la vedono come un elemento di disturbo da sbolognare al più presto al mondo laico. Due donne, di nuovo, sono al centro della narrazione di Mungiu dopo 4 mesi 3 settimane 2 giorni e, di nuovo, sarà la più forte a farsi carico dell’ingenuità dell’altra. Alina, nel disperato tentativo di recuperare l’intimità con l’amica (compagna, amata, sorella, unico essere umano di cui si fida), si scontra violentemente con la volontà di Voichita di adeguarsi al mondo asettico del monastero, che non ha intenzione di abbandonare. L’insofferenza monta come una fiamma fatale nel gelo oltre le colline: quella delle suore nei confronti dell’intrusa, quella di Alina nei confronti della cieca obbedienza delle monache, e soprattutto del rifiuto di Voichita a tornare fuori, nel mondo, con lei. La rabbia della ragazza non può che essere opera del demonio: l’esorcismo è l’unico modo per sanarla. Comincia un calvario di reiterati tentativi di espulsione del Maligno, che è il corrispettivo in versione cinema verità dei tanti horror demoniaci degli ultimi anni: anche su Oltre le colline, come su quelli, campeggia l’inquietante «tratto da una storia vera». Il fatto è accaduto nel 2005 ed è raccontato in un romanzo d’inchiesta cui Mungiu si è ispirato: come nella sua opera precedente, l’orrore non è fiction ma condizione dello spettatore. Vincitore a Cannes 2012 dei premi per la sceneggiatura e per le due interpreti, il film procede lungo una spirale di cerchi concentrici in cui ogni cosa pare accadere solo per essere annullata e ripetuta, costringe ai tempi dilatati e ritualizzati del convento fino a farlo diventare l’unica dimensione. Salvo poi scaraventarci, nel finale, fuori da quella realtà parallela, nel mondo, spalancando gli occhi sugli esiti della fede cieca.

 

Recensione pubblicata su FilmTV numero 45 del 2012

Autore: Ilaria Feole

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