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J. Edgar

Regia di Clint Eastwood vedi scheda film

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La recensione su J. Edgar

di Baliverna
6 stelle

La storia del fondatore dell'FBI, in un ritratto pieno di ombre e dubbi.

Tutto sommato è uno dei film di Eastwood che mi è piaciuto di meno.

Filmato con una fotografia scura e metallica (forse di valore simbolico), questo ritratto del fondatore dell'FBI è secondo me né denigratorio, né celebrativo. Il personaggio è, secondo me, volutamente ambiguo, e forse alla fine rimane di lui ben poco di buono.

Edgar è in fondo un esaltato, il quale persegue con foga veri o presunti attivisti filosovietici. Ce n'erano, perché vi fu anche il caso di un gruppo di americani emigrati fiduciosi in URSS dopo la crisi del '29 (ma poi accolti da Stalin come spie...). Tuttavia Edgar pare vederne di più di quelli che ci sono, e dà loro la caccia con una pertinacia che lascia confusi. Egli è forse tra i plasmatori di quella retorica sulla superiorità morale degli Stati Uniti viva ancora oggi. La sicumera del personaggio, la sua protervia, con l'ideologia spinta al massimo, accanto alla disinvoltura nel simulare, possono difficilmente guadagnare le simpatie dello spettatore. Rimane anche il dubbio se l'arrestato sia stato veramente il rapitore del bambino, ma sulle cautele prevale la necessità di consegnare il colpevole all'opinione pubblica. Il suo zelo fanatico pare però piacere ai presidenti (eccetto Nixon), che gli danno carta bianca per molti anni.

Viene il sospetto che il fanatismo che profonde nel suo lavoro sia uno sfogo di energia repressa, forse sentimentale e sessuale. La madre è una dominatrice, e tra lui e lei c'è un sottile e latente rapporto incestuoso. Il dominato è lui, ma non se ne rende conto. Tra lui e il collega nasce poi un sentimento omosessuale non del tutto chiarito. Al suo fianco, vediamo la fedelissima segretaria, zitella per scelta, per dedicarsi di più al proprio lavoro... Alla fine della vicenda non si ha certo il quadro di una squadra affiatata che ha servito con passione il proprio paese, ma di un gruppo di individui soli, fanatici e tristi. Forse inutili.

Clint Eastwood non è mai stato troppo tenero con la storia degli USA, che pure ama, e ne ha sempre mostrato con onestà contraddizioni e zone d'ombra. Tuttavia, qui non ho trovato quella magnifica fluidità del racconto che mi ha fatto amare il regista, e la fotografia è proprio troppo scura e sbiadita nei colori per piacermi. Manca qualche bell'esterno e qualche campo lungo. E poi, come già accennavo, il protagonista mi è stato antipatico fin dalla prima scena.

Bravi, comunque, di Caprio e Naomi Watts.

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