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Bella addormentata

Regia di Marco Bellocchio vedi scheda film

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La recensione su Bella addormentata

di mck
8 stelle

• Nuvole Senza Messico ( nel Blu dipinto di Merda ), ovvero : il Ritratto di un'Istantanea del Paese ( immobile, e non per l'occasione ) : To Udine With Love.

Ciò che non è, l'opera, racconta : una settimana nella [ “non” ( più ) ] vita di Eluana Englaro e di chi la ama, le vuol bene, la conosce e le appartiene. 

...è la vita che va, è la vita che va, è la morte che viene...

 


• Il film.  Bussare ed Attendere.

Dopo 10 anni la Gradiva abbandona il suo bassorilievo e, fottendosene dell'Ecclesiaste Qoelet così come della fantasia pompeiana di Jensen e delle interpretazioni di Freud ( e Dalì, Breton, Barthes, Robbe-Grillet ), rifiuta cenere e polvere (ri)tornando carne e, staccando l'ombra da terra ( altra pagina di storia patria ), compie il passo. 

 


• Il contesto.  " Xanadu. No, ma che dico : Serenes ".

“Normalmente” parte della critica tende ad individuare ne “l'Ora di Religione (il Sorriso di Mia Madre)” la rinascita di Bellocchio. A parte il fatto che non era morto [ dopo aver ristabilito una giusta distanza con la Cina ( godardianamente parlando : la borghesia impera ) così da averne una visione d'insieme migliore si era appisolato un attimo post-preliminari ( la Visione del Sabba, gli Occhi... ) e post-coito ( ...la Bocca, il Diavolo in Corpo ) per poi perdersi dimentico del perturbante inseguendo una libellula in un prato ( il Sogno della Farfalla ) ] m'anzi dedito ad un'iperattività che durante gli anni '80 craxiani sfornò piccoli capolavori ( Enrico IV, la Condanna ) per poi, con la quotazione in politica di Fininvest ( gli anni '80 in Italia non finirono...si travasarono semplicemente nei '90, resistendo fino a metà del decennio ), sbocciare del tutto : io azzarderei a riscontrare come principio della deflagrazione ultima ancora in corso il binomio costituito da “il Principe di Homburg” e dal primo segmento di quell'autentico capolavoro che si concluderà più di un decennio dopo portando il nome ( di famiglia ) di “Sorelle Mai” ( già licenziato una prima volta, composto da 3 delle 6 sezioni/lezioni di regia finali, un lustro addietro ), forse anticipando troppo col senno di poi questa resuscitazione. Di certo però il risorgimento avviene tre/4 anni prima de "l'Ora di Religione" : è "la Balia" il vero atto ''rivoluzionario'' contro il paese che s'era appena punto col fuso…una nazione che vuole di nuovo imparare a leggere la propria storia, e a farla, magari… 

 


• Il Resto.  Danzando Allettati sulle Macerie.

Eluana Muore. Il Paese è sgravato.

I Mostri Sotto il Letto da tempo si sono spostati nel Televisore. 


Tutti hanno i loro dogmi, dettati dalla fede cieca ed idiota o dalla protesica incompleta scienza medica, ed in mezzo perché no – e chi è, il figlio della serva ? - il Presidente del Consiglio che straparla di mestruazioni attive ed impulsi elettrici, e di “mi dicono che potrebbe anche figliare” ( Maggie Fitzgerald, Alicia e Lydia, Beatrix Kiddo :

 


pensateci voi ) :

– il Dottor ( Primario Anestesista ) Amato De Monte : “ Eluana non soffrirà perché Eluana è morta 17 anni fa ” = il ''dogma'' scientifico, medico, esperienziale.

– il Padre al Figlio al capezzale appena ricostituito di Figlia e Sorella : “ Tu devi rispettare la volontà di tua madre. Puoi non condividerla ma la devi rispettare. […] Tu non puoi imporre agli altri quello che pensi sia giusto, è chiaro ? Questa è violenza, violenza pura ! : qui la dicotomia esplode palese, l'intento morale è ulcerante, scoperto, financo indifeso nella sua lapalissiana retorica didattica, il senso stesso del film deflagra falloutando furibonda stereotipizzazione e modulando educazione a spaglio : ché nel mentre il padre rimprovera il figlio per il tentato omicidio, il cadavere in vita della Bella Addormentata giace lì in mezzo a loro. Poi continua, ''cambiando'' argomento : “ Ma non capisci che oramai tua madre non saprebbe vivere diversamente ? Della libertà che per me e per te è così importante a lei non interessa più niente ! ” = egoismo, indifferenza, ottusità, sopravvivenza.

– Maria, la figlia del senatore, che ci viene mostrata rivivere il ricordo in cui vede il padre soffocare la madre sofferente di una malattia terminale mentre in verità la sta abbracciando mentre in realtà l'ha appena staccata dalle macchine, e che prima dell'amplesso si porta la croce che porta appesa al collo attaccata ad una catenina dal petto alla schiena :

//www.filmtv.it/post/31190/in-serie-16-un-mash-uprecap---iqualcosai-di-emerson-ovvero/#rfr:user-47656 = il dogma della fede...come ingenua certezza dei propri desideri e speranze.


– il Senatore, rimasto ( grazie al porcellum ) come tutti gli altri suoi colleghi - che ''vagano per il centro...li vedi...” - senza il proprio collegio elettorale in cui rifugiarsi alla bisogna ( e che rincasa, alle prime brume della sera, nella vecchia magione di famiglia, mentre le nebbie salgono dalle rocce conglomeratiche su cui sorge Udine, attraversata dal Corridoio 5 PanEuropeo, tra la prima fascia collinare e la pianura adriatica, in bicicletta ), che non cerca - mentre altri ne vengono rifiutati ( li vedi...che vagano…) - la tv, promette : “ Non mi sono ancora dimesso, ma lo farò ” = la prassi.

– la stessa bella addormentata non ha piaghe da decubito visibili/mostrate, non soffre di accumulazione di liquidi, di denutrizione, di cascami muscolari = contro-anestetizzazione al potere delle immagini, gioco paradossale con l'obbiettivo-specchio distorto, contro-propaganda alla in-credibilità dell'effigie-raffigurazione-fotografia, rifiuto dell'acquiescenza di significato di fronte all'icona, della remissività morale e della fruizione della Riproduzione di Realtà in modo distratto, senza critica né analisi.

 

* * * * ( ¼ )

 

Più che una favola in cronaca "Bella Addormentata" è un horror dell'anima ( prima di "Sangue del Mio Sangue", che in realtà è una dicotomica TragiCommedia ), è la condensata mitopoiesi di ciò che siamo oggi : una sineddoche per tutti i casi simili, ognuno particolare ed unico nella sua specificità. 

 


• Sistema di Supporto Vitale : la Macchina-Cinema.

–- Soggetto e sceneggiatura dello stesso Marco Bellocchio in collaborazione col veterano Stefano Rulli e la giovane Veronica Raimo [ factory Minimum Fax & il Manifesto, come il fratello-insegnante Christian scrittrice ( il Dolore Secondo Matteo, Tutte le Feste di Domani ), traduttrice ( lui DFW, lei FSF ), etc…].

Se in “l'Ora di Religione” si interagiva di getto con i dialoghi -[ penso alla bella scena in cui Sergio Castellitto-Ernesto Picciafuoco – qualcuno ha avuto la grande intuizione di criticare la fenomenologica scelta dei nomi e dei cognomi presenti in “Bella Addormentata” : un minimo di decenza, per favore, e un minimo di conoscenza : state parlando di uno che chiama un personaggio che scompare Smamma ( Gianni Cavina ne “il Regista di Matrimoni” : la consapevolezza attiva dell'apparenza e la rappresentazione passiva dell'essenza ) – viene ''testato' ed ''interrogato'' da Maurizio Donandoni-Cardinal Piumini in “l'Ora di Religione” : quelle poche battute di dialogo scaturiscono nello spettatore ( esperienza personale e soggettiva ) un'infinita teoria di risposte ed interazioni possibili, per esempio quando viene rimproverato al protagonista da parte dell'alto prelato di sorridere – in risposta automatica e difensiva all'incalzare delle domande, delle rivelazioni e dell'assurdità della situazione – ecco che le frasi messe in bocca all'eroe-che-infine-scelse-di-duellare-all'-alba paiono monche e poco coraggiose, parziali e prive di riflessi cogitativi pronti e subito le si completa, le si cambia, le si rafforza ]-, ciò manca in “Bella Addormentata”, dove tutto è più chiuso, pre-definito, (pre)pensato e ''perfetto''...e giusto...in modo tale che l'interazione e l'elaborazione in diretta non avvenga con i personaggi ma con noi stessi : l'autoanalisi è servita : grezza, pavloviana, necessaria. 

 


E' un film di sottoinsiemi blindati che interagiscono tra loro facendo cozzare gli uni con gli altri i propri chitinosi gusci. 

 


Compartimentata e comunicante, follemente, consapevolmente e scientemente retorica --[ alcuni dialoghi sono ''volutamente'', letteralmente ''imbarazzanti'', per non dire ''impronunciabili'', là dove il simbolo esercita il suo predominio sulla cronaca e viene spinto oltre la soglia del ridicolo per purificarne il senso ( la sostanza è talmente forte e necessaria che resiste al fuoco amico di una forma che lo sfilaccia ) : forse i giovani ( M.Riondino, F.Falco, B.Placido ) non riescono a stemperarne l'intensità fuori scala rendendoli concreti e assimilabili, di certo ci riescono Maya Sansa ( la sua è la parte più spinta, in questo senso : il suo veleggiare scarpinante sullo spartiacque tra melò fiammeggiante e il macchiettismo spicciolo è encomiabile ), Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Herlitzka e Gigio Morra. Le parti di Toni Servillo, Alba Rohrwacher, GianMarco Tognazzi e anche ( non paradossalmente ) quella di Isabelle Huppert ( ancorata all'immanente quotidiano ), invece, al netto della loro eterogeneità, risultano essere più classiche, e la grandiosità dei loro interpreti è libera di dispiegarsi appieno e non viene incisa e scalfita da questa più ''convenzionale'' collaudatezza ]--, corazzata dalla sua tegumentazione attraente/respingente, enfaticamente programmatica nella sua scelta di presentare ed utilizzare personaggi a rischio stereotipo in quanto portatori sani dei loro stessi vessilli allegorici, simbolici, veristi, romantici, ed i(pe)rrealistici [ in tri/quadri-partizione : un po' di melò per la parte Rohrwacher-Riondino, un po' di metacinema ( e quindi di autobiografia ) per la parte Huppert-Tognazzi, un po' di trattatello socio-psicologico per la parte Sansa-Bellocchio, un po' di pamphlet per la parte Servillo-Herlitzka ], ma al contempo più che mai viva e vegeta, combattiva e vigile, la sceneggiatura di “Bella Addormentata” mette in scena un raffreddato, frenato e moderato melodrammone di routine che con la sua composta prismaticità avvolge i sensi e mette in atto il paradosso migliore che il cinema può ingenerare : ci inietta nel mondo e ci inietta il mondo : nel buio della sala apre una finestra ( che non è la tv, non è la radio, non è la carta stampata, non è il bar, non è la famiglia, non è una stanza tutta per sé e non è nemmeno, solo, la strada, ma è tutto questo ed altro : figura con paesaggio : un'istantanea di un paese immobile dove la vita scorre senza progredire, fluisce senza svilupparsi ) sul già visto, sul già sentito, sul già pensato e ci urla : bene, prova(te)ci ancora. Ad essere. A diventare. A Cambiare [ magari anche ( il ) Paese, senza lasciarlo per sempre ]. 

 


Se il rigonfio Sorrentino ci parla di un nulla estensibile all'universo completo comprensivo dell'espansione in atto mentre scrive e gira il film, Bellocchio si ferma prima, a livello di un infinito particolare e locale : noi : in carne, sangue ed ossa. Se il primo ci tratta da macchiette ( pure abbozzando i profili del potere ) inserendoci a forza nella storia per poter declamare quel che occorre all'autore per definirsi tale, il secondo ( paradossalmente, a proposito di muscoli, sangue e pelle ) ci riduce a maschere, e fattolo, cesellandoci con cura, c'indossa.
Chiunque non si riconosca in una categoria cui appartengono i vari singoli personaggi principali ( Berlusconi si riconoscerà in Berlusconi, Bonino in Bonino, Quagliariello in Quagliariello, Schifani in Schifani, Veronesi in Veronesi, Wojtyla in Wojtyla : lascio all'ipotetico lettore il compito di provare ad individuare chi, col senno di poi dell'oggi o dei secoli a venire liberati dal potere temporale, non debba sputarsi allo specchio ) mente a sé stesso.

 


• Il Senato retro ( e fronte ) proiettato prima d'esser smantellato.

Il comparto tecnico è semplicemente strabiliante, e al netto dello strabilio di consuetudine, si supera.

–- Fotografia ( forse la parte più classica, anzi : trattenuta, della squadra ) di Daniele Ciprì, che dopo il B/N di lucido cemento, spunzoni di tondini in ferro, calcinacci, rottami e rovine in coppia con Franco Maresco, e l'esatt'opposto arcobalenante di pastelli fluorescenti al neon con Roberta Torre, qui collabora per la seconda volta consecutiva col regista di Bobbio in Val Trebbia, e la texture non è così differente da “Vincere” : il funebre latteo cinereo è lo stesso, ma sono stati azzerati gli arzigogoli, gl'inserti che andavano a costituire la componente metacinematografica, il massimalismo postmodernista, dato che il film ha ovviamente una concezione formale differente, e quello split screen retro-futurista dell'anima che caratterizzava e performava il film su Ida Dalser e figlio -[ rimane un lacerto momento in cui compare un fugace frammento di una scena da “la Vera Storia della Signora delle Camelie” ( già nelle precedenti mani – la storia romanzata – di A.Gance, C.Gallone e V.Cottafavi; e perché no, è quasi un romanzo d'appendice condensato in una rutilante frenesia di susseguenti uscite giornaliere per il tempo di una settimana, “Bella Addormentata”, compresso in meno di due ore ), un tardo Bolognini da riscoprire, con una giovane Isabelle Huppert : da cortigiana ( Marguerite Gautier ) a divina madre, da entraineuse ( Alphonsine Plessis / Marie Duplessis ) a reverendissima ]- qui scompare in favore ( e in altrettanto, più fermo e solido fervore ) di una nota a piè di pagina dell'oggi. 

 


Rimane però – o meglio si viene a creare per forza di cose...le stesse cose che non permisero a Teresa di girare il suo film sul docile Caimano paffutello [ tra i più sfigati fra gli arcosauri crocodiliformi ( coccodrilli, alligatori, gaviali ) per dimensioni e forza ] con il parlamento ricreato in scala 1:1 ma solo un cortometraggio, il finale, una brulla scalinata e i primi ultimi fuochi di molotov a champagne : i danari mancanti [ in tutto ciò la produzione Tozzi - Cattleya rimane intelligente, coraggiosa e meritoria, tanto quanto la Film Commission Friuli subito dimissionata e dismessa dopo averne ritirato e castrato i fondi già messi liquidi sul banco : i soldi -miracolo!- torneranno, le teste rotolate via della FCF continuano ad essere mozze : http://temi.repubblica.it/micromega-online/punizione-esemplare-chiuso-l%E2%80%99ente-che-ha-contribuito-al-film-su-eluana-bellocchio-prigionieri-dellideologia/?printpage=undefined ] – un momento, una soluzione, un'ideAzione rimarchevole : quella di retroproiettare ( oltre alla più diretta e surrealista – il momento alla "Vincere" – sequenza della fronte-proiezione addosso ai senatori ) sullo sfondo oltre-limine le immagini televisive-pixelate degli spalti e degli scranni del Senato della Repubblica per ri-creare per l'appunto quello che le scenografie sul set, coi soldi a disposizione, erano impossibilitate a fare : una parvenza, una sensazione di profondità di campo estesa. 

 

( RetroProiezione )


–- Montaggio di Francesca Calvelli, che gioca con l'accavallarsi pacato di certi minimi ma significativi anfratti temporali e restituisce l'oniricità di alcuni perturbanti ricordi che riaffiorano ed essudano trasudando dal rimestare dell'interpretazione nel territorio della rimembranza : potente e minimale al contempo, a tratti colpisce come un maglio racchiudendo e dispiegando in un'ellissi un mondo, una vita intera. Si, cose così.

–- Musiche di Carlo Crivelli - sodale di Bellocchio, col quale ha iniziato la carriera, dal "Diavolo in Corpo" di metà anni '80, e l'ha poi quasi del tutto ininterrottamente fino ad oggi accompagnata ad esso ( significativa la parentesi degli anni '00 – ''coincidente'' col tratto centrale del periodo della ''rinascita'' - in cui il suo posto viene preso dall'altrettanto valido, potente e riccamente variegato repertorio di Riccardo Giagni ) - sommessamente allegre e placidamente furibonde, le cui zufolanti arcate e le fraseggianti stimpanate si fondono ruvidamente con le immagini.

–- Scenografie di Marco Dentici che giocano coi velami del bianco, cadono nelle figurazioni del bianco, e si anonimizzano in esso evidenziando l'apologo, il simbolo, il tropo ( la dualità di giaciglio e degenza, di ricovero e talamo ) per poi rifugiarsi diguazzando nelle ombre cinabro dei corridoi del potere, e farne esperimento di travaso di senso : l'improbabile probabilissima sauna senatoriale con gli ippopotami in placida allerta, le crasse teste a pelo d'acqua fumante, a lume di candela e schermo al plasma.


( "La Gradiva", particolare dal Rilievo delle Aglauridi ( stile NeoAttico, prima metà II sec. d.C., marmo, altezza 72 cm ) - Città del Vaticano, Museo Chiaramonti )


Per un excursus a dir poco completo sul film rimando al monografico n. 78 di Duellanti dell'Ottobre 2012.
Se non avete la possibilità di recuperare quell'uscita della rivista, niente paura, ci ha pensato @Spopola a raccogliere, riassumere e rieditare gran parte di quel folto materiale in questa playlist.  

 


Non si può prescindere da quel corpo ( Eluana, Maria, Rossa, Terrena Figlia ) che ( vegeta e ) morendo ( come ) in vita non è, più, e immobile tutto (s)muove. Vive. 

Già, per davvero.

Ché ci tocca, vivere.

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