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L'estate di Giacomo

Regia di Alessandro Comodin vedi scheda film

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La recensione su L'estate di Giacomo

di nickoftime
6 stelle

Ci sono diversi modi di fare cinema ma tutti hanno in sè il bisogno di comunicare qualcosa, non necessariamente una storia. A volte l'obiettivo è quello di raccontare una vicenda attraverso le persone, in altri casi invece è quello di parlare di una persona. Ancora immersi nei suoni e nell'ambiente della campagna friulana ed in particolare del fiume Tagliamento dove buona parte di quello che abbiamo visto ha preso forma e poi si è sviluppato, non possiamo fare a meno di pensare che "L'estate di Giacomo" nasca dalla voglia di mettere al centro dello schermo un esistenza filmata dal vivo, senza trucchi, con la pazienza di non gli eventi, lasciando che le piccole cose, quelle che abbiamo smesso di guardare o di cui si è perso memoria, riprendano ad alimentare il fuoco delle nostre emozioni. Ed è proprio la componente emozionale derivata dai sentimenti di amicizia e poi d'amore che Giacomo instaura con due coetanee ad accompagnare e tenere insieme la libertà del flusso visivo di cui il film si compone. Schermaglie, ritrosie e piccoli dispetti si alternano a momenti di tregua, riempiti dall'evidenza di un paesaggio naturale che sembra sublimare con la sua quiete calda e riposante il montare di una scoperta, quella di Giacomo nei confronti del mondo ed in particolare dell'universo femminile, spaventosa ed insieme sublime.

Girato in pellicola ed in digitale con la leggerezza e la spontaneità compositiva già appartenuta ai giovani turchi della nouvelle vague francese, "L'estate di Giacomo" nonostante la sua natura indipendente, soprattutto dal punto di vista produttivo, è tutt'altro che un film improvvisato. Se infatti il pedinamento e l'osservazione quasi antropologica di protagonisti rubati alla vita reale - ad interpretare se stessi e la propria esistenza sono in questo caso amici e familiari del regista - potrebbe far pensare ad una stanca riproduzione di stampo neorealistica, con tutto le conseguenze in termini di mancata fantasia e varietà, in questo caso il pericolo viene meno per mano dell'autore che facendo entrare in gioco l'elemento naturale, non solo il paesaggio ma anche la luce ed i suoi rumori, con quello specificatamente tecnico, soprattutto nelle sequenze associate mediante un montaggio rispondente più ad un bisogno di coerenza emozionale che di linearità narrativa, riesce a ricreare un microcosmo poetico e fuori dal tempo, nel quale lo spettatore si sente parte in causa, disturbato quando Giacomo aderisce alla vita con rabbia, come succede all'inizio del film con la batteria malmenata fragorosamente dal ragazzo ripreso di spalle, rivitalizzato laddove la sua innocente ingenuità rompe le convenzioni di una gioventù che il cinema italiano ama più mettere in posa che capire. Certo molto di quello che rimane fuori dall'opera - il girato poi scartato in sede finale prevedeva una fase ospedaliera conseguente all'operazione a cui Giacomo si era sottoposto per riacquistare parte dell'udito alternata alla sezione estiva - così come alcuni passaggi del film poco spiegati lasciano un sensazione di incompletezza, di un risultato più simile ad una dichiarazione d'intenti che ad un'opera compiuta. Questo però non diminuisce la purezza dello sguardo e la perfetta commistione tra cinema e documentario che avvicinano "L'estate di Giacomo" ai capolavori di Frammartino e Marcello. In prospettiva quello di Alessandro Comodin è un esordio che lascia ben sperare.
(pubblicata su ondacinema.it)

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