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I più grandi di tutti

Regia di Carlo Virzì vedi scheda film

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La recensione su I più grandi di tutti

di GIANNISV66
7 stelle

I più grandi di tutti? Ma chi sono veramente i più grandi di tutti?

Lo chiedi a dieci persone e rischi seriamente di avere dieci risposte diverse, per qualcuno poi (come il sottoscritto) non esiste nemmeno una band che si possa fregiare del titolo “i più grandi di tutti”.

Ma così non la pensa Ludovico Reviglio, giovane e appassionato giornalista musicale. Per lui i più grandi tutti esistono e si chiamano Pluto. Una band fra le tante ma di cui lui non si perdeva neanche un concerto, una band che si è sciolta da un bel po' di anni senza lasciare grandi tracce. Ma di cui lui conserva gelosamente il ricordo e la nostalgia.

Ludovico, che purtroppo è bloccato su una sedia a rotelle, ha notevoli disponibilità economiche e decide di utilizzarle per realizzare un sogno: vedere i suoi miti riuniti ancora una volta sul palco.

Ma rimetterli insieme non sarà per niente facile.

Carlo Virzì, fratello del ben più noto Paolo, con cui ha collaborato curando la colonna sonora di alcuni film, strizza l'occhio a Still Crazy (autentico gioiellino di quel filone cinematografico che vede la settima arte incontrare la musica rock) e decide di raccontare una storia che nei tratti essenziali ricorda molto da vicino quella della pellicola inglese.

In entrambi i film si parla di una reunion, in entrambi i film questa avviene grazie all'intervento di un appassionato ben munito finanziariamente. E in entrambi i film gli ex membri si detestano fra di loro.

Cambia però tutto il resto, là si parla di una rock band dei mitici anni '70, con riferimenti vari ai nomi che fecero grande quel periodo, qui invece ci si focalizza su un gruppo dell'ambiente dell'indie rock italiano anni 90, quello che si rivelò un'autentica fucina di talenti (Afterhours e Marlene Kuntz su tutti), e che vide una proliferazione strabiliante su tutto il territorio nazionale.

I Pluto erano in quattro: un cantante gasato e convinto di essere una rockstar irresistibile, una bassista sbarellata e poco propensa alla sobrietà, un chitarrista tremendamente talentuoso ma bloccato da un carattere spinoso e un batterista bonaccione e affidabile.

Proprio su Loris, il batterista, Ludovico fa leva per trovare il modo di rimettere insieme i quattro, divisi ormai da una valanga di vecchi rancori e troppe divergenze mai chiarite.

Inutile dire che i membri della band hanno preso strade completamente diverse ma che tuttavia, dopo una serie di malintesi, casualità e situazione tragicomiche, si ritroveranno di fronte, finendo per accettare l'offerta di Ludovico, il cui progetto rivela però più intoppi del previsto.

 

Diciamolo chiaramente, I più grandi di tutti è un prodotto costellato di troppe ingenuità per poter passar indenne all'esame di uno spettatore attento. Troppo “buonista” il personaggio del batterista (Alessandro Roja, agli antipodi rispetto al Dandy di Romanzo Criminale – la serie), troppo poco definiti i contorni degli altri personaggi, alla fine quello che ne esce meglio è Marco Cocci che di fatto interpreta se stesso.

Ma come un disco non del tutto riuscito, con qualche passaggio piacevole qui e lì ma senza una cifra stilistica ben definita, che a un certo punto sfodera il pezzo che ti schianta e ti fa saltare alla poltrona, così questo film proprio nelle battute conclusive trova il suo momento migliore, regalando attimi di autentico spirito rock a chi quelle coordinate se le porta dentro da una vita. E la chitarra di Dario Kappa Cappanera fa un devasto di tutti i dubbi.

Insomma alla fine il film lo promuovo in pieno, anche se mi sento di consigliarlo prevalentemente a chi, come chi scrive, pensa che il rock sia un modo di pensare, di approcciarsi alla vita e non semplicemente di fare musica.

Nota finale sul nome della band: in Still Crazy lo squinternato batterista della band veniva presentato con questa frase: “se gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, allora i batteristi vengono da Plutone”; che Virzì scegliendo il nome Pluto non abbia voluto fare un (chissà se volontario o meno) omaggio al film di Brian Gibson? In fondo Loris, il personaggio chiave attorno al quale vengono dipanati i fili della vicenda, è proprio un batterista.......

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