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Foxfire - Ragazze cattive

Regia di Laurent Cantet vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Foxfire - Ragazze cattive

di laulilla
7 stelle

Per la regia di Laurent Cantet la trasposizione del romanzo di Joyce Carol Oates Foxfire: Confessions of a Girl Gang (1993), già raccontato, nel 1996, da un film diretto da Annette Haywood-Carter, con Angelina Jolie.

 

Il regista francese è interessato soprattutto all'indagine sociologica del comportamento di alcune ragazze di umili origini in una situazione ambientale difficile e ostile, che, come nel romanzo, è la provincia americana povera dello Stato di New York negli anni ’50, in cui – a pochi chilometri dalla metropoli – è condivisa e accettata la sottocultura ottusa e becera dei maschi locali, per reagire alla quale si forma il gruppo organizzato e segreto delle Foxfire.

Si tratta di adolescenti ribelli, compagne di scuola, che, non rassegnandosi a essere continuamente vilipese, decidono di unire le loro forze per attaccare i più ingiusti privilegi sessisti, sognando addirittura di arrivare a costituire, grazie alla loro setta, una società senza maschi.

Chi vuole entrare a far parte del gruppo si deve sottomettere a un rito cruento di iniziazione: l’incisione su una spalla di un simbolo di lotta, costituito da una specie di fiamma; deve poi giurare fedeltà perinde ac cadaver e aiuto reciproco, naturalmente nella massima segretezza.

Le Foxfire riconoscono in Legs (Raven Adamson), giovane carismatica e intelligente, la loro guida: le si affianca Maddy (Katie Coseni), che assume, fin dal primo momento, il compito di redigere la cronaca minuta della vita del sodalizio femminile che si va formando.

Le prime attività delle giovani del gruppo sono di intimidazione e di vendetta nei confronti dei maschi, sia di quei coetanei che a scuola ridono di loro e dei loro insuccessi - e che fuori dalla scuola tentano di stuprarle - sia di uomini più maturi, come quel signore rispettato e molto per bene, che approfittando della povertà di Maddy si sente in diritto di provarci.
Il gruppo, coll’andar del tempo, si estenderà, accogliendo anche donne meno giovani, ma segnate dalla violenza coniugale, come Agnes (Chelsee Livingston), limitando, tuttavia la solidarietà alle sole donne bianche, essendo il pregiudizio razziale profondamente radicato in alcune delle adepte.

A poco a poco, però, le provocazioni dimostrative degli inizi si trasformeranno in azioni criminali vere e proprie, facendo emergere insanabili e profondi dissensi sugli obiettivi del gruppo delle Foxfire, che finirà con lo sfaldarsi.

Preceduta da Rita (Madeleine Bisson) che se n’era andata per un amore inammissibile per la setta, persino Maddy, la cronista, dopo un proprio sofferto percorso di maturazione, avrebbe seguito la sua strada, turbata dalla deriva inquietante e para-terroristica nella quale le giovani stavano scivolando, prive come erano di strumenti culturali e progettuali per la trasformazione della società, e convinte come erano che ai diritti rivendicati fosse necessario arrivare attraverso un crescendo di azioni delittuose.

Sul destino delle altre giovani e su quello di Legs sarà possibile, invece, soltanto avanzare ipotesi e congetture...

 

 

 

 

Cantet gira la sua pellicola dopo aver a lungo meditato sul romanzo e dopo aver osservato le dinamiche interne ai gruppi femminili nelle scuole, o negli istituti per il recupero sociale, cioè in quelle realtà che egli individua come le più adatte per reclutare i personaggi del film, fra cui, infatti, è presente un’unica attrice professionista.

Del romanzo Cantet mantiene il contesto sociologico dell’America provinciale degli anni ’50, delle contraddizioni e dei fermenti che ne  animano alcuni ambienti violentemente osteggiati dalle chiusure conservatrici molto diffuse;  mantiene inoltre la sostanza del racconto, riordinandolo, però, secondo un criterio che permette di ricostruire gli eventi nella loro successione temporale, mentre nell’opera della Oates, i ricordi di Maddy emergono in modo casuale, seguendo i più imprevedibili percorsi della memoria.

Il film sfiora la durata di 150 minuti, ma fluisce senza annoiare, grazie a una buona sceneggiatura, a una pulitissima e netta fotografia e all’eccellente prova di tutti gli interpreti.

 



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