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Maternity Blues

Regia di Fabrizio Cattani vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Maternity Blues

di bufera
6 stelle

Quattro donne che hanno fatto una esperienza atroce e insensata quale quella di uccidere i propri figli in diversi contesti e con motivi occasionali, tutte vittime della sindrome chiamata " maternity blues." Il racconto è drammatico e sincero, anche se discontinuo, con l'impegno sociale di rendere noti problemi non tanto lontani ma poco visibili.

 

LOCANDINA

Maternity Blues (2011): LOCANDINA

 

Premetto che vai ribadito il massimo  rispetto per  il regista Fabrizio Cattani, il cast e la troupe per il coraggio e l'impegno con cui hanno affrontato un tema tanto delicato, doloroso, complesso, ancora in discussione al livello pschiatrico, criminologico e umano. C'è da immaginarsi quanto sia stato difficile ricreare sul set l'ambiente psichiatrico e orientare le relazioni tra donne tanto diverse, ognuna con un suo vissuto, narrato peraltro con estrema delicatezza, discrezione e voluta incompletezza.

 

 

Su quattro figure si creano quasi dei prototipi  di una esperienza atroce e insensata quale quella di uccidere i propri figli in diversi contesti e con occasionali motivazioni. Tutte, di base, sono vittime della sindrome detta "maternity blues" in gergo scientifico, ovvero depressione post partum,qui forse dilatata un po' troppo.La parte più debole del film è quella introduttiva al tema, poi le attrici, sensibili e bravissime, cominciano a dare vita alle loro storie, cancellando il clichè di "mostro" con il quale la società,  i media e i processi le hanno bollate.

 

Nel vivere quotidiano della stuttura, nel loro racconto stentato e per pochi, tornano donne, ragazze semplici e incredule che vanno chiudendosi in vari tipi di disperazione senza uscita,che si traduce di caso in caso in un suicidio, una depressione insistente e comportamenti provocatori e pericolosi per sè e per gli altri. Gli uomini, talora responsabili per l'assenza e/o la disattenzione a ciò che si stava verificando vicino a loro, prima o poi le abbandonano. I toni altamente drammatici e inquietanti dell'ultima parte   coinvolgono mente e cuore di chi assiste.

 

L'azione è sospesa fra teatro e cinema, a favore del primo, non a caso il soggeto è ispirato alla piece teatrale From Medea . Si può discutere  riguardo all'aspetto cinematografico, la tendenza al monologo, lo scorrere di alcune inquadrature superflue, il mancato sfruttamento di alcune sequenze e scene a sorpresa e la discontinuità del racconto. Travolgente la colonna sonora, buona la fotografia, puramente funzionale. Andrea Osvart è la più covincente, anche perchè il suo presonaggio è più accostabile ad empatico, ma le altre non sono da meno. Daniele Pecci offre   una delle sue prove migliori, sinceramente dolente e indeciso come impone il personaggio. Film di notevole impegno sociale, che induce grande sofferenza ma apre la testa a problemi non tanto lontani anche se generalmente poco visibili. Conoscere e pensare è già un buon risultato almeno per abbattere il fronte dei pregiudizi.

Chiara Martegiani

Maternity Blues (2011): Chiara Martegiani

Andrea Osvart, Chiara Martegiani

Maternity Blues (2011): Andrea Osvart, Chiara Martegiani

Marina Pennafina

Maternity Blues (2011): Marina Pennafina

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