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The Lone Ranger

Regia di Gore Verbinski vedi scheda film

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La recensione su The Lone Ranger

di LAMPUR
8 stelle

 

Ed allora perché, mi chiedo, la consueta baracconata a forma di blockbuster sovvenzionata Disney, avrebbe dovuto perdere tempo a gingillarsi con risvolti ed atmosfere di una storia ben architettata dai finali ingegnosamente intersecati, di una fotografia limpida e finemente articolata, che gioca coi particolari, con le luci e le ombre, coi primi piani senza paura del trucco che esonda, di effetti ultra speciali (solo il treno che deraglia in apertura vale tutto Skyfall..), di reiterati appigli immalinconiti, di balocchi visivi, rimandi e virtuose acrobazie di macchina da presa, di flashbackes paralleli a racconti in tempo reale, con gli ammiccamenti da indiano bizzarro - stavolta a pennellissimo sul nostro Depp, assai più di quelli da pirata da circo Jack Sparrow-, di sfalsamenti di tensione ed azzeccati connubi mesto/giocosi.

E poi ancora con l’abbattimento delle convenzioni (i conigli famelici sono una chicca di gran classe) e la ricchezza delle situazioni (imboscate, inseguimenti, voltafaccia) e dei personaggi, cavallo zorriano sui tetti compreso, vero elemento chiave forse ancor più del ranger solitario con le sue titubanze texwilleriane e di Tonto coi suoi rimorsi, le sue paure e le sue trovate geniali, e le sue faccette che in andirivieni spazio temporale lo vedono sempre terribilmente protagonista.

Certo si calca anche la mano su situazioni eccessivamente paradossali come la corsa sfrenata tra i due treni (e relativi binari) paralleli dove già si faticava enormemente a costruirne una di ferrovia... ma transigiamo col sorriso pensando che Verbinski rimane sempre l’autore di quelle modeste schifezzuole che rispondono al nome dei Pirati dei Caraibi... d’altro canto non nascondo l’ammirazione per il regista che in tempi passati ha sfornato un gioiellino, per me cult assoluto, come The weather man, colmo di contrasti e risvolti psicologici e che tuttavia, nonostante l’aria scanzonata e fracassona di Tonto e del suo ranger solitario, riusciamo a percepire anche in The Lone Ranger, nelle svariate prospettive che tracimano rammarico e rimpianto.

 

Perché allora? Continuo a chiedermi, perché impegnarsi cosi, affastellando tutta una serie di turbamenti da estrapolare argutamente tra la deflagrazione e i cotillons?

 

Potevano spendere un sacco di meno e farci finire i popcorn in pace, senza titillarci pure la sacrosanta emozione.

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