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Vicini del terzo tipo

Regia di Akiva Schaffer vedi scheda film

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La recensione su Vicini del terzo tipo

di OGM
4 stelle

Alien, I Visitors, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Ghostbusters, forse anche A-Team: c'è di tutto e di più in questo contenitore che rivisita i classici della fantascienza e dintorni con lo spirito delle commedie sui nerd. Quattro uomini, capeggiati da un certo Evan Trautwig, magazziniere presso un grande centro commerciale di Greenview, Ohio, formano una squadra per investigare intorno al misterioso omicidio del guardiano notturno Antonio Guzman: un assassinio che, per la sua disumana ferocia, può solo essere opera di una creatura mostruosa. L'ironia applicata all'orrore crea un impasto forse saporito per le nuove generazioni, ma decisamente stantio per chi, da decenni, è abituato alle dissacrazioni goliardiche con cui Hollywood ama prendere in giro se stessa senza tuttavia  crederci troppo. Le battutacce da caserma hanno fatto il loro tempo, e non riescono più a scalfire un sogno americano ormai in declino ed una mentalità borghese appannata dalla crisi. La famiglia media che, ancora una volta, fa da sfondo alla vicenda, con la sua villetta fuori città ed i consueti problemi coniugali, è uno scenario talmente logoro e superato da non poter più alimentare quel sarcasmo da ragazzacci che sputano sul mondo, né, tanto meno, la leggenda dell'eroe che si distingue dalla massa nell'atto di salvare l'umanità da un pericolo che solo lui riconosce in tempo. I protagonisti sono un'abborracciata fusione di entrambe le tipologie, figure ribelli, spavalde e maldestre, che combinano  guai non troppo originali, e praticano un umorismo casalingo e sbiadito dalle delusioni della mezza età. Nonostante il loro atteggiamento spigliato, ed ispirato ai miti supereroici, i quattro personaggi fanno fatica a staccarsi dal loro abituale, sonnolento microcosmo fatto di salotti, lattine di birra, provincialismo e luoghi comuni a non finire. Il contrasto rimane contenuto nei limiti di una piccola sbavatura rispetto alla normalità mediocre in cui sono immersi fino al collo. E quella lieve dissonanza, sia pur carica di intenti satirici, non basta ad infrangere la patina di noia e la torpida sensazione del già visto. Sarebbe divertente se questo film ci offrisse una nuova occasione per poter ridere di gusto  di ciò che, nel recente passato cinematografico e televisivo, abbiamo a lungo amato. Purtroppo The Watch non ha voluto concederci questo piacere, lasciandoci in poltrona un po' assopiti, a sbadigliare per la nostalgia.

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