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Gli anni spezzati

Regia di Peter Weir vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Gli anni spezzati

di Byrne
8 stelle

GALLIPOLI - I Piedi dell'Angelo

 

Prima di Cook e della colonizzazione l'Australia aveva conosciuto solo gli Aborigeni; prima del loro arrivo qualche decina di migliaia di anni fa, solo rocce e serpenti. Ancora oggi i (relativamente) pochi abitanti sono concentrati sulle coste e ai margini dei deserti, territorio faticosamente conteso a una natura ostile; gli spazi sconfinati, la fauna unica al mondo (con una percentuale di specie endemiche intorno al 70%), la lunare imperturbabilità del paesaggio: tutto parla di un luogo in cui il tempo ha deviato il suo corso e perfino la grande Storia ha rallentato il passo. Ma una guerra non si guadagna l'appellativo "mondiale" per nulla: nel 1915 l'Australia onorò la sua appartenenza al Commonwealth con il sacrificio di ottomila soldati, carne da cannone durante un'azione diversiva contro i Turchi nella baia di Gallipoli; come una bambina che si scopre donna alla vista del sangue, la nazione potè mettersi definitivamente sulla mappa solo al prezzo della sua antica innocenza.

 

Si potrebbe spiegare tutto questo con un sermone infinito; a un narratore intelligente come Peter Weir bastano due personaggi. Archy Hamilton (Mark Lee) è un ragazzo di campagna, vero e proprio cowboy del deserto e promessa dei 100 metri piani sotto la guida esperta di suo zio Jack (Bill Kerr). Sconfigge in gara il corridore Frank Dunne (Mel Gibson), cittadino di Perth e spiantato giramondo, pur essendosi distrutto i piedi sulla roccia appena il giorno prima; ci riesce - come spiega all'avversario - perche Frank non inizia mai le gare da terra. Anzi, il personaggio ci viene presentato proprio così: Frank Dunne, di Perth. Quello che parte in piedi. Ma un vero corridore deve iniziare su quattro zampe, come un animale o un bambino piccolo, se vuole andare più forte degli altri e vincere. Deve crescere, deve evolvere; diventare uomo in pochi secondi. E diventare uomo significa scoprire il dolore. Lo sa bene il vecchio zio, a sua volta ex campione di corsa, reduce di guerra dai connotati hemingwaiani. Sa che la guerra tornerà per suo nipote e che niente potrà trattenerlo. A un certo punto legge ad alta voce un passo del Libro della Giungla di Kipling.

 

poi prese fiato e sospirò, e le lacrime gli corsero giù per il viso. "che cos'è? Che cos'è?" disse. "Non voglio lasciare la Giungla, e non so cos'è questo. Sto morendo, Bagheera?" "No fratellino, sono solo lacrime, come capita agli uomini. Ora so che tu sei un uomo e non più il cucciolo dell'uomo. Lasciale cadere, Mowgli. Sono solo lacrime" Così Mowgli si sedette e pianse come se il suo cuore dovesse spezzarsi e lui non avesse mai pianto prima in vita sua. "Ora" disse "andrò dagli uomini"

 

(Peter Weir) mi volle per Gallipoli perchè non ero il tipico Australiano. Aveva già Mark Lee, angelico, l'ideale di ragazzo australiano, e cercava una sensibilità più moderna. Pensava che il pubblico avesse bisogno di qualcuno che facesse da tramite col suo tempo.

Le parole di Mel Gibson, qui in un ruolo che vale una carriera, dimostrano una comprensione profonda dei personaggi; si, serve il viso pulito di Mark Lee per dare corpo al "vecchio West" dell'Australia rurale, pura perchè ignara del mondo degli uomini, bambina e quadrupede. La maschera sorniona di Gibson sta invece per l'Australia disincantata delle città, quella che sa (o crede di sapere) come va il mondo e parte in piedi, già adulta. Sono le due protagoniste assolute dei primi film di Weir: in Picnic a Hanging Rock e L'Ultima Onda il fascino sinistro della prima strappa la seconda alla sua culla di civiltà per restituirla a una dimensione spirituale dimenticata. In Gallipoli l'incontro tra un mondo incorrotto e la modernità nella forma della guerra è fatale, un po' come la vista dell'automobile per il Cable Hogue di Peckinpah. Quando alla fine quel mondo si alza e corre, l'"Altra" Australia può solo guardarlo andare al massacro, conscia che partire in piedi - se salva la vita - significa anche non diventare mai davvero uomini.

 

C'è tutta una parte di Gallipoli ambientata al Cairo in cui - tra le altre cose - la silhouette inconfondibile delle Piramidi viene accostata alla forma triangolare delle tende dell'accampamento australiano, bianche come il marmo. Tombe per uomini ancora vivi, presagi di morte e insieme monumenti. Ma qualcos'altro monopolizza la scena: la grande Sfinge della piana di Giza richiama alla mente l'indovinello che la sua omonima poneva a Edipo: "Quale animale cammina su quattro zampe al mattino, su due a mezzodì e su tre alla sera?". Forse Archy risponderebbe come Edipo: l'uomo. Che prima va a gattoni, poi si alza in piedi. Infine cammina appoggiandosi a un fucile. In Greco il nome "Edipo" significa "dai piedi tumefatti".

 

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