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Lincoln

Regia di Steven Spielberg vedi scheda film

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La recensione su Lincoln

di giancarlo visitilli
8 stelle

Lincoln  (Usa, India 2012)

Regia: Steven Spielberg

Cast: Joseph Gordon-Levitt, Tommy Lee Jones, Daniel Day-Lewis, Sally Field, Jared Harris

Genere: Drammatico, Biografico, Storico

Durata: 150’

 

E’ come riguardare una pagina, tra le più belle della storia del mondo e dell’America, attraverso gli occhi, le tele, gli oli, la luce di Jan Van Eyck. Perché il nuovo film di Steven Spielberg ha tutte le sfumature, gli scuri e la brillantezza della pittura fiamminga del Quattrocento. E’ un cinema/pittura meraviglioso. Al centro della tela, lui, l’uomo della libertà, il presidente americano, Abraham Lincoln, e il racconto degli ultimi quattro mesi della sua vita. Il suo spessore umano, la smisurata passione e attenzione per gli uomini e le donne di ogni condizione, razza e appartenenza politica. Ma soprattutto la sua battaglia, quella decisiva per tracciare il nuovo percorso per una parte di mondo devastata. Avverso a molti, fra quelli che abitavano la sua vita pubblica e privata, Lincoln moltiplica gli sforzi per fermare la devastante guerra civile, non solo ponendo termine al conflitto, ma lottando per far approvare il 13° Emendamento, abolendo per sempre la schiavitù. Diventa così una leggenda. Per essersi posto al centro di una situazione in cui, le convergenze parallele, lo vedono sempre più farsi promotore di chi doveva far cambiare rotta, fino a costringere il suo popolo e quelli del suo governo all’opposizione a puntare più in alto, verso un bene superiore, perché appartenente alla collettività.

Lincoln è un film destinato a lasciare il segno, non solo nella storia del cinema mondiale. Perfetto, nella regia e nella sceneggiatura, scritto a più mani da Tony Kusher e Doris Kearns Goodwin, il primo dei quali aveva già lavorato con Spielberg per Munich, magistrale nella fotografia. Tuttavia, non si tratta del capolavoro spielberghiano. L’unico difetto del film la sua durata, sebbene ogni sequenza e inquadratura appaiono precise e necessarie.

Indubbiamente, il merito del successo di Lincoln è da ascrivere al protagonista principale, interpretato da un magistrale, come sempre, Daniel Day Lewis, ma senza dimenticare l’altra grande parte del merito, che appartiene al magnifico Tommy Lee Jones, nei panni di Thaddeus Stevens, leader dei repubblicani.

Si tratta di un film che fa della politica la parte migliore: l’attraversa, mostrando le varie contraddizioni e, quindi, le opposizioni, ma senza prenderne minimamente parte. Perché una scelta Politica, come quella per la quale hanno optato solo in pochissimi, fra gli uomini politici, di ogni tempo, come Lincoln, non merita alcun schieramento o alcuna regola di appartenenza politichese. E’ bene perché è politicamente adatta al superamento di ogni egoismo, del singolo ma anche di un gruppo appartenente a quel dato partito: è bene perché é bene. Spielberg lungi da abbandonarsi alla facile agiografia, non rinuncia, però, ad evitare il racconto della storia, con le straordinarie sequenze, come quella iniziale del film, nel pieno della guerra civile americana, accanto alle altre vere e proprie battaglie che non hanno divisa, armi e violenza.

All’inizio del film, con molta lentezza e qualche difficoltà, soprattutto per chi non conosce molto la politica americana, si comprendono alcune lunghe sequenze di dialoghi interminabili. Il film decolla, poco dopo, quando mette a confronto le diverse anime del sistema politico americano.

Come già per Lo squalo, Spielberg è riuscito a cambiare l’immaginario collettivo, in rapporto all’uomo e al mare, e alle sue paure, con Lincoln, il regista ha riscritto una pagina della storia, soprattutto in rapporto al Lincoln uomo, che ascolta tutti, non rimane chiuso nel suo studio ovale, si mescola al suo popolo, ma soprattutto è un cittadino che sa cos’è la giustizia e di come quest’ultima va di pari passo con l’umanità. Insomma, tutte le caratteristiche che, in ogni uomo di governo, di Destra o di Sinistra, mancano. 

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