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Submarine

Regia di Richard Ayoade vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Submarine

di alan smithee
8 stelle

L’adolescenza e’ certamente il periodo dell’esistenza umana percorso dalle piu’ insidiose insicurezze, dai dubbi piu’ attanaglianti che la scoperta del mondo circostante - quello vero, quello non edulcorato dalle fantasie colorate, effimere e traditrici dell’infanzia - pone davanti a tutti coloro che non possiedono,  per natura o per carattere, l’esuberanza gaglioffa e superficiale tipica della giovane eta’.
Oliver Tate, quindicenne inglese dall’aria perennemente sovrappensiero, appartiene senza dubbio a questa pensierosa e fotogenicamente meno appariscente minoranza di adolescenti:  ragazzi che rifuggono le scelte di massa e che antepongono il pensiero all’azione, almeno come linea di principio.
“Sottomarino” e’ il suo sguardo apparentemente perso nel vuoto, smarrito o concentrato altrove mentre a scuola il docente di turno prosegue indisturbato la sua lezione senza vita e senza cuore e mentre il bulletto di turno lo importuna con le solite scemenze; “sottomarino” e’ il mondo ovattato in cui sembra vivere il ragazzo, chiuso come in una ampolla amniotica che lo protegge dall’irruenza che sembra proprio non appartenergli. Due sono i crucci che allontanano Oliver dal mondo spensierato e superficiale dei suoi coetanei:  far breccia nel cuore di una ragazzina coetanea che a poco a poco rivela una situazione di disagio piu’ problematica della sua; ed impedire che il matrimonio dei genitori - bizzarri ma simpatici e teneri disadattati senza eta’ ne’ rimedio - naufraghi  a causa dell’arrivo di un nuovo sciroccato vicino di casa, che tenta neanche troppo segretamente di catturare il cuore incerto e tentennante della madre, ormai sempre piu’ intimamente sofferente a causa dell’atonia senza scampo di un marito sull’orlo di una nevrosi apatica senza rimedio.
Di film e letture sui disagi adolescenziali ne sono piene cineteche e biblioteche. Submarine spicca su molta analoga produzione per l’eccellente qualita’ di una sceneggiatura brillante, a volte scoppiettante di cinismo ed ironia, spesso testimone di situazioni ed episodi sinceramente esilaranti. La regia efficace e premurosa di Richard Ayoade, mirabile nel riprendere la freschezza di uno sguardo e lo stupore di una prima indimenticabile esperienza  giovanile, e’ la scintilla che ci vuole per rendere prezioso questo filmino delizioso, ignorato come da copione da ogni tipo di fruizione nazionale in qualsivoglia formato o supporto.
Craig Roberts – esordiente da urlo per quanto posso saperne - e’ un Oliver straordinariamente perso nei fondali melmosi e rassicuranti in cui ama immergersi, siano essi abissi disadorni di piscina, acque fredde marine poco rassicuranti, o semplici concavita’ di vasche da bagno. Yasmin Paige e’ la sua giovane compagna, grassettina e bella nel suo sguardo incantevole sempre a meta’ strada tra la sfida e la tenerezza. Un trio di eccellenze attoriali come Sally Hawkings, Paddy Considine e Noah Taylor in testa, rende prezioso un prodotto che non si limita ad apparire accattivante.
Colonna sonora monoautoriale e strepitosa a cura di Alex Turner (degli Artic Monkeys mi dicono i piu' informati) che ci stupisce con una ballata coinvolgente, gradevole ed accattivante almeno come il film, che e' circolato al Sundance, a Toronto, a Berlino mietendo successi e consensi pressoche' unanimi.


 

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