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Diaz

Regia di Daniele Vicari vedi scheda film

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La recensione su Diaz

di mm40
6 stelle

Quello che accadde alla Diaz e nella caserma di Bolzaneto è inquadrabile alla voce squadrismo - e della peggior specie -, è stato di polizia e delirante massacro fascista; l'indignazione che traspare dal film di Vicari è del resto la maniera migliore per affrontare ferite ancora sanguinanti, a undici anni (e a due dalla prescrizione degli ultimi reati accertati) dai fatti. Un film toccante ed equilibrato, pur dando sfogo al citato senso di nausea, di schifo verso l'atteggiamento sprezzante e prevaricatore delle forze dell'ordine: non si nascondono infatti la pochezza di argomenti dei manifestanti, il loro interesse nel provocare gli agenti e l'ostilità diffusa nei confronti delle divise. Che tecnicamente il blitz della Diaz, poi, possa definirsi - piuttosto che azione isolata o fine a sè stessa - vera e propria 'rappresaglia', reazione a una situazione divenuta ormai esasperante, nella quale i manifestanti avevano effettivamente affastellato una mole di torti a malapena sopportabile, è altrettanto palese; ma nulla può giustificare la gratuita violenza di un esercito armato (al cui vertice, va ricordato nonostante il film sfiori appena l'argomento, c'erano Silvio Berlusconi e il ministro dell'interno Claudio Scajola) contro una manciata di ragazzi tutt'al più muniti di rudimentali strumenti di difesa. Scajola, apriamo una parentesi: l'uomo che l'anno successivo definì 'rompicoglioni' Biagi, appena assassinato per strada dai terroristi; l'uomo che una decade più tardi non saprà che scuse trovare di fronte a cifre faraoniche versate a suo favore da ignoti benefattori: ecco, questo tizio, braccio destro (mica per caso) di Silvio Berlusconi, non solo non fece un passo indietro all'epoca della carneficina del G8, ma anzi ammise candidamente le proprie responsabilità, giustificando l'operato barbaro delle forze di polizia come il necessario intervento di repressione nel sangue di un focolaio di protesta eccessivamente sviluppatosi. Cose da medioevo, come testimoniano le didascalie finali della pellicola, atto di rabbia che il decennio abbondante intercorso dagli avvenimenti è riuscito a dotare della giusta lucidità per ricostruire quei giorni senza scadere nel patetico (sentimentale), nel complottista (ideologico) o nel televisivo (banale). La ragionatissima sceneggiatura, vero pregio fondamentale di Diaz, è opera del regista e dell'assidua collaboratrice Laura Paolucci (anche scrittrice di Caos Calmo e La vita facile); il principale merito del film è infatti quello di trasportare lo spettatore all'interno del momento, del contesto, di fargli vivere la storia raccontata con una verosimiglianza assoluta, tanto da meritarsi - al termine della visione - il sovrappensiero, banale quanto si vuole, ma qui indiscutibile encomio, "sembrava di essere lì". E' la definitiva consacrazione di Vicari? Si vedrà, è troppo presto per azzardare simili deduzioni; di certo il regista si era già dimostrato maturo sul versante espressivo nelle sue passate produzioni, ma gli era finora mancata la sceneggiatura giusta; azzeccatissima la scelta, infine, di giocare tutto il resoconto sulla dimensione corale (e quindi giornalisticamente mettere in scena più un reportage che un articolo o una recensione; pittoricamente più un affresco che un ritratto). Anche se ciò penalizza, a conti fatti, la presenza dei nomi di richiamo nel cast: da Elio Germano a Renato Scarpa, da Claudio Santamaria a Rolando Ravello, dispersi in ruoli limitati, frammentati, mai incisivi. Indiscutibilmente giusto (a livello concettuale: magari non per il pubblico, sia chiaro), perchè tutto ciò che di incisivo ci deve essere sta nei fatti narrati. Note negative minimali: la scena del ralenty della bottiglia (in cui prevale il gusto emotivo, sensazionale, patetico), le musiche un po' troppo 'di maniera' (Teho Teardo). 7/10.

Sulla trama

Ricostruzione dei fatti genovesi del luglio 2001, dopo la morte di Carlo Giuliani: il deliberato massacro di 93 manifestanti, nottetempo rifugiati in una scuola, da parte della polizia italiana, e le conseguenti torture nella vicina caserma.

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