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Biancaneve

Regia di Tarsem Singh vedi scheda film

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Enrique

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Biancaneve

di Enrique
8 stelle

In un magico mondo incantato
che di un candido manto è vestito
di una giovane il cuor funestato
venne, tosto, nel bosco, rapito
da una banda di scaltri cialtroni
con un’indole da "teneroni";
dall’affabile sguardo sornione
di chi ha perso qualsiasi tenzone;
ma il proposito di vendicare
i meschini soprusi patiti
quegli eroi condurrà ad affrontare
i nefasti misfatti impuniti
di una bella regina spietata
di un abnorme potere assetata;
di una bestia che suscita orrore
fino a quando stregato abbia… il cuore.

http://www.fxguide.com/wp-content/uploads/2012/04/MirrorMirror_Tippett.jpg

Viviamo in tempi difficili. Ai tempi di una delle crisi economiche più feroci di sempre. Inevitabile che miti e leggende della nostra tradizione subissero la contaminazione della realtà (dura e cosmopolita).
Ma senza esagerare. Anzi.
Così i 7 nani perdono gli abiti di giulivi lavoratori indefessi e vestono quelli di temibili lestofanti, dediti al crimine di strada (più per piacere, in realtà, che per necessità). E così Biancaneve, da massima icona del candore e dell’ingenuità umana, assurge ad icona di scaltrezza e (non l’avrei mai detto dopo il make-up delle prime scene), soprattutto, di bellezza (ebbene sì, il restyling nanesco ha fatto miracoli!) e, finanche, al ruolo di paladina degli ultimi (gli umili e vessati sudditi); un’eroina dalla spiccata connotazione sociale che svecchia l’iconografia tradizionale senza sacrificare, nondimeno, le linee guida del canovaccio originario.

Mirror Mirror, di Tarsem Singh, è, pur sempre, pura fiaba. Una fiaba che risalta per l’estetica raffinata (ROTOTOM) e sfarzosa dei costumi del premio Oscar Eiko Ishioka; per la fotografia e le scenografie a geometria cromatica variabile (ma sempre fulgide e cangianti). Un fiaba imbastita su una trama originale, cui il regista indiano conferisce quel tocco di leggerezza ed esotismo che seduce; e appaga.

D’altronde, dagli occhi languidi di uno dei villain più piacenti degli ultimi tempi trabocca pure qualche punta di cinica e ammiccante malizia (il che rende ardua la scelta sulla fazione per cui parteggiare)…


E poi WOW!!! Si scopre che la fantomatica bestia cattiva (ma dagli occhi dolci) è Sean Bean!! Direttamente dal regno del Nord (de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco), non si cambia neanche di abito. Beato lui; ormai c’ha l’esclusiva per la parte da monarca buono (ma - per chi conosce la storia - “sfigato”). 


Non si poteva chiedere di meglio.

Ma questo è solo uno dei tanti colpi di scena “partoriti” dall’immaginario di Singh.

Il finale, ad esempio, rispolvera uno dei prediletti passaggi cruciali della fiaba disneyana (la tentazione della mela), ma lo reinterpreta alla luce delle premesse di cui sopra (la nostra bella - ed intelligente - “Neve” saprà far tesoro degli insegnamenti ricevuti).
A proposito del finale; dopo un’ora e quaranta di diligente compostezza, il balletto e la canzonetta sui titoli di coda, in puro stile Bollywood, al quale si abbandonano interpreti e figuranti del film appaiono come una liberatoria esplosione (scandoniano) di vivacità e di gioia di vivere… che trovo difficile non riesca a superare (almeno un poco) la diffidenza dei più scettici.

https://www.youtube.com/watch?v=E8-bMgDANEk

I believe, I believe, I believe, I believe… in LOVE, LOVE, love, love love…

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