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World War Z

Regia di Marc Forster vedi scheda film

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La recensione su World War Z

di alan smithee
6 stelle

In questi ultimi fine settimana meteorologicamente e cinematograficamente molto poco estivi, la decisione di adeguarci a quanto succede da tempo in tutto il mondo occidentale e dunque di essere travolti ogni week end da uno o più blockbuster roboanti e multimilionari, trova finalmente, e come era naturale ipotizzare, un buon seguito di pubblico anche da noi. A volte capita che tra molta faciloneria e superficialità, ci si imbatta anche in produzioni commerciali di un certo livello, forti magari di argomentazioni che pur partendo da presupposti di fantasia, quasi assurdi o puerili, arrivino a sfociare in tematiche socio economiche, etiche e di rilevanza fondamentale per il rispetto degli equilibri e gli assetti geo-politici e fondamentali per la sopravvivenza della specie.
Dopo decine, forse centinaia di pellicole incentrate sui “non morti”, si nota da tempo come il genere horror, specifico sulla tematica "zombesca", sia riuscito a caratterizzare intere carriere registiche (vedi il grandissimo George A. Romero con almeno sei pellicole, un capolavoro del '68 seguito nei successivi quarant'anni da quasi tutti gioiellini stupendi inerenti l’argomento) o contraddistinto parti di esse (vedi il primo Jacques Tourneur del capolavoro "Ho camminato con uno zombie"), dopo che il filone ha contaminato senza remore i generi più disparati, infestando persino la commedia giovanilistica (lo spassoso Benvenuti a Zombieland o il recente ironico Warm bodies), quella demenziale (Maial zombies, un titolo, una garanzia), e addirittura il mondo del porno d’autore (esiste un atipico "L.A. Zombie" presentato pure al Torino Film Festival, diretto dal regista Bruce La Bruce col suo porno-attore di riferimento Francois Sagat, che narra di zombie gay con membri uncinati, assetati più che di sangue in sé, di penetrazione di anatomie corporali come unico modo di trovare sollievo ad una pena eterna). Per non parlare, proseguendo con la "contaminazione", del mitico Jerry Lewis che nel lontano '53 rivisitò il genere con il suo efficace "Morti di paura", che, visto per la prima volta da ragazzo negli anni '70 in televisione, mi fece ridere e paura in egual misura e che proprio per questo per anni lo feci restare in cima ai miei "cult" di ogni tempo.  
Il caso di un blockbuster con tematica sui non morti ha già caratterizzato peraltro alcune produzioni: ultima delle quali direi e’ risultato l'esordio soddisfacente dell'ormai notissimo Jack Snyder, che col suo L"'alba dei morti viventi" ha dignitosamente dato vita ad un remake con budget medio dell'indimenticato, grezzo ma efficace "Zombi" di Romero (con collaborazione di penna a cura di Dario Argento).
World War Z è un blockbuster che fagocita l'horror e lo trasforma in qualcos'altro: non sempre qualcosa di sbagliato e anzi, dopo tutti i precedenti, forse in qualcosa di più maturo od attinente alle nostre paure più attuali. Marc Foster, autore ambizioso, calcolatore e per nulla disinteressato al business e al compromesso, ma autore almeno di un ottimo film (Monster's Ball), si comporta quasi come farebbe Soderbergh con in mano quello stesso soggetto: sceglie un protagonista-star assoluta (in reltà pare sia Pitt che abbia guidato la nascita del progetto), lo attornia di un cast valido di perfetti sconosciuti per rientrare nelle spese (tra questi ovviamente noi conosciamo ed apprezziamo Favino in un suo ulteriore lodevole e appropriato tentativo di sfondare sul mercato internazionale) e fa iniziare la caccia: una lunga tortuosa corsa ad ostacoli (e che ostacoli!) di un ex membro dell'Onu richiamato al servizio dalle circostanze, mentre cerca di salvare la sua famiglia dall'orda di non morti che infestano ogniddove e si moltiplicano in progressione geometrica. La ricerca dell'origine per comprendere la nascita e lo sviluppo della malattia, il tentativo di produrre un vaccino, la corsa contro il tempo per fermare l'epidemia sono temi noti e validamente trattati proprio di recente anche dal cinema del già citato Soderbergh (penso al tutto sommato valido "Contagion" naturalmente). Di questo film medio, girato bene ed efficace in buona parte del suo sviluppo resteranno nella mente l'impressionante grappolo di zombie che cerca e riesce a valicare le barricate, come un'infinita orda di formiche malefiche pronte a distruggere ogni alito di vita, ma pure alcune scene di disastro aereo, già viste in altri contesti ma sempre impressionanti (e lo zombi sull'aereo , dopo i serpenti di quel filmaccio divertente, ci mancava davvero) e non molto altro. Non senz'altro la solita tiritera della bella famiglia americana con le due figliolette (di cui una asmatica, pensa che novità) e la moglie in ansia, a cui nulla accade anche se a tutti gli altri superstiti muore ogni più caro parente od amico. Ma dagli Studios, dall'America irriducibilmente ingenua ma dinamica e tutt'altro che fessa, ci siamo ormai abituati e basta solo prendere le dovute misure per mettersi al riparo da troppo caramello ed eccessivo qualunquismo diversamente micidiali più di uno zombie.

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