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Il padrino

Regia di Francis Ford Coppola vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il padrino

di chinaski
9 stelle

Marlon Brando

Il padrino (1972): Marlon Brando

 

Coppola avrebbe voluto iniziare il film con la sequenza della festa per il matrimonio della figlia di Don Vito Corleone. Come spesso accade può capitare di discutere con qualche amico e va a finire che nuove idee nascono e si trasformano in realtà. Il film si apre infatti sul primo piano di un uomo che parla. I believe in America – è la sua prima frase, quasi una dichiarazione d’intenti sulle potenzialità di questo Paese. Poi nell’arco di tre minuti, mentre l’uomo continua a parlare, i limiti dell’inquadratura si allargano. Coppola si esibisce subito in un raffinato e lentissimo zoom all’indietro che serve per spostare l’attenzione dalle parole che l’uomo sta dicendo verso quello che è il suo interlocutore. La testa del padrino, da dietro, appare. L’uomo gli sta chiedendo aiuto.

     Già con questo prologo Coppola delinea gli orizzonti umani, sociali e culturali della storia che si appresta a raccontare. L’uomo ha iniziato parlando dell’America. Ha parlato delle sue leggi e di come queste proteggano il cittadino. Ma anche di come a volte queste leggi non riescano a tutelare chi è stato vittima di una violenza (in questo caso la figlia dell’uomo) e di come ci sia bisogno di qualcun altro che protegga e faccia giustizia. Ed è da queste premesse che capiamo il funzionamento della mentalità mafiosa. Don Vito Corleone, rispondendo all’uomo, parla prima di tutto di amicizia e di rispetto, poi di possibili favori. L’universo mafioso mette dunque al primo posto i rapporti umani. E’ solo dopo che si è riconosciuta una “amicizia” che si possono chiedere e ricevere dei “favori”. Quindi per prima cosa bisogna riconoscere il padrino come un uomo degno di rispetto e solo dopo mettersi nelle sue mani. Bisogna quindi ossequiarlo e rispettarlo e il padrino così si prenderà cura di chi chiede la sua “amicizia”. Coppola ambienta il prologo (e poi i successivi colloqui del padrino) in un ambiente oscuro e chiuso (è uno studio) in netta contrapposizione con gli esterni (aperti e luminosi) dove si sta svolgendo la festa nuziale e dove sono presenti tutti i parenti. Questa è anche un’altra delle caratteristiche della Mafia. Gli affari sono una cosa, la famiglia (intesa nelle sue componenti femminili o di parentela) un’altra. Quindi i rapporti interpersonali mafiosi (per chiedere o ricevere “favori”) sono sempre e solo tra uomini, svolti in disparte e in luoghi appartati lontani da quell’altro punto di aggregazione (dove invece sono ammesse anche le donne e dove non si può parlare di “affari”) che è la tavola.

 

Marlon Brando

Il padrino (1972): Marlon Brando

    

Per la sequenza della festa Coppola aveva avuto dagli Studios due giorni di tempo per girarla. Questa sequenza è di vitale importanza per la struttura narrativa del film. E’ infatti in questo momento che vengono introdotti tutti i personaggi. Inoltre di ognuno di loro viene mostrato un comportamento o delle caratteristiche che poi nel film si amplieranno fino a formarne la psicologia. Limitiamoci ai tre figli di Don Corleone. Sonny (interpretato da James Caan) viene mostrato quando (accortosi della presenza dell’FBI fuori della casa) sputa davanti ad un agente o quando spacca la macchina fotografica di un giornalista. Ne notiamo quindi subito l’istintualità e il sangue “caldo”, Sonny è sempre pronto a litigare e ad usare le maniere forti. Sarà proprio questa istintività a segnare il suo personaggio. Opposto è invece il comportamento di Michael (interpretato da Al Pacino) che invece appare riservato, calmo, razionale, lontano dagli affari di famiglia. Sarà lui a sostenere il cambiamento più radicale, senza però perdere la propria freddezza. E infine abbiamo Fredo (interpretato da John Cazale) che viene mostrato ubriaco mentre saluta la ragazza di Michael. Appare subito come il più debole dei tre fratelli e il meno responsabile e infatti saranno queste le caratteristiche che segneranno il suo destino. Oltre ai personaggi si delineano anche quei rituali che fanno parte della cultura italiana trapiantata in America, di cui Coppola naturalmente conosce in prima persona tutti i dettagli. Alcuni esempi possono essere il borsello della sposa dove gli invitati mettono i soldi, le danze (con la bambina che balla sui piedi di un adulto) e la musica oltre alle immancabili bottiglie di vino e al cibo. Per quanto riguarda l’aspetto musicale dell’intera sequenza Coppola si affidò al padre per la composizione delle musiche (le altre, quelle del resto del film, saranno opera di Nino Rota) e lottò affinché sul set ci fosse una vera banda musicale a suonare. Naturalmente Bob Evans (il produttore) all’inizio rifiutò, perché questo significava più soldi da spendere ma alla fine decise di seguire l’idea di Coppola, per il quale, però, avere una banda sul set non era solamente uno sfizio ma un buon modo per creare quel clima di unità che gli serviva per dare verosimiglianza all’atmosfera che stava creando. 

 

scena

Il padrino (1972): scena

 

Finita la festa iniziano i veri e propri affari della famiglia Corleone. Il primo affare svolto vede la presenza di Tom (interpretato da Robert Duvall) a Hollywood, Los Angeles per discutere con il produttore di uno studio. Tutte le scene in esterni, compresa la villa del produttore (molto bella la sequenza in cui attraverso una dolly e alcune dissolvenze entriamo nella stanza da letto del produttore per assistere ad una macabra sorpresa) sono state girate dalla seconda unità. A causa del basso budget Coppola non poteva permettersi di fare tutto da solo e quindi gli fu affiancata una seconda unità per alcune brevi sequenze (esterni soprattutto), in più Coppola doveva impegnarsi per ottenere ogni singola cosa che non fosse stata già decisa dalla Paramount. Le riprese del film quindi si protrassero anche come un estenuante braccio di ferro tra Coppola e lo Studio e a causa di queste tensioni molte volte il regista venne minacciato di essere sostituito. Il secondo affare a cui assistiamo è invece l’incontro tra Don Corleone e Sollozzo, un boss della droga. Sollazzo cerca di convincere il padrino ad entrare nel business della droga (l’eroina) mostrandone gli ingenti guadagni. Corleone rifiuta e per questo viene interrotto dal figlio (Sonny) mentre sta parlando con Sollazzo. Sarà questo piccolo incidente (sembra insignificante) a dare la svolta ai destini di tutti. Coppola ci mostra come sia sempre la famiglia (nelle sue componenti maschili) il nucleo decisionale di tutto quanto. Per questo fu di estrema importanza il lavoro svolto con gli attori e l’affiatamento che essi riuscirono a creare. Per fare questo Coppola organizzò, prima dell’inizio delle riprese, due settimane di incontri e improvvisazioni tra tutti gli attori. Era indispensabile, per la riuscita del film, che si creassero dei vari rapporti famigliari tra di loro. 

 

James Caan, Marlon Brando, Al Pacino, John Cazale

Il padrino (1972): James Caan, Marlon Brando, Al Pacino, John Cazale

 

 

     Dopo l’attentato a Don Corleone (a causa del rifiuto di entrare in affari con Sollozzo) vediamo come sia il personaggio di Michael ad emergere. Sin dalla festa lo avevamo visto estraneo agli affari di famiglia, ma dopo il ferimento del padre e dopo l’esperienza fatta nell’ospedale qualcosa in lui sembra cambiare, come se il sangue che gli scorre nelle vene iniziasse a farsi sentire, a chiamarlo verso il proprio destino. E’ infatti Michael a suggerire ai fratelli l’idea di eliminare Sollozzo e il capo della polizia che lo protegge. La sequenza dell’omicidio di Sollozzo è una delle preferite da Coppola e sicuramente una delle migliori di tutto il film. Grazie all’ottima prova degli attori, che si intendono alla perfezione, si viene a creare la giusta tensione emotiva e psicologica che sfocerà nell’assassinio di Sollozzo. Il momento culminante, quello dell’omicidio, viene sottolineato dal fischio di un treno (vicino al ristorante c’è una sopraelevata) che trascina lo spettatore verso il compimento della vendetta. In questo modo la colonna sonora (grazie al lavoro svolto da Walter Murch) assume una forte connotazione psicologica che ci mostra l’istante preciso in cui Michael passa all’azione. Un altro dei collaboratori di Coppola, indispensabile per la riuscita del film, fu il direttore della fotografia Gordon Willis. Il rapporto tra lui e Coppola non fu dei migliori, anche perché Francis era ritenuto dalla maggior parte dei suoi collaboratori (oltre che da quelli della Paramount) come una figura di poco conto. Willis era un purista dell’inquadratura, ogni punto di vista doveva essere spiegato e secondo lui non era adeguatamente corretto fare inquadrature che non si potessero giustificare. Per questo il punto di vista della macchina da presa, nella maggiore parte del film, lo potremmo definire come “classico”. Perché si posiziona la mdp sempre ad una altezza media (un metro e trenta da terra) e si cerca di farle fare meno movimenti possibili. Questo non tolse però a Coppola la possibilità di scegliere quelle inquadrature che in alcuni casi preferiva alle indicazioni suggerite da Willis. Il direttore della fotografia però svolse un lavoro ottimale sull’illuminazione ricreando quelle luci pastose e allo stesso tempo pervase dalle ombre che caratterizzavano le immagini degli anni quaranta. La ricostruzione filologica dell’epoca fu poi un’altra delle caratteristiche del film. Coppola fu molto preciso nel disseminare dettagli (i paraurti della macchine, i vestiti, gli ambienti) che potessero rendere una giustizia storica all’epoca che stava mostrando. Per la lunga parentesi del film ambientata in Sicilia, Coppola riuscì a convincere quelli della Paramount a farlo girare veramente sull’isola. Questa parte è caratterizzata da un’impostazione folkloristica (paesaggi da cartolina, costumi tipici, rituali) e mostra molti dei luoghi comuni legati alla Sicilia, qui vista come una sorta di luogo idilliaco. Alcuni esempi possono essere la richiesta ufficiale di fidanzamento fatta da Michael al padre di Apollonia, la passeggiata dei due con le donne del paese al seguito,  il matrimonio accompagnato dalla musica della banda, la prima notte di nozze. In questa parentesi Michael sembra ritornare ad essere la persona che era prima dell’omicidio di Sollozzo. Sembra quasi un principe di una nobile casata, con modi garbati e molta classe. Sarà l’omicidio del fratello Sonny a far scattare in lui il cambiamento definitivo. Per la sequenza in cui Sonny viene ucciso, Coppola si rifa a Gangster story di Arthur Penn, infatti la maniera in cui Sonny viene trucidato è copiata (per ammissione dello stesso Coppola che al riguardo seguì alla lettera un consiglio del padre – Steal from the best) da quella in cui vennero uccisi Bonnie e Clyde.

 

James Caan

Il padrino (1972): James Caan

     

Dopo l’omicidio di Sonny qualcosa cambia definitivamente negli equilibri interni ed esterni della famiglia Corleone. Il padrino organizza un incontro con i capi delle altre famiglie mafiose per sancire una pace che non porti altre vittime e allo stesso tempo inizia gradualmente a lasciare il proprio potere nelle mani del figlio Michael, che nel frattempo era tornato dalla Sicilia (dove Apollonia, la moglie, era morta in un attentato). Da questo momento in poi diviene Michael la figura centrale del film, ottiene la fedeltà da quegli uomini che avevano servito il padre e dopo la morte di Don Corleone diventa lui a tutti gli effetti il nuovo padrino. A questo punto Coppola costruisce una sequenza che dimostri l’avvenuta trasformazione di Michael. Dopo i funerali di suo padre (durante i quali sembra che si organizzi un nuovo incontro tra i capi delle varie famiglie) gli viene chiesto di fare da padrino al battesimo del figlio della sorella. Coppola attraverso un uso del montaggio parallelo ci mostra momenti del rituale cristiano contrapposti alla preparazione di alcuni uomini delle loro armi. Capiamo che qualcuno sarà per essere ucciso, forse potrebbe essere lo stesso padrino. Poi nel momento in cui Michael risponde alle domande del prete, Coppola ci mostra gli omicidi dei cinque capi delle altrettante famiglie mafiose. Viene così alla luce il vero piano di Michael, eliminare gli altri capofamiglia e assumere tutto il potere. Sorgerà in questo modo una nuova mafia che non si preoccuperà più dei rapporti personali ma che porrà il profitto e il potere sopra ogni cosa. Che questa sia una metafora voluta o meno del capitalismo americano o anche di Hollywood è stato notato da molti, ma il fulcro della sequenza, al di là di qualsiasi significato gli si voglia attribuire, mantiene un valore prettamente narrativo che serve a chiudere in maniera violenta e cinica tutto un percorso rituale che si era sviluppato dall’inizio alla fine del film. Mentre con la festa dell’inizio (rituale del matrimonio) si aveva l’occasione di chiedere favori al Padrino, qui con il battesimo (rituale legato alla nascita) si sancisce invece la morte dei vecchi capi e delle vecchie strutture per quelle nuove. In un certo senso è proprio questa ritualità umana (vista nei suoi archetipi) a dare forza e struttura a tutto il film. Coppola riesce così a trasformare una storia di genere (i gangster, la violenza. la malavita) in qualcosa di epico e dal respiro più vasto. Qualcosa che va a colpire sentimenti e azioni primordiali dell’uomo. In questo modo la trasformazione avviene anche ad un livello artistico, si amplia l’efferatezza del romanzo in un discorso più vasto che tocca svariati punti dell’esperienza umana. Ed è così che Coppola ottiene la sua vittoria più grande, nell’essere riuscito a piegare le onnipresenti esigenze produttive ed economiche al proprio bisogno di espressione artistica. 

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