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Otello

Regia di Orson Welles vedi scheda film

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La recensione su Otello

di steno79
9 stelle

Fra le innumerevoli riduzioni cinematografiche shakespeariane, quelle di Orson Welles restano fra le migliori, almeno questo Othello e il Falstaff (insieme all'Enrico Quinto di Olivier e ai film di Kurosawa come Il trono di sangue e Ran). Othello fu anche il più tormentato film di Welles, e fu girato nell'arco di ben quattro anni, a causa di problemi finanziari, vincendo comunque una Palma d'oro a Cannes. A differenza delle opere precedenti, dove spesso aveva adoperato il piano-sequenza, qui Welles si serve di un montaggio estremamente frammentato, forse anche per nascondere, come lui stesso ammise, che diverse sequenze non erano state girate in continuità,  e perfino utilizzando location differenti. Il risultato, però, non risente di queste traversie produttive, ma è all'insegna di un'indubbia coerenza a livello visivo e drammatico, e, a quanto pare, anche di una notevole fedeltà all'opera di Shakespeare (che lessi anni fa nella versione tradotta in italiano, mentre ho visto il film in inglese con sottotitoli). Nel cast spicca indubbiamente lo straordinario Iago dell'attore teatrale irlandese Micheal MacLiammoir, ma anche lo stesso Welles nel ruolo di Othello è certamente all'altezza del proprio compito, e buona la prova di Suzanne Cloutier come Desdemona. All'epoca il grande poeta Mario Luzi, nelle inedite vesti di critico cinematografico, scrisse a proposito del film che " l’accordo tra Welles attore e Welles regista non è perfetto. Questa disarmonia spicca poi in modo assai grave nello stridore che fa talvolta la sobrietà incisiva della recitazione con il preziosismo della fotografia o dell’inquadratura o del taglio. L’obiettivo non sta mai fermo, è sempre alla caccia di immagini e sopra tutto di scorci inediti, di ombre, di giochi sapienti di bianco e nero. Fino a un certo punto egli sa inserire questo movimento ricco e perpetuo nel ritmo necessario dell’interpretazione, facendolo diventare un vero stile; ma a lungo andare ne è egli stesso divagato fino a staccarsi. Ma, a parte l’estetismo esuberante, che guasta certi momenti centrali della tragedia, il film è da considerare come una prova importante, impegnata e viva di questo artista discusso". Io non ho trovato, se non in misura davvero minima, tracce di estetismo o di preziosismo fotografico, e mi è sembrato che, nella sua resa sanguigna e quasi "barbarica", Welles abbia reso un ottimo servizio alla tragedia del Bardo, adattandola alle esigenze del cinema come pochi altri hanno saputo fare (e infatti il ritmo è sostenuto, senza un attimo di stanca o di noia). Dunque, uno dei suoi film migliori. voto 9/10
  

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