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Posti in piedi in paradiso

Regia di Carlo Verdone vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Posti in piedi in paradiso

di hallorann
8 stelle

Fin dal titolo - bello ed evocativo - POSTI IN PIEDI IN PARADISO, Carlo Verdone (spogliatosi delle ruggini veronesiane) in quest’ultima opera non ha sbagliato un colpo, una battuta, una gag. Con questa commedia malincomica, amara, tenera e acuta si ritorna a respirare l’atmosfera dei padri nobili del genere italiano per eccellenza. POSTI IN PIEDI… è uno spaccato d’Italia 2011-12 in crisi di euro che non bastano mai, sentimenti, valori, mariti separati ghettizzati e figli più maturi e speranzosi dei padri. Ulisse Diamanti (nome verdoniano a tutti gli effetti) era un discografico di successo che un paio di flop hanno portato sul lastrico e costretto a vivacchiare in un negozietto di vintage. Fulvio Brignola un ex critico affermato con alle spalle l’ennesimo libro sul cinema orientale e uno in cantiere sulla doppia anima di Clint Eastwood. Ora scrive di cronache mondane e gossip e di conseguenza frequenta il nulla di quell’ambiente. Domenico Segato è un agente immobiliare con due famiglie a carico, in debito con tutti perché schiavo del gioco e a causa di ciò ridotto a non avere una dimora fissa. Arrotonda facendo lo squillo per signore attempate, è lui il collante della storia e degli altri due personaggi. Insieme i tre provano una convivenza forzata per venirsi incontro economicamente. Una sera Segato fa il pieno di viagra e li piglia “un coccolone”, al ProntoCardio risponde Gloria, la disastrata dottoressa appena lasciata “per incompatibilità” dal maturo amante. Nevrotica e generosa entra nella vita di Ulisse, smorzati i confusi bollori iniziali nasce una sincera amicizia utile per lui ad affrontare la maternità imprevista della figlia diciassettenne a Parigi e per dire finalmente alla ex moglie che come cantante “non valeva un cazzo!”. Fulvio deluso da una ragazzina frivola come gli articoli che è costretto a scrivere, si prende una pausa lavorativa e ci dorme sopra con la figlioletta in braccio, alla faccia del cinismo della ex consorte. Domenico troverà nel figlio neolaureato una salvezza. Verdone dà una lezione a decine di commedianti in auge e sempre in testa al box-office con zero idee, il suo film diverte, fa (sor)ridere, riflettere e immalinconire. Sono davvero tante le scene che come una fotografia ci descrivono con una risata, uno sberleffo e un guizzo una situazione e se vogliamo un’epoca (per esempio le solitudini feroci che affiorano dietro le gag esilaranti della festa di compleanno o la visita al museo d’arte moderna). Domenico il cialtrone è un Marco Giallini stupendo e nonostante l’esuberanza mai sopra le righe, il Fulvio perennemente affamato di Pierfrancesco Favino (grande attore duttile) ricorda il Mastroianni de I SOLITI IGNOTI, l’attore regista si muove con saggia parsimonia e bravura ormai rodata e consumata tra disgrazie e gag (simpatici i duetti con Andrea Purgatori). Cita MALEDETTO IL GIORNO CHE T’HO INCONTRATO, al posto della chitarra di Hendrix c’è il cinturone di Jim Morrison (a proposito ottima la scelta dei brani musicali) e poi il personaggio di Gloria (molto alla Buy) interpretata da Micaela Ramazzotti, stavolta mi sbilancio a favore perché mi ha ricordato la Sandrelli dei film di Scola. Dolcissima e spontanea. Come dice Domenico verso la fine E’ CAMBIATO ER VENTO! Sì anche per Carlo Verdone.

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