Espandi menu
cerca
Mosquito Coast

Regia di Peter Weir vedi scheda film

Recensioni

L'autore

21thcentury schizoid man

21thcentury schizoid man

Iscritto dal 22 dicembre 2008 Vai al suo profilo
  • Seguaci 35
  • Post 2
  • Recensioni 137
  • Playlist 6
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Mosquito Coast

di 21thcentury schizoid man
8 stelle

Peter Weir al suo meglio: “Mosquito Coast” è un feroce atto d’accusa nei confronti della cosiddetta società dei consumi, ma soprattutto questo film è un viaggio sconvolgente nei meandri della pazzia a cui può arrivare l’essere umano. Quello che ci fa compiere Weir è un lungo e tortuoso viaggio impregnato di morte, sangue e dolore. Sembra quasi di assistere ad una lenta agonia, come cadere in un abisso dal quale, una volta entrati, sarà pressoché impossibile uscirne. Va detto però che una bella mano al regista australiano gliel’ha certamente data Paul Schrader, autore della sceneggiatura. Infatti, nel racconto di Paul Théroux da cui il film è tratto il regista di “Affliction” ha sicuramente trovato temi a lui molto congeniali, primo fra tutti quello dell’uomo tormentato e in conflitto perenne con il mondo intero. E non è un caso che Allie Fox, il protagonista della storia, oltre a ricordare Fitzcarraldo, somigli non poco anche a Travis Bickle, il protagonista di “Taxi Driver”, film di cui Schrader ha scritto l’eccellente copione, dal quale Martin Scorsese ha poi tratto il capolavoro che tutti conosciamo.
Allie sembra una sintesi dei due succitati personaggi: del primo possiede (quasi) la stessa megalomania; egli crede, infatti, di poter piegare la natura al proprio volere, esattamente come pensava di fare Fitzcarraldo, il cui sogno era quello di portare l’opera nel cuore della foresta amazzonica, mentre l’ambizione di Allie è quella di ricominciare una nuova vita nella giungla ripartendo da zero, come se fosse una specie di rinascita spirituale. Con il secondo, invece, l’eroe weiriano condivide il medesimo disgusto nei confronti della società che lo circonda: per Allie, infatti, gli Stati Uniti sono una nazione profondamente corrotta, marcia fino al midollo, destinata a scomparire definitivamente autodistruggendosi, perché i suoi abitanti consumano così velocemente ogni cosa da non riuscire nemmeno a trovare il tempo necessario per assaporarne il reale valore.
Una logica consumistica aberrante, quella del popolo americano, che Allie disprezza senza mezzi termini (una repulsione, la sua, ben evidenziata dalla frase “Compri merda, vendi merda, mangi merda” che egli rivolge a suo figlio mentre si trovano in un negozio), al punto che decide di abbandonare il Paese nel quale è nato e cresciuto. Gli Stati Uniti sono diventati una nazione in cui lui non si riconosce più, e perciò non vuole avere più niente a che fare con loro.
E così Allie, laureato ad Harvard, di professione inventore, profondamente frustrato dal fatto che le sue eccentriche invenzioni non vengano comprese quanto invece - secondo lui - meriterebbero, molla tutto quello che possiede (la rinuncia degli oggetti personali come simbolo di una tappa del processo di purificazione che egli intende intraprendere) per trasferirsi assieme a sua moglie e ai suoi quattro figli in Guatemala, più precisamente a Geronimo, un piccolo villaggio (da lui vinto giocando a carte) sperduto nel cuore della foresta della Costa delle Zanzare.
Qui l'uomo si dà da fare per ricostruire le case semidistrutte, dopodiché provvede a realizzare un enorme macchinario dedito alla produzione del ghiaccio, con il quale è certo di cambiare, in meglio, la vita degli indigeni.
L’entusiasmo causato dalla nuova esperienza di vita, però, lascia ben presto il posto alla follia, la quale mina la mente di Allie fino a renderlo completamente invasato, tanto che con il suo atteggiamento incontrollabile rischia di mettere in pericolo sia la sua vita che quella dei suoi familiari, i quali - non a torto - cominciano a dubitare seriamente della sua sanità mentale. Il suo prezioso ma fragile castello di carte è destinato a crollare per colpa di tre guerriglieri, che decidono di stabilirsi nel piccolo villaggio che lui ha costruito con tanto impegno. Da quel momento, per lui e per la sua famiglia inizierà una lenta ma inesorabile discesa all’inferno.
Weir e Schrader non hanno paura di niente, nemmeno degli eccessi, e si permettono il lusso di osare. Rischiano grosso, certo, ma il loro è un rischio calcolato e, considerando l’eccellente risultato finale, ben ripagato. “Mosquito Coast” è una pellicola allucinata che colpisce duro, senza fare sconti a niente e a nessuno. Weir ci offe un ritratto memorabile di un uomo, Allie Fox, che, al pari di Aguirre (altro eroe herzoghiano maledetto), pur di raggiungere il proprio scopo non esita a sfidare le spietate leggi della natura, anche a costo di rischiare di morire sotto i colpi di essa.
Allie è, allo stesso tempo, un visionario, un folle utopista, un romantico sognatore: è un uomo estremamente convinto delle proprie idee, e per difenderle è disposto, se necessario, ad uccidere chiunque tenti di ostacolarlo. E', insomma, un personaggio debordante la cui mania di grandezza è destinata, inevitabilmente, a ritorcerglisi contro, fino a condurlo alla sconfitta. In questa tragica e amara vicenda incentrata su un uomo talmente megalomane da essere convinto di poter sostituire Dio (significativa, a tal proposito, una frase pronunciata da Allie: “Dio ha lasciato il mondo incompleto e spetta all’uomo completarlo”), Weir supera se stesso e realizza un film potente e spietato.
Il regista australiano si immerge nel cuore della foresta con una furia sconvolgente e una lucidità impressionante, riuscendo in tal modo a coinvolgere totalmente lo spettatore facendolo partecipe della progressiva discesa agli inferi di cui si rende protagonista Allie Fox, interpretato da un bravissimo Harrison Ford, il quale, malgrado gli eccessi del suo personaggio, offre una prova (probabilmente la sua più bella di sempre) misurata e mai sopra le righe. Accanto a lui, brillano di luce propria le performance di Helen Mirren (la signora Fox) e River Phoenix (Charlie, il primogenito di Allie, che prima nutre una grande stima nei confronti del padre, ma poi lo rinnega quando si rende conto che seguendolo andrà incontro a morte sicura), il cui personaggio - mediante un uso intelligente della voce off - fa da narratore alla vicenda.
All'ottima riuscita della pellicola contribuiscono anche l'incisiva fotografia di John Scale e l'efficace colonna sonora di Maurice Jarre. All’epoca il pubblico non apprezzò, tanto che il film fu un clamoroso insuccesso: ma rivisto oggi, a più di vent’anni dalla sua realizzazione, “Mosquito Coast” è un’opera che conserva intatta sia la sua notevole forza espressiva che la sua autenticità drammatica. Alla fine, comunque, rimane un solo dubbio: Allie Fox è un esaltato da condannare oppure è un eroe incompreso? In ogni caso, assieme a “Picnic ad Hanging Rock”, “Mosquito Coast” è il miglior Weir che si possa immaginare.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati