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Submarine

Regia di Richard Ayoade vedi scheda film

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La recensione su Submarine

di mm40
6 stelle

Oliver ha 15 anni, è timido e goffo, ha un debole per Jordana, compagna di classe gelida e distaccata, e ha due genitori in crisi, a un passo dalla separazione.

 

Submarine è l’esordio cinematografico di Richard Ayoade, fino a quel momento (2010) noto principalmente come attore e regista televisivo e di videoclip musicali (Arctic monkeys, Kasabian); si tratta di un film delicato e poetico, come la tematica adolescenziale richiede, ma altrettanto realista e spigoloso, non privo di momenti drammatici affiancati da considerazioni ironiche sull’esistenza dal punto di vista di un quindicenne, tra proiezioni fantastiche, sogni, speranze e paure. Almeno due le suggestioni interessanti: la metafora del sottomarino come la depressione – un mondo parallelo, ovattato e, per quanto simile alla realtà, irreale – e il tema della scelta, ben sintetizzato dalla duplice domanda rivolta da Oliver ai genitori (più o meno: “se dovessi salvare uno solo tra l’altro genitore e me, chi sceglieresti?”) e didascalicamente rappresentato nella sequenza dell’ospedalizzazione della madre di Jordana. Una la pecca imperdonabile, invece: il personaggio di Zoe, apparentemente fondamentale all’inizio della storia, viene colpevolmente dimenticato nella seconda metà del film. Funziona molto bene il cast, specie per quanto riguarda il protagonista Craig Roberts, così come note positive vanno spese per Noah Taylor e Sally Hawkins, chiamati a interpretarne i genitori; già meno convincente è invece Yasmin Paige (Jordana), con quel ghigno perennemente stampato sul volto, mentre la caratterizzazione comica di Paddy Considine è assolutamente azzeccata; buona parte degli attori di Submarine torneranno per il successivo lungometraggio di Ayoade, Il sosia, del 2013. Buono il ritmo, anche grazie alla suddivisione in capitoli e al valido lavoro di montaggio, degna di menzione la fotografia di Erik Wilson; Ayoade firma anche la sceneggiatura, tratta da un romanzo di Joe Dunthorne. 6,5/10.

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