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The Master

Regia di Paul Thomas Anderson vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Master

di bufera
8 stelle

Storia esemplificativa di come i movimenti pseudoreligiosi, con a capo il guru di turno, tentano di plagiare e distruggere i perdenti o gli ingenui che si affidano a ...ma qualcuno ogni tanto si ribella .Confronto esaltante tra Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix.

 

 

 

 

Paul Thomas Anderson è un regista americano in lenta e continua ascesa, che ci porta ad un ampliamento e approfondimento dei suoi racconti analisi sui singoli o i tanti travolti da umane sventure e per questo bisognosi di guida e sostegno,da Sydney a BoogieNights, a Magnolia al Petroliere ( con la fortunata parentesi di commedia di  Ubriaco d’amore premiata a Cannes nel 2002). In questa recente opera premiata con il Leone d’argento a Venezia, The Master, mostra maturità e  completezza di artista del cinema, che attraverso le vie più difficili del giusto tono, della prudenza, della cura delle immagini, delle musiche e soprattutto di una sceneggiatura durissima da seguire quanto autentica da vedere, nelle sue falsità, crudeltà, ammiccamenti e affabulazioni che vede una corte di opportunisti e/o disgraziati contornare lo scontro tra la dialettica oratoria del guru Lancaster Dodd  ( Philip Seymour Hoffman )e la violenza scatenata alla deriva dell’ex marine, reduce dalla secoda guerra mondiale, Freddie Quell ( Joaquin Phoenix), che non riesce a reintegrarsi nella società operativa 

 

 

Siamo negli anni 50,  Freddie, che dipende da intrugli da lui creati a base di alcool e dovunque inizia un lavoro lo perde clamorosamente per la sua mancanza di controllo e un latente compiacimento a spaventare la gente, appare, per le sue potenzialità, il soggetto ideale da plagiare e arruolare nella Causa, il movimento pseudoreligioso, fondato e mantenuto dall’ipocrita, falso buonista e ladro Lancaster Dodd Comincia su uno yacht  di cui Dodd è il comandate, e Freddie si è infiltrato, il blandimento menzognero, con i tentativi di lavaggio del cervello più banali, le procedure di ipnotizzazione accanto a manifestazioni di affetto e cure per cancellare il passato che è doloroso. Invenzioni, contraddizioni, improvvisazioni,nonostante  qualche manifesta debolezza stanno per coinvolgere  Freddie, che si comincia a sentire scudiero e protettore del Master, anche con l’uso della violenza e la perdita della libertà.

 

 

Una volta afferrato il gioco, Freddie, pur apparendo fedele seguace e testimone della Causa, troverà prima o poi la forza di liberarsi di un fantoccio, burattino di una donna follemente avida di potere, al punto da ricordare una figura da tragedia greca, qual’è la moglie di Dodd, che si rivela con poche battute e sguardi indimenticabili per la ferocia verso chi non si arrende ( Amy Adams la delinea con una maestria che incanta). Forse per Freddie, deluso da un amore giovanile che non l’aveva aspettato e manchevole di una madre malata rinchiusa in manicomio, può essere più consolatorio l’abbraccio con una bambola di sabbia fatta da sé sulla riva del mare, perduto sì forse, ma unico padrone della sua lucida follia. Due attori veri, e non c’è definizione più appropriata e ragguardevole, perché ogni aggettivo è limitante e riduttivo, in un confronto esaltante nella loro diversità, sono l’anima, la luce e la forza del più che riuscito film di  P.T. Anderson.

 

 

 

 

 

 

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