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Le Idi di Marzo

Regia di George Clooney vedi scheda film

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La recensione su Le Idi di Marzo

di OGM
8 stelle

L’occasione fa l’uomo traditore, complice l’irresistibile attrazione del potere. La congiura contro Giulio Cesare è lo storico archetipo di una pratica che fa da sempre parte delle dinamiche della politica. E che, nel 2008, Beau Willimon ha riproposto nel dramma teatrale Farragut North: un titolo che riporta il nome di una stazione della metropolitana di Washington D.C., la più vicina al quartiere generale delle lobby governative. La fonte ispiratrice è la sua esperienza personale come membro dello staff di un candidato alle primarie presidenziali per il Partito Democratico. Che, nel film, è Mike Morris, il governatore della Pennsylvania interpretato da George Clooney. Il trentenne Stephen Meyers (Ryan Goslin) è il responsabile della sezione giovanile del suo comitato elettorale. Ed è il protagonista di una storia in cui è impossibile tenere separati la strategia elettorale e il complotto, mentre l’esito della battaglia di Morris contro l’avversario Ted Pullman sembra giocarsi essenzialmente sul fronte interno,  nei rapporti gerarchici, professionali e sentimentali che intercorrono tra le persone impegnate nella sua campagna elettorale. A far evolvere la situazione sono le crepe che, sotto la spinta della gelosia e del sospetto, si formano in una struttura  organizzativa la quale, per conquistare la vittoria, dovrebbe invece essere solida e coesa. Quelle umanissime incrinature modificano gli equilibri, ridisegnano le zone d’influenza, e costringono il sistema a riassestarsi su nuovi presupposti. La barca non affonda nel fango, fintanto che la palude resta in stato di ebollizione. Mantenersi a galla significa non permettere che il marcio cessi di fermentare, trasformando ogni scandalo in un motivo per reinventare la propria immagine e, magari, rivedere i propri principi, riadattandoli alle mutate condizioni. È un meccanismo primordiale quello che rimescola le carte all’interno del gruppo; è una legge del più forte adulterata, in cui le armi non sono quelle della potenza fisica, né dell’ingegno, bensì quelle della presenza di spirito e dell’assenza di scrupoli. Il tessuto finale nasce da un garbuglio di fili astutamente intrecciati, accortamente avvolti intorno ai nodi del ricatto. La trama è complessa, eppure priva di ambiguità: non c’è infatti alcun bisogno di ricorrere alla falsità, in un contesto in cui è sempre perfettamente ovvio da quale parte ognuno stia: quella che, di volta in volta, è la più conveniente, magari perché porge il coltello dalla parte del manico. L’idealismo è del tutto fuori posto, e la morale è come un sasso in un ingranaggio che tritura i sentimenti per farne cipria con cui imbellettarsi la faccia. La lealtà è perdente, e l’amore una scelta autodistruttiva; credere in qualsiasi cosa comporta la condanna a uscire definitivamente dal gioco.  Questo film racconta, con abbagliante chiarezza, come tutto ciò avvenga, seguendo la naturale concatenazione di causa ed effetto, di azione e reazione. Non sono ammessi melodrammi né alchimie in un mondo che risponde unicamente alla legge universale della necessità, imboccando sistematicamente la via del minor svantaggio. L’anima di questo processo è una sorta di economia delle alleanze, che amministra, oltre alle cosiddette amicizie,  anche le illusioni da diffondere per guadagnare consensi. La verità è la fondamentale moneta di scambio, in pubblico come in privato: con quella si può fare carriera, perché è quella che, più di ogni altra cosa, riesce a piegare gli animi, dando vita alle promesse o fornendo la sostanza alle minacce. Speranza e paura sono gli unici motivi che spingono l’essere umano ad agire: chi si lascia orientare da questi impulsi si salva, in senso darwiniano. Agli altri non rimane che rassegnarsi o disperarsi: Paul e Molly, l’inguaribile sognatore  e la ragazza ingenua, sono le uniche eccezioni,  in un quadro in cui  tutto il resto si muove in automatico, senza starci troppo a pensare su, perché il bilancio tra il pro e il contro si fa in una manciata di secondi. The Ides of March ci parla di questo, degli aspetti della vita che sono retti dalle logiche di guerra. Sono quasi sempre loro a determinare il successo o il fallimento delle imprese terrene: quelle che noi spesso, dall’esterno, ci affrettiamo a sostenere o a contrastare, senza magari renderci conto di quanto ci siamo lasciati manovrare. Ed è forse proprio questo a distinguere i lupi dagli agnelli: i secondi non sono consapevoli delle manipolazioni di cui sono vittime, mentre i primi sanno come usarle per uscire, nonostante tutto, ancora vincitori.

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