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Il rosso e il blu

Regia di Giuseppe Piccioni vedi scheda film

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Enrique

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il rosso e il blu

di Enrique
5 stelle

Stereotipi multistrati e multicolori informano le movenze dei primi passi mossi.

Contraddizioni, più o meno stridenti, plasmano i secondi, gracili…

…i quali inciampano nello spettacolo dell’assurdo, tali e tante sono le divagazioni nell’etere dei pensieri astratti, sconnessi, alogici ed irrazionali, a metà strada fra il “classicismo” delle convenzioni di sostanza (la scuola ed i suoi mali) ed il “plasticimo” delle forme di ripresa (degli incubi di una ragazza “vecchia” a 16 anni, ad esempio).

 

È inutile leggere in questo film significati che esso, semplicemente, non ha (o che forse avrebbe avuto se fosse stato un altro film; simile, ma diverso). Ovvero che sia un film sul disagio giovanile, sulla scuola e sui mali dell’Italia di oggi (cioè la mancanza di un progetto educativo serio, ragionato e persuasivo, fondato su presupposti altrettanto importanti, ovvero i soldi per capirci); mali che dalla scuola hanno origine e che nella scuola si riflettono (emblematico, e poco sfruttato, il j’accuse vs. i padri cafoni dei figli cialtroni). Così come è inutile leggervi (più nel dettaglio) la denuncia di chi, meschino, avendo (da tempo) gettato la spugna, dapprima giudica gli idealisti da un angolino buio (mentre si bea della summa di consapevolezza che ha ben guadagnato dopo aver fatto della disillusione la propria ancora di salvezza), salvo, poi, pentirsi (folgorato sulla via di Damasco da un’irrefrenabile, devota ex-scolaretta), tanto da riallacciare i fili del discorso, interrotto tanti anni prima, con una lezione passata alla storia (dell’arte).

 

Piccioni non rilegge l’Italia di oggi dalle cattedre di uno spaccato degli “educatori” e dai banchi di uno spaccato degli svaccati (entrambi, a volte) “discenti”. Egli, piuttosto, reinterpreta; in libertà. Accumula immagini sature di contrasti; di rosso e di blu. Ovvero contraddizioni perenni (fra le innumerevoli ed in ordine sparso; quella del professore vittima di un eruditismo sofisticato che cede, periodicamente, a piaceri più terra terra; quella della preside che insegna al professorino l’importanza dei confini fra ciò che sta fuori e ciò che sta dentro la scuola, dopo aver già dato ampiamente prova che ciò vale per tutti tranne che per lei; quella di una giovane mente tanto geniale da risultare succube di una svalvolata streghetta ecc. ecc.) di un assurdo quotidiano. Quello immortalato dal suo occhio indiscreto. Ma soprattutto, quello assai meno stravagante, inedito ed appariscente spiacevolmente rimasto ai margini del medesimo.

Si percepisce la forma di fondo (del fondo), ma, alla fine, resta appena l’amara sensazione di aver voluto afferrare il vuoto (senza esserci riusciti, ovviamente); e resta appena (fra i titoli di coda) l’incrocio degli sguardi spenti ed indecifrabili di due generazioni disallineate fra loro, complice un oggetto futile - una penna ma poteva essere qualunque altra cosa - perso nella banalità della distrazione dell’oggi).

Ma resta anche l’impressionante immedesimazione fisica di Herlizka. Quella sì, resta (e fa piacere).

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/6/68/Il_rosso_e_il_blu_Herlitzka.PNG

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