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The Lone Ranger

Regia di Gore Verbinski vedi scheda film

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La recensione su The Lone Ranger

di scandoniano
9 stelle

Un comanche ed un ranger negli Stati Uniti di metà ‘800 collaborano insieme per riconsegnare alla legge lo spietato Butch Cavendish…

È soltanto la base (e non potrebbe essere altrimenti) della trama di “The lone ranger”, l’ultimo film di Gore Verbinski che si dipana attraverso un’infinità di situazioni e personaggi talmente variegata da sfiancare anche il più volenteroso degli spettatori. Avvalendosi della stessa crew de “I pirati dei Caraibi” e con situazioni parzialmente vicine (per ovvie ragioni) al precedente “Rango”, il film centrifuga talmente tanti argomenti che quando ad un certo punto si presentano ben quattro piani narrativi affastellati contemporaneamente (un flashback nel flashback nel flashback per intenderci), la cosa non disturba, anzi, appare come qualcosa di coerente…

L’operazione è un caleidoscopico circo di emozioni, suoni, colori. All’inizio l’impressione è semplicemente che Jack Sparrow si sia travestito da indiano (corvo sullo scalpo e cerone sul volto), ma poi gli equilibri cambiano e il film dimostra di avere una sua anima, originale, virtuosa, sensazionalistica, tanto che il tutto diventa indubbiamente coinvolgente, con punte di divertimento innegabili, così pieno di invenzioni visionarie che travalicano spesso il paradossale. Tutto va nella direzione di un finale tirato (giustamente?) per le lunghissime e adeguatamente parossistico come il resto del film (sensazionalismo, mutatis mutandis, accomunabile alla scena leggendaria del treno precipitato in “The general”, di e con Buster Keaton). Lo stile di narrazione è in crescendo, con il cattivo che si rivela a poco a poco, le dinamiche e i retroscena che arrivano in maniera progressiva e un continuo svilupparsi di sottotrame con colpi di scena  a ripetizione). Insomma, nell’epoca in cui i film si dividono in due atti, “The lone ranger” viaggia controcorrente, tanto che col materiale incluso in questa pellicola di 145’ di durata, se ne poteva fare tranquillamente una trilogia. Postilla doverosa su Johnny Depp, che stavolta, per quanto mascherato a dovere, forse ancora di più che altrove, interpreta un personaggio solo a tratti istrionico e sui generis, mostrando per lunghi tratti una seriosità fuori dall’ordinario per quelli che sono stati i suoi standard degli ultimi anni. Un film consigliabile, dall’ampio budget decisamente ben speso.

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