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La leggenda del cacciatore di vampiri

Regia di Timur Bekmambetov vedi scheda film

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La recensione su La leggenda del cacciatore di vampiri

di bufera
6 stelle

Non solo c'è un calo di quantità e un po' di qualità nelle nuove proposte in sala (siamo in piena estate e questo è ormai un fatto consueto), ma confesso senza vergogna che " La leggenda del cacciatore di vampiri "mi ha proprio incuriosita e anticipo che non mi sono pentita di essere andata a vederlo. Nonostante un certo più che scetticismo della critica nobile, l'operazione Tim Burton produttore, Seth Grahame-Smith sceneggiatore di un suo stesso romanzo e un regista voluto  fortemente da Burton,Timur Bekmambetov, perchè in quanto russo sarebbe stato più obiettivo nella narrazione di questa inaspettata versione vampiresca dell'epopea americana, era 
ragionevolmente intrigante. L'assurdità del tutto non è un fattore penalizzante, perchè c'era da aspettarselo, la regia affaticata da tutto quel caos di personaggi, azioni cruente e talora al limite dell'horror non sono un limite così grave, visto che l'obiettivo dell'opera era di stupire e colpire con mezzi molto persuasivi, quali un sonoro roboante ed immagini e situazioni  ad alto impatto visivo di cui infatti ci colma. La recitazione è mediocre, a parte la simpatia di Dominic Cooper che riesce  senza sforzo a farci accettare anche una figura  equivoca eppure salvifica come il vampiroide Henry, quasi facendone il personaggio centrale del film, e la non indifferente  fatica, portata a termine con onore e inespressività, di Benjamim Walker, nei panni di un Abramo Lincoln dalla doppia vita, di notte cacciatore implacabile e nerboruto di vampiri per vendicare la morte della madre, dovuta ad uno di loro quando egli era bambino, e  di giorno crescente ideologo della libertà e unificazione degli Stati Uniti. In questo lungo arco di tempo egli subisce profonde modificazioni fisiche, grazie ad un ottimo lavoro di trucco che rende importante l'effetto somiglianza quando è il Presidente,  e la ricostruzione degli ambienti, degli oggetti tipici di quel periodo, alcuni ingegnosamente di fantasia ( legati alla storia e dominati dall'argento) è molto accurata, di taglio burtoniano, come anche alcuni effetti di atmosfere legate a luci e colori del tutto inusuali ( dal seppia al bluastro) che ci vengono offerti specialmente nella prima metà del film da una straordinaria fotografia. Poi comincia l'annegamento nel sangue, le teste mozze e la gigantesca rappresentazione della battaglia di Gettysburg, fino alla scena finale sul treno che dovrebbe portare gli argenti e con essi lo sterminio dei vampiri, dove acrobazie, lotte corpo a corpo, vampiro contro uomo fanno tornare per poco il non più giovane Lincoln combattente fisico, non più per vendetta ma anche e soprattutto per ideologia.
La mano di Tim Burton si sente ovunque, ma il progetto non convince, anche se al momento affascina, e la realizzazione è alquanto lacunosa come il soggetto che tenta di emozionare ogni tanto senza riuscirci un granchè. Obiettivamente va riconosciuto che la contaminazione dark-vampiresca della grande storia d'America e di quell'amatissimo presidente affonda il  buono che c'è in questo film, troppo ambizioso e blasfemo per salvare i molti pregi che porta nelle pieghe.

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