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L'angelo azzurro

Regia di Josef von Sternberg vedi scheda film

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La recensione su L'angelo azzurro

di steno79
10 stelle

Il professor Rath è un severo insegnante al Liceo di una cittadina tedesca nell'epoca della Repubblica di Weimar, e scopre più volte i suoi allievi a guardare di nascosto delle foto di Lola-Lola, una cantante che si esibisce al cabaret "L'Angelo azzurro", un luogo piuttosto malfamato... Per sorprendere in fallo i ragazzi, Rath si reca al locale e riesce a conoscere la cantante stessa: per il professore è amore a prima vista. Rath decide di sposarla e di seguirla nelle sue tournées, ma dopo un matrimonio grottesco in cui imita il canto del gallo, inizia la sua decadenza, che va di pari passo con la sua morbosa gelosia per la tirannica Lola. Due anni più tardi, la troupe ritorna all'Angelo azzurro e Rath è costretto ad esibirsi come clown, in un numero in cui viene pesantemente umiliato...

Primo e unico film di Sternberg girato in Europa, rimane la sua pellicola più celebre, nonchè quella che segnò il successo di Marlene Dietrich, divenuta una star internazionale dall'oggi al domani, mentre per il suo partner Emil Jannings fu probabilmente l'ultima interpretazione di alto livello. Si tratta di un film che rielabora il meglio della lezione espressionista, evidente nelle sequenze in cui il professore si reca per strada al night-club, con le scenografie di Otto Hunte che sembrano omaggiare quelle del mitico "Caligari" di circa dieci anni prima, ma al di là della consueta cura formale, è anche uno dei film del regista più attenti alle emozioni dei personaggi (e dello spettatore), in cui il barocchismo dello stile non viene spinto all'estremo e il gioco di luci ed ombre è sempre funzionale al contenuto delle varie sequenze. Jannings riprende la virulenza espressiva e il gioco mimico fortemente sottolineato delle sue grandi interpretazioni mute, fra cui la più celebre in "L'ultima risata" di Murnau, e riesce a darci un'ultima performance memorabile; tuttavia, non si può negare (come fa Mereghetti, parlando in maniera poco convincente di "una Dietrich limitata da un personaggio abbastanza convenzionale, che solo la sua sensualità fa dimenticare") che buona parte della riuscita del film sia dovuta proprio alla presenza dell'attrice. Indimenticabile quando canta  Ich bin von Kopf bis Fuß auf Liebe eingestellt di Friedrich Hollander col cappello a cilindro e le lunghe calze di seta nera, la Dietrich irradia sensualità, ma è anche convincente nelle scene in cui seduce Jannings, e sa rendere estremamente enigmatico ed ambiguo il suo personaggio, poichè, anche quando Lola tratta crudelmente il professor Rath, rimane il dubbio che la donna provi un segreto affetto per l'uomo che si sta degradando fatalmente. Il film evita il moralismo più scontato, mostrandoci all'inizio un Rath antipatico ed inutilmente bacchettone, ma poi umanizzandolo nella seconda parte della storia, e ponendo l'intera vicenda sotto il segno di un'ambivalenza che esalta il potere liberatorio della Passione, ma ne mostra anche i pericoli quando ci si abbandona ad essa senza alcun tipo di controllo razionale. Le scene finali sono molto crude per un film del 1930, ma non c'è compiacimento da parte di uno Sternberg assai più concreto e meno estetizzante che in altre occasioni.

voto 10/10 

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