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Il grande sentiero

Regia di Raoul Walsh vedi scheda film

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giansnow89

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il grande sentiero

di giansnow89
9 stelle

Avventura epica.

Un’enciclopedia del western. In certi frangenti de Il grande sentiero, pare di assistere a tanti sottogeneri western, tanti film western fusi tutti assieme, dal western romantico a quello vendicativo, dal western epico al western pellerossa, fino naturalmente al western pionieristico che è la scatola cinese più capiente che racchiude le rimanenti altre. L’opera di Walsh non si limita tuttavia a essere onnicomprensiva solo sotto il profilo tematico, poiché copre anche tutti gli scenari possibili di un film western: il villaggio civilizzato, la prateria, il deserto, il canyon, la vallata fertile, il fiume da guadare, la pioggia, il vento, la neve. I protagonisti non si fanno mancare davvero niente nel corso delle loro turbolentissime peripezie, ma i loro cuori sono saldi, poiché sanno che ciò che si prospetta davanti a loro è certamente migliore di quello che si sono lasciati alle spalle.

La visione di Walsh sulla genesi dell’America è ottimistica, ma non è melensa. Mancano i riferimenti al sociale presenti in Ombre rosse e in molti film successivi, non ci sono doppie facce, non ci sono canaglie che si riscattano. I cattivi sono scopertamente cattivi fin dall’inizio e così i buoni. John Wayne, qui appena ventitreenne e alla sua prima prova da protagonista, ha mangiato ancora troppo poca polvere per corrispondere all’immagine di briccone indurito dalle circostanze, cuore tenero e mano ferma, che solo nel seguito della sua carriera, ruolo dopo ruolo, si costruirà. È un John Wayne ancora cavaliere fanciullesco e incorrotto che ha piena fiducia nell’amore eterno e nel valore della giustizia. La stessa donna, l’affascinante Marguerite Churchill, ha ben poco di moderno perché è più un’idealizzazione che una protagonista effettiva dell’opera. È la pentola alla fine dell’arcobaleno per John Wayne, il premio per i numerosi sforzi: è pur vero che la vediamo faticare e affannarsi come tutti i suoi compagni di comitiva, ma l’alterigia e la ritrosia della ragazza, che si scioglieranno solo nel momento finale alla realizzazione del Grande Sogno Coloniale, come anche la sua illibata virtù, indiscutibile a differenza di tante altre anti-eroine della storia western, la situano in una dimensione di fredda ineffabilità.

Eppure il film, anche in presenza di sentimenti così alti e incontaminati, non sprofonda mai nello zuccheroso, anche perché non ne ha il tempo: si spara tanto, si uccide tanto, si affonda nel fango e si prosegue sempre avanti, diritti come frecce, incuranti della morte, delle malattie e degli stenti. I personaggi saranno anche stereotipi asserviti alla costituzione del mito della frontiera e forse tangenti nel loro statico manicheismo al campo semantico del melò più che del western in senso stretto, ma ci sono casi in cui il viluppo delle avventure e dell’azione è tanto trascinante da relegare ad un piano minore i personaggi, semplici esecutori di una volontà scolpita nella Storia.

 

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