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Hasta la Vista!

Regia di Geoffrey Enthoven vedi scheda film

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La recensione su Hasta la Vista!

di OGM
8 stelle

In questa incantevole commedia sulla diversità, l’irriverente cattiveria del cinema belga contemporaneo si nasconde dietro un velo di romantica tristezza. Philip, tetraplegico, Jozef, non vedente, e Lars, paraplegico, sono tre giovani che un giorno partono insieme, all’insaputa dei genitori, per un viaggio alla ricerca dell’amore. La loro meta è un luogo della Costa Brava in cui sorge El Cielo, una casa di appuntamenti dedicata ai portatori di handicap. Quella bravata, scaturita dai soliti, superficiali discorsi tra amici, sarà la loro prima esperienza fuori dall’ambiente domestico, e li porterà a toccare con mano i limiti delle loro capacità fisiche, ma anche a capire come superarli con la forza del pensiero e del sentimento. Quei tre ragazzi sperimenteranno il lato della vita che si trova al di là delle cure mediche e dell’assistenza prestata loro dai familiari. Essere trasportati attraverso l’Europa su un furgoncino mezzo scassato, guidato da una perfetta sconosciuta, una donna corpulenta e dai modi bruschi, è la classica avventura che insegna a giudicare autonomamente cosa sia lecito e cosa no, cosa sia fattibile e cosa invece resti irrimediabilmente al di fuori della propria portata. L’iniziativa, nata come una rivendicazione di indipendenza dalla tutela parentale, acquisisce strada facendo il suo carattere di sfida educativa, in cui è il mondo, con la severità insita nelle sue ataviche regole di funzionamento, a richiedere disciplina e dare indicazioni sul comportamento da seguire. Imparare dai propri errori è una situazione nuova per chi è da sempre abituato a vivere all’ombra di qualcuno che lo protegge dai pericoli e lo esime dall’onere di effettuare scelte e valutazioni.. I tre protagonisti, durante la loro singolare vacanza, potranno contare sull’aiuto pratico di Claude, l’autista infermiera tuttofare, ma, per le decisioni riguardanti tutto il resto dovranno fare affidamento unicamente sulle proprie risorse. Quella che, nelle premesse, assomiglia alle tante storie di nerds alla riscossa, mammoni vergini alla conquista dei piaceri dispensati da Bacco e Venere, si sviluppa in seguito come un toccante capitolo di formazione. Per quelle persone speciali il lasciarsi andare è la via che conduce alla scoperta di una realtà non sempre benevola, e parzialmente inaccessibile, che però, se presa per il verso giusto, si rivela non del tutto avara di opportunità. Quando essere “imbranati” è una inguaribile patologia del corpo, la goffaggine ed i conseguenti incidenti di percorso smettono di essere trovate esilaranti per diventare momenti cruciali di un cammino  lungo e difficile, che non ammette divagazioni umoristiche. Ciononostante, il racconto mantiene la leggerezza che si addice al resoconto di una zingarata tra ragazzi; e, per quanto il dramma umano cerchi ripetutamente di prevalere sullo spirito goliardico, è sempre e comunque la tipica, pittoresca incoscienza adolescenziale ad originare la suspense e fare da catalizzatore alle emozioni. Un’avvincente veste narrativa, psicologicamente accurata e affettivamente coinvolgente, racchiude uno scottante messaggio sociale, che dà voce ad una causa tanto pressante quanto provocatoria:  quella per cui si batte Asta Anthony Philpot, l’uomo alla cui vicenda questo film si ispira. Immobilizzato sulla sedia a rotelle da una grave malattia genetica, Asta si è fatto portavoce delle persone che,  a causa della loro disabilità, non possono condurre una normale vita sessuale. Da anni promuove pubblicamente l’idea di risolvere il problema con il ricorso alle prestazioni a pagamento, di cui lui stesso afferma di essersi avvalso, nel 2006, durante un soggiorno in Spagna. L’anno seguente, è tornato sul posto in compagnia di altri due uomini: l’iniziativa, ripresa dalle telecamere della BBC, ha fornito il soggetto al documentario televisivo For one night only, prima di essere tradotta in un lungometraggio di finzione per il grande schermo.

Questo Hasta la vista! affronta la scabrosa questione senza reticenze né eufemismi, ma senza, con ciò, pretendere di scoperchiare il classico vaso di Pandora.  Manca del tutto la volontà di suscitare scandalo, mentre è chiara, ed efficacemente perseguita, l’intenzione di arrivare al cuore, in maniera sensibile, ma mai innocua, perché sempre sottilmente pungente. 

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