Trama

A Laguna Beach, nel sud della California, due amici, un imprenditore buddista (Aaron Johnson) e un ex marine (Taylor Kitsch), mettono in piedi la più grande piantagione di marijuana degli Stati Uniti. Oltre all'attività, i due condividono anche l'interesse e l'amore per la bella O (Blake Lively) e hanno il sostegno di un poliziotto corrotto (John Travolta) ma l'impresa è presto messa in discussione dall'interesse dei narcotrafficanti messicani, con a capo la spietata Elena (Salma Hayek), inseparabile dal suo braccio destro Lado (Benicio Del Toro). 

Approfondimento

UNO SPAGHETTI WESTERN MODERNO

Provocatorio dalla prima riga fino all'ultima pagina, il romanzo Le belve viene pubblicato nel 2010 da Don Winslow. Con la sua ambientazione nel mondo del narcotraffico che coinvolge tre differenti stati di confine - Messico, Texas e California -, Winslow sorprende critica e pubblico per la capacità di puntare su una delle maggiori paure americane e mettere in scena gli interessi che spingono il cartello messicano a mettere piede e campo in California. Sin da subito il produttore esecutivo Shane Salerno pensa ad un adattamento cinematografico da affidare al regista Oliver Stone, l'unico capace a suo dire di capire le intenzioni del romanzo e porre mano alla sceneggiatura senza alterarne il contenuto. Stone già in passato si era dimostrato interessato a storie che coinvolgono e rimettono in discussione la politica e il commercio (illegale) delle sostanze stupefacenti e che trattano temi come le lotte di potere, il tradimento e le complesse dinamiche familiari. Per certi versi, Le belve richiama alla mente anche Ogni maledetta domenica, altro film di Stone: mentre in quel caso sono messi in scena gli interessi di una corporation alle prese con il mondo del football e con squadre rivali da sconfiggere, nel caso di Le belve si raccontano gli interessi di un'altra grossa corporation (il cartello di Baja), impegnata ad eliminare i piccoli produttori (e distributori) statunitensi di sostanze stupefacenti. Trasferendo il libro sul grande schermo, Stone però ne rivede il finale: nonostante ne catturi i toni, il regista sceglie un finale esplosivo che ricorda uno spaghetti western, in cui è difficile stabilire chi siano le vere "belve" tra le due parti in causa. Se da un lato il cartello di Baja, pur ammirando l'attività di Ben e Chon, disprezza il loro stile di vita ritenendoli dei "selvaggi" per il triangolo amoroso messo in piedi con O, dall'altro lato Ben, Chon e O considerano "belve" i membri del cartello per i loro metodi spietati e violenti.

CHI SONO LE BELVE

Dal Tom Cruise di Nato il quattro luglio e il Val Kilmer di The Doors al Michael Douglas di Wall Street e il Woody Harrelson di Assassini nati, Oliver Stone è noto per le performance che riesce a tirare fuori dai suoi attori. La fase di casting per il regista è fondamentale per assegnare un marchio di riconoscibilità ai personaggi delle storie che si appresta a raccontare. Nel caso di Le belve, ogni personaggio ha un duplice aspetto che porta al mix esplosivo della storia: ad esempio, O non è la semplice ragazza che tutti immaginano, Chon non è solo uno stoico assassino e Ben non è così pacifista come si descrive, mentre Elena, nonostante la sua potenza letale, ha modi di fare materni, il brutale Lado ha paura del suo capo donna e Dennis è solo un uomo che manifesta lealtà alla sua "famiglia". Per il ruolo di Chon, killer addestrato ed ex marine pronto a tutto per difendere chi ama dopo aver visto con i suoi occhi gli orrori della guerra in Afghanistan, Stone ha scelto Taylor Kitsch. La ventitreenne Blake Lively è stata scelta invece per il ruolo della bella e affettuosa O, capace di dimostrare grinta e forza d'animo quando viene rapita dal cartello di Baja. A lei, che in scena interagisce con tutti gli altri attori, spetta anche il compito di far da voce narrante del film e di unire le varie parti dell'azione. Aaron Johnson è l'interprete di Ben, le cui convinzioni pacifiste si evolvono contro la sua volontà lungo il corso della storia, costringendolo a un mondo violento da cui ha sempre cercato di rimanere fuori. Sin dai tempi della pre-produzione del film, Stone ha manifestato il desiderio di avere un cast di nomi altisonanti per i ruoli di supporto, optando per John Travolta, Salma Hayek e Benicio Del Toro. John Travolta riveste i panni di Dennis, un affabile ma opportunista agente della Dea, che per i propri scopi personali (due giovani figlie da crescere e una moglie malata terminale) gioca a tira e molla con Ben e Chon così come con Lado e il cartello di Baja. Obiettivo di Dennis è l'arresto della pericolosa Elena Sanchez, la donna boss a capo del cartello di Baja, colei che pianifica prima il rapimento di O per poi finire attratta dalla ragazza e dal suo fascino. Forte, violenta e spaventosa, Elena occupa una posizione di rilievo in un mondo in cui a far da padroni sono gli uomini. Chiamata da tutti la "Reina" (regina), incute timore in chiunque la incontri ma nasconde un punto debole: dopo aver perso il marito e due figli nella guerra tra clan rivali, soffre per il suo difficile rapporto con l'estraniata figlia Madga e da qui si spiega il suo atteggiamento quasi materno nei confronti di O. La interpreta l'attrice Salma Hayek, che da messicana conosce da vicino le conseguenze del conflitto tra messicani e statunitensi per il controllo del mercato della droga. Il braccio destro di Elena è invece Lado, uno psicopatico interpretato da Benicio Del Toro, che non esita a ricorrere a pratiche e tattiche brutali pur di accontentare Elena e tramare in gran segreto di rendersi indipendente da lei. Altri ruoli di contorno sono stati affidati a Emile Hirsch e Demian Bichir, rispettivamente Spin, il mago della contabilità di Ben e Chon, e Alex, l'avvocato curatore degli interessi del cartello di Baja.

PROVE E CONSULENTI SPECIALI SUL SET

Due settimane prima di cominciare le riprese, Oliver Stone ha riunito tutto il cast per le prove di ciò che avrebbe successivamente girato. Secondo il regista, come accade per uno spettacolo teatrale, è durante le prove che è possibile mettere a punto un piano di riprese effettivo, fugando i dubbi che possono sorgere durante una scena o dando le giuste indicazioni agli attori alle prese con un copione complesso. La scena più difficile da provare è stata quella del finale, che vede i sei protagonisti principali coinvolti in una resa dei conti nei pressi del deserto mentre un gruppo di cecchini li circonda. Stabilire la direzione dei colpi da sparare, il momento in cui alcuni vetri sarebbero andati in frantumi e altri dettagli tecnici (come, ad esempio, pianificare una violenta esplosione) ha prolungato la sessione di prove per un'intera giornata, durante la quale Keith Woulard, il coordinatore delle controfigure, ha spiegato agli attori come muoversi per risultare credibili. Per rendere maggiormente attinenti i dialoghi agli argomenti trattati, Oliver Stone ha voluto sul set anche un particolare trio di esperti: l'hacker Ralph Echemedia, l'esperto di cannabis Patrick Fourmy ed Eddie Follis, un ex agente della Dea da poco in pensione.

I LUOGHI DELLE BELVE

Le belve, girato in formato widescreen e con lenti anamorfiche, ha inizio in un'idilliaca California che nel corso della storia si trasforma in un incubo. Le riprese della parte iniziale si sono svolte in una casa sulla spiaggia di Malibu, per poi spostarsi nelle montagne a nord di Los Angeles e nei sobborghi della San Ferdinando Valley. Il 95% del film è realizzato in location reali durante i mesi primaverili ed estivi per usare al massimo la luce naturale. A Malibu, il set ha occupato per due settimane la villa da 300 metri quadrati di un ex giocatore di football con vista mozzafiato sull'oceano Pacifico, ricca di soffitti a volte e porte scorrevoli in vetro e dotata di una zona pranzo all'aperto e di un centro termale. Mentre qui vivono Chon, Ben e O, la villa - messicana nella storia ma californiana nella realtà - di Elena è stata individuata in un ranch nelle montagne di Santa Susana, capace di ospitare 5 mila persone e dotato di un'architettura spagnoleggiante che lo rende simile a una grande hacienda. Per l'attività di Ben e Chon è stata scelta una casa del 1960 a Pacific Palisades, dotata di un cortile coperto e situata in cima ad una collina: il posto perfetto per essere trasformato in una piantagione di marijuana, dotata di vasetti, centrifughe, spettrometri, ampolle e lampade utili alla coltivazione e alla lavorazione della droga. Le piante di marijuana usate per le riprese sono rigorosamente finte ma rese reali dall'uso di materiali diversi per la loro realizzazione.
Oltre a rendere conto delle sue azioni al suo capo Elena, Lado risponde anche ad un'altra "signora", la Santa Muerte - antica dea della morte dei culti occultisti dei Caraibi, a cui si chiede protezione dalla morte e dal fuoco - di cui porta sempre appresso una statuetta. Oltre al camion con cui si muove, alla Santa Muerte Lado ha dedicato anche il magazzino dove è solito torturare e uccidere le sue vittime in modi orribili e brutali. Realizzato appositamente per Le belve, il magazzino ha la forma di un antico anfiteatro romano e nasconde una piccola distilleria di tequila.
La lunga e complessa scena finale invece è stata girata nei pressi della diga di Pyramid Dam, nel ramo occidentale dell'acquedotto californiano, a nord di Los Angeles. Le colline scoscese e le valli adiacenti alla diga sono state occupate per tre giorni dalla produzione per la realizzazione dell'incendiario scontro tra Ben e Chon e il cartello di Baja sotto la supervisione costante del corpo forestale degli Stati Uniti.

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Note

Al di là dei discorsi risaputi sul relativismo del Bene (nessun personaggio è completamente “negativo”) e del parallelismo tra le modalità “aziendali” del narcotraffico e quelle dell’alta finanza (nonché dell’impossibilità di credere alla “morale” al fondo perbenista del film), Le belve è in realtà una nuova inversione a U dal sapore di western psichedelico con ludiche (o beffarde) variabili narrative, chiusa (ma niente spoiler) tra la premessa “assurda” della voce over nell’incipit e l’inatteso scarto del suo redde rationem finale. Nulla per cui strapparsi i capelli, s’intende: ma una conferma dell’ineffabilità di un regista che sa di non aver più nulla da dire ma continua a fare un cinema cinema, pur sbeffeggiato dai più, che in troppi si possono solo sognare.

Commenti (8) vedi tutti

  • Il solito Oliver Stone...tanto fumo e poco arrosto!

    commento di marco bi
  • Lo vedi che non rido e non piango? Io ho il botulino nel cuore.

    leggi la recensione completa di champagne1
  • Si sente la mano di Oliver Stone, nello spessorre dell'impianto narrativo e nella sapienza descrittiva. La storia prende e non annoia, nè è stupida. Un bel film.

    commento di Zarco
  • Beach Boys contro Motörhead.

    commento di movieman
  • Gran bel film di Stone, che si riconferma sui suoi livelli migliori!!

    commento di ultrapaz
  • discreto. guardabile.ottimo benicio del toro;ma sono altri i capolavori

    commento di serac19
  • Una insopportabile voce narrante, della zoccoletta di turno, ci tormenta per i primi e gli ultimi dieci minuti di questa puttanata di film…tutto il resto si dimentica.

    commento di Tex Murphy
  • Carino, si passano un paio d'ore spensierate.

    commento di ironsax
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La recensione più votata è positiva

OGM di OGM
8 stelle

Perché belve? I Savages di Oliver Stone sono selvaggi. La bionda Ophelia, detta “O”, ha cercato la definizione del termine sul dizionario: cinico, rozzo, regredito ad un primitivo stadio dell’essere. È dunque una condizione in cui non si nasce, ma che si acquisisce vivendo. È uno stadio istintuale a cui ci si riduce anche in maniera deliberata e lucida, con il sostegno del pensiero, e… leggi tutto

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M Valdemar di M Valdemar
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"Oiganme pendejos Con gueros - si Con negros - no Marihuana - si El polvo - no Llego la troca Cien kilos de la blanca Hay que pintarlas Con sangre de perro" [da "Consejos Narcos" - album "Raza Odiada" dei Brujeria]   Oliver Stone è come un animale ferito: le sue armi vanno infiacchendosi, la sua difesa svela falle, la sua presenza - una volta imponente, massiccia, subita - ormai appare… leggi tutto

14 recensioni sufficienti

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lorenzodg di lorenzodg
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“Le Belve” (Savages, 2012) è la diciannovesima pellicola del regista newyorkese Oliver Stone.    Tra film politico, antropologico e fortemente sociale, il cinema stoneniano calca sempre (senza distacco e poca partecipazione) ogni inquadratura che sia una. Mai si sente un profumo (o il senso lato dell’edulcorazione) ma una puzza pellicolare, un impatto pregnante e un senso tattile di… leggi tutto

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champagne1 di champagne1
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Una improbabile coppia di amici, Ben, pacifista e bi-laureato in marketing e botanica, e Chon, risoluto ed esperto con le armi da fuoco dopo l'addestramento da marine in Afghanistan, sfruttano i purissimi semi di cannabis trafugati da Chon durante le sue missioni di guerra e cominciano a coltivarli e a smerciarli, protetti da un agente della Dea corrotto. Gli affari vanno a gonfie vele e la vita…

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dareiusee8vtec di dareiusee8vtec
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Ennesima parabola sul sogno americano, co-scritta e diretta da un pessimo Oliver Stone e fotografato da un Daniel Mindel che, nonostante le sue buone collaborazioni con J.J. Abrams ("Star Trek","Star Trek Into Darkness", "Mission: Impossible III"), qui sembra emulare quei fastidiosi colori saturi che imperversano nel cinema di Michael Bay (e non a caso questo film assomiglia nello spirito al…

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Recensione

Recensione

frankbooth di frankbooth
5 stelle

Non sono mai stato un gran fan di Oliver Stone, pur riconoscendogli alcune indiscusse qualità; in questo caso, il film mi è anche moderatamente piaciuto, e va detto che nel suo genere dà la birra a molti altri prodotti, a conferma del fatto che il buon Oliver ha mestiere ed anche stile da vendere. Fatte queste considerazioni, troppe le cose che non mi hanno convinto, a…

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