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Lo smemorato di Collegno

Regia di Maurizio Zaccaro vedi scheda film

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La recensione su Lo smemorato di Collegno

di maso
8 stelle

Ricostruzione impeccabile del fatto di cronaca che ha appassionato l'Italia alla fine degli anni venti, la storia del misterioso soggetto rinchiuso in un manicomio di Torino perché privo di memoria e identità viene raccontata con profondità caratteriale e minuziosa attenzione ai particolari: i costumi, gli interni, il biliardo con il panno chiaro e le bocce in avorio grezzo, le acconciature, la stampa sui quotidiani con la grafica tipica del periodo agevolano il viaggio a ritroso dello spettatore in un epoca in cui la perdita di un coniuge poteva significare la solitudine eterna per una vedova, il riscontro delle impronte digitali era un espediente innovativo per le indagini della polizia, un periodo in cui la menzogna e l’attività illegale incentrata su piccole truffe era sufficiente per creare il dissenso totale da parte dell’opinione pubblica e della stampa ferocemente schierata contro chi si ostina a voler negare l’evidenza dei fatti di fronte alla propria attività simulatoria, già perché sull’episodio io ho le idee chiare come penso molti che conoscono il caso, il dilemma fra Mario Bruneri e Giulio Canella pende chiaramente verso il primo nome poichè lo smemorato era un truffatore nato e si adoperò con sapienza ad assumere la personalità del professor Canella ricco e sposato con una bella donna dell’alta borghesia sabauda per poter cancellare con una spennata nera il passato torbido con una moglie e un figlio bistrattati dalle sue inadempienze di padre di famiglia, addirittura la sua amante lo riconosce davanti a medici e poliziotti e lui continua a negare dopo che la vera consorte lo ha identificato anche per la gestualità che lo ha sempre contraddistinto mentre vecchi amici di Canella non lo identificano assolutamente come tale mettendo a nudo la sua strana memoria selettiva che gli permette di parlare latino ma non conoscere una parola di greco che un professore di filosofia deve sapere approfonditamente, c’è una sequenza che su tutte le altre ci da l’esatta dimensione di come Giulia Canella abbia accettato quell’uomo come suo marito a prescindere dalle sentenze e le affermazioni di chi non lo riconobbe e mi riferisco alla scena d’amore in cui toccandogli la cicatrice posta sulla schiena si adombra in viso con una espressione dubbiosa che scompare dopo pochi istanti con l’affermazione di volerlo comunque per proseguire una vita di coppia interrotta a causa della guerra.                                                                       
La prima parte di carattere descrittivo è intrisa di mistero e la figura dello smemorato con il suo squilibrio accresce il dubbio sul vero significato della parola pazzia, la sua manifestazione che serpeggia fra le mura del manicomio di Collegno è enfatizzata dalla musica ed ogni qual volta c’è uno snodo incisivo nella trama l’inquietudine trasmigra dagli interpreti agli spettatori grazie all’eccellente prova attoriale delle due protagoniste indiscusse della storia rispettivamente Lucrezia Lante Delle Rovere emaciata dalla povertà nel ruolo della ostinata moglie di Bruneri che lo riconosce senza ombra di dubbio e Gabriella Pession nel ruolo della spaesata Giulia Canella bravissima ad esprimere l’incertezza di una donna che perde le proprie convinzioni con il continuo accavallarsi degli eventi che la portano ad accettare un uomo di cui non sa se fidarsi o no per poi tenerlo comunque con se evitando di rovinare la reputazione della nobile famiglia e soprattutto dando un padre ai suoi figli, un po’ statico e passivo l’attore tedesco Johannes Brandrup nel ruolo dello smemorato e forse anche troppo di bell'aspetto ciò nonostante la sua prova è accettabile e pertinente.
La seconda parte è più storiografica e meno inquietante rispetto al primo tempo, si cerca di far luce sull’accaduto ripercorrendo pari passo l’iter processuale che ha segnato la vicenda fino alle didascalie che puntualizzano il destino della famiglia Canella e del suo presunto membro ritrovato, si distinguono due correnti di pensiero opposte e discordanti fra gli avvocati che cercano di affermare l’onestà dell’uomo misterioso e le forze dell’ordine che lo giudicano un impostore, fra loro fa da spola la stampa di Torino che vede il personaggio di Battiston nel ruolo di narratore e scovatore di informazioni su chi come i dottori hanno seguito il personaggio fin dalla sua comparsa, il giornale si rivelerà una bandieruola che sposta la sua opinione sull’accaduto in più di un frangente mentre la sceneggiatura ha al suo interno una spiegazione possibile ma improbabile su come Bruneri e Canella si fossero incontrati e fossero addirittura stati portati in questura e schedati la stessa notte.
Un applauso a Zaccaro ed i suoi attori per aver reso giustizia con passione ed eleganza ad uno dei misteri italiani più famosi del secolo scorso.

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