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Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno

Regia di Christopher Nolan vedi scheda film

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La recensione su Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno

di barabbovich
8 stelle

Facciamo un passo indietro: dopo essersi gratuitamente autoaccusato di essere stato l'assassino del procuratore distrettuale, popolarissimo a Gotham City, Batman alias Bruce Wayne (Bale), stanco e claudicante, decide di ritirarsi a vita privata. Ma la città viene attaccata dalla malvagità fatta persona. Si tratta di Bane (Hardy), un uomo violentissimo a metà strada tra un wrestler e Hannibal the cannibal, che con i suoi adepti vuole trasformare un congegno per l'energia sostenibile in una bomba micidiale. Per Wayne è l'ora di riprendere maschera e mantello e di far tornare Batman in azione, magari con l'aiuto di Catwoman (Hathaway), una'ambigua ladra acrobata.
L'ultimo episodio della trilogia che Christopher Nolan ha dedicato al personaggio dei fumetti creato da Bob Kane, comincia con una sequenza acrobatica  a bordo di un aereo e prosegue a ritmo vertiginoso per quasi tre ore con una girandola di trovate micidiali e colpi di scena, sevito da un cast di all-stars. A stupire, in questo blockbuster di indiscutibile valore spettacolare, non sono soltanto le scene d'azione, tra le quali rimarrà memorabile quella del'esplosione di una campo di football americano, con un giocatore a cui passo dopo passo viene a mancare il terreno sotto i piedi, quanto la capacità di Nolan, già ampiamente dimostrata con Batman begins, di innestare due ingredienti inediti nella trasposizione cinematografica dei supereroi da fumetto: il rapporto costante con la contemporaneità e l'analisi sociale. Se il primo lo si ritrova chiaramente nei riferimenti alla borsa valori, al populismo e ai sotterfugi della politica nonché alla crisi economica, la seconda si riscontra nella nuove forme di lotta di classe, sovvertite dalla figura di Bane che mira a una lotta tra poveri. Si fronteggiano il male e il bene assoluto: il primo sotto forma di riproposizione costante di una vita fatta di sofferenze che non ammette altro che la restituzione di queste agli altri; il secondo attraverso il massimo atto filantropico (anche se il film è ambiguo e sembra lasciare un finale aperto). Due modi opposti di concepire il sacro in una veste comunque nerissima.   

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